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«Vergine giurata», l’esordio italiano che sorprende

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«Vergine giurata», l’esordio italiano che sorprende

Dagli applausi di Berlino alle nostre sale: in uscita questo weekend, «Vergine giurata» di Laura Bispuri, opera prima molto apprezzata nel corso dell'ultima kermesse tedesca.
Tra le novità anche «Una nuova amica» di François Ozon e «Chi è senza colpa» di Michael R. Roskam.

Diretto dall'esordiente Laura Bispuri, «Vergine giurata» vede protagonista Alba Rohrwacher nei panni di Hana, ragazza albanese cresciuta in una comunità montana rigidamente ancorata a codici morali vetusti, dove le donne sono ridotte a semplici schiave dei loro uomini. Per sfuggire a un destino già segnato, Hana sceglierà di prendere un nome e un'identità maschile, sacrificando così la sua femminilità in favore della libertà.
Tratta dall'omonimo romanzo di Elvira Dones, è un'opera prima ricca di coraggio, valorizzata da un personaggio principale scritto con cura e interpretato da un'intensa Alba Rohrwacher.

È una riflessione interessante sulla sessualità e sul desiderio di evitare ogni forma di repressione: Hana, un giorno, stanca della sua condizione, si trasferirà a Milano (città in cui vive sua sorella) con la speranza di cambiare (nuovamente) vita.
Laura Bispuri dimostra buona padronanza del mezzo e riesce ad alternare efficacemente le due temporalità del racconto, il passato in Albania e il presente in Italia.
Notevole anche la colonna sonora, mentre si segnala negativamente qualche passaggio forzato e poco credibile (nel rapporto tra la protagonista e il bagnino di una piscina, in primis) e un deciso calo con l'approssimarsi della conclusione. In ogni caso, un esordio italiano da vedere.

Pregi e difetti anche in «Chi è senza colpa» di Michael R. Roskam con Tom Hardy.
L'attore interpreta un ex criminale di Brooklyn che gestisce un bar insieme al cugino Marv. Le sue speranze di condurre una vita normale, con la sua ragazza e con il suo cane, si infrangono quando viene coinvolto in una rapina finita male.
Si tratta della prima sceneggiatura per il cinema scritta da Dennis Lehane, grande romanziere dalle cui opere sono state tratte pellicole come «Mystic River» di Clint Eastwood e «Shutter Island» di Martin Scorsese.

Lo scrittore prende spunto da un suo racconto breve, ma il copione è troppo convenzionale e regala ben pochi colpi di scena: alla fine è la classica storia di un passato che non si può cancellare, di un sogno americano impossibile da realizzare e di un destino dal quale non si può fuggire.
Buona, però, la confezione formale: il regista sa il fatto suo e gli attori sono perfettamente in parte. Accanto a Hardy, una menzione per James Gandolfini (scomparso nel giugno del 2013), alla sua ultima prova per il grande schermo.
Da segnalare anche la nuova pellicola di François Ozon, «Una nuova amica».
Al centro la storia di una giovane donna che cade in depressione dopo la morte della migliore amica. Un'incredibile scoperta, però, le ridona la gioia di vivere.
Liberamente ispirato a una novella di Ruth Rendell, è un film in cui Ozon mette troppa carne al fuoco (segreti, doppie identità, pulsioni nascoste) e mescola diversi registri narrativi, dal giallo al melodramma.
Inizialmente suggestivo, «Una nuova amica» si perde col passare dei minuti risultando un semplice divertissement, un po' confuso e senza troppe pretese.
Ozon è un bravo regista, ma ha fatto molto di meglio: basti pensare a «Sotto la sabbia» o a «Il tempo che resta».

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