Domenica

Apologia del corpo umano in dieci mostre

  • Abbonati
  • Accedi
EUROPA

Apologia del corpo umano in dieci mostre

01 - L'evento è il mio corpo
Un inno alla performance art. Al corpo come manifestazione. Anzi, come “la” manifestazione. Mein Körper ist das Ereignis è una messa in scena che si basa su filmati e foto dell'Azionismo viennese degli anni Sessanta e rimandi alle coeve prestazioni sulla scena internazionale. A Vienna, naturalmente, presso il Mumok (il museo dell'Arte Moderna).

Come noto, le performance creano seri problemi. Perché? Perché le opere d'arte fatte dal vivo sono eventi effimeri. Ma oggi (e pure ieri) tutto si può registrare e la possibilità tecnica è anch'essa parte dell'opera d'arte. I nastri firmati e numerati hanno valore di mercato come le tele o le statue di marmo. Dopotutto sempre di supporti si tratta. Ecco che quello filmico diviene il set privilegiato per progettare un'arte violenta che, in un dato tempo, è avvenuta sul nostro pianeta. Tali registrazioni mostrano che quelle azioni hanno effettivamente avuto luogo e avvengono tutt'oggi. Basta solo riavvolgere il nastro. E poi, riavvolgerlo all'infinito. Fino a diventare Loop: parolina magica della società della ripetizione. Ma l'Azionismo non è solo video o foto. C'è dell'altro. Insomma, una mostra che si palesa quale esperienza totale.
Mein Körper ist das EreignisMUMOK - Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig, Vienna (Austria)Dal 6 marzo al 23 agosto 2015
www.mumok.at

02 - Linguaggio (africano) del corpo
Sessualità e corpo nel lavoro di sei artiste africane. Sei femministe del continente nero stanno parlando dei corpi delle donne: a Bruxelles, presso il WIELS (il locale Museo d'Arte contemporanea) c'è la mostra Body Talk: féminisme, sexualité et corps dans l'œuvre de six artistes africaines. Una collettiva che mette in evidenza il lavoro di una generazione sconosciuta di performer afro, quella che si è formata alla fine degli anni '90, per mostrare come il loro corpo si sia, successivamente o simultaneamente, trasformato in strumento di dichiarazione politica e campo investigativo al tempo stesso. Da modello a sostegno; da soggetto a oggetto.
L'esistenza di un femminismo nero a tutti gli effetti e l'estensione delle pratiche artistiche da esso promanate in reti internazionali hanno modellato la formazione di una coscienza artistica (sia nel continente che dalla diaspora) dove il corpo è centrale e continua una tradizione di attivismo e di libera espressione vecchia come il cucco. Si pensi che nel 1929 un gruppo di donne Igbo (siamo nel sud-est della Nigeria) ha iniziato a protestare contro le politiche fiscali dell'amministrazione coloniale britannica. Come armi, hanno usato i loro corpi ignudi. Questo evento, per molti, ha segnato l'inizio del moderno movimento delle donne nigeriane, per le quali il corpo nudo diviene presto simbolo e potentissimo strumento di protesta. Le Femen, come si vede, non hanno inventato niente.
Body Talk : féminisme, sexualité et corps dans l'œuvre de six artistes africaines
WIELS - Centre d'Art Contemporain, Bruxelles (Belgio)
Dal 14 febbraio al 3 maggio 2015
www.wiels.org

03 -Dal blocco al corpo
La mostra Fra blok til krop – Fransk og Dansk skulptur 19. og 20. Århundrede (che detta così suona forse un poco ostica), nella civilissima Copenaghen - presso la Pinacoteca fondata dai birrai Carlsberg - è una rievocazione senza precedenti della statuaria neoclassica danese e di quella, contemporanea, francese. Le grandi storie, la sottigliezza, il radicalismo e il pathos: la scultura del XIX secolo è una delle massime celebrazioni della storia umana in cui l'amore, la morte, l'ansia e l'euforia sono rese vive nella materia. Allo stesso tempo, la storia della capacità che l'arte possiede di trasformare materiali robusti come il marmo grezzo fino a farlo diventare soffice piuma finisce per dar vita a figure slanciate la cui vivacità mozzafiato rasenta il sovrumano. La mostra comincia dall'inizio, vale a dire da una tonnellata di marmo non trattato; un blocco la cui rozzezza dà il là al processo artistico che dal blocco ci porterà al corpo fino a sfiorare l'interruttore della perfezione impeccabile. Che per questi artisti qui diviene quasi un'abitudine. Questa esperienza esiste come filo tematico di tutta l'algidissima quanto rovente esposizione.
Fra blok til krop – Fransk og Dansk skulptur 19. og 20. Århundrede
Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen (Danimarca)
Dal 21 marzo al 21 giugno 2015
www.glyptoteket.dk

04 - Koons
La banalità di Koons è tutta nella sua storia personale. Come poteva continuare a produrre uno che è diventato famoso sposando Cicciolina alias Ilona Staller – dandole pure un figlio - se non nel perpetuarsi con l'esercizio del banale? Eppure è l'artista vivente più quotato dell'universo conosciuto e questa mostra di Parigi che sta per chiudere – dunque affrettatevi – ha polverizzato ogni record di visitatori. S'intitola - banalmente - Jeff Koons (al Centre Georges Pompidou, fino al 27 aprile) e solo nei primi quindici giorni di apertura aveva venduto ben oltre 100.000 bigllietti! Eppure, per l'occasione, il Financial Times aveva definito l'artista come «Gonfiato a dismisura». In ogni caso la kermesse è frizzante, chiara, assurda, spettacolare, acuta, paralizzante, ripugnante. Essa comprende dipinti di Popeye, sculture porno in vetro viola, un legno policromo “barboncino” e una porcellana “Pietà” con un Michael Jackson in oro dal sorriso disperato. In mostra c'è il massimo spettacolo del XXI Secolo: ovvero la costante attrazione/repulsione tra lusso e degrado.
Secondo il Pompidou, Koons è “l'artiste le plus radicale de son époque”. Di sicuro è l'artista archetipo del mondo d'oggi. In ogni caso, da vedere.
Jeff Koons
Centre Georges Pompidou, Parigi (Francia)
Dal 26 novembre 2014 al 27 aprile 2015
www.centrepompidou.fr

05 - Gaultier
Il Grand Palais di Parigi celebra il leggendario sarto francese Jean Paul Gaultier, questa primavera, con un ricco show nel segno dell'Haute couture iconologico e ultra-trash. Gaultier che, partendo dalla strada, giunge a sconvolgere i codici della moda tradizionale - mise l'uomo in gonna (e non si trattava di uno scozzese) - elevando la corsetteria a pregiata impalcatura totemica di ogni apparire.
Abiti, profumi, mobilia e oggetti, programmi TV, costumi cinematografici, danza, concerti e anche 45 giri. Jean Paul Gaultier ha fatto di tutto. Ha persino disegnato una scatola di tè per Kusmi Tea. Gaultier è stato uno dei primi a mescolare i generi, a partire dalla collaborazione con Madonna. Nessun fashion designer prima di allora s'era fissato così con le popstar. Un precursore che sfida la società. Con la sua moda, Jean Paul Gaultier cancella i confini e fa valere il diritto a essere diversi. Immortalato dalla Polaroid di Andy Warhol nei primi anni '80, egli diventa un'icona della cultura pop. Ha fatto del suo nome un marchio di fama planetaria e i francesi lo considerano una sorta di “tesoro nazionale”. Come dargli torto?
Jean-Paul Gaultier Grand Palais, Parigi (Francia)
Dal 1 aprile al 3 agosto 2015

www.grandpalais.fr

06 - Avanguardia femminista anni Settanta
Con più di 30 artiste internazionali, la mostra Feministische Avantgarde der 1970er Jahre ad Amburgo, in Germania, mette in evidenza i primi giorni del movimento artistico femminista. L'evento documenta come gli artisti di sesso femminile, a partire dalla fine degli anni '60, iniziarono collettivamente col rimodellare “l'immagine della donna” - un qualcosa che non era mai accaduto prima nella storia.
Durante questo periodo, un numero crescente di donne che erano nate durante - o subito dopo - la seconda guerra mondiale ha avuto la possibilità di studiare in una scuola d'arte o accademia, e ciò ha consentito alle donne, per la prima volta, di emanciparsi dal ruolo tradizionale di musa o modella d'artista. Numerose donne artiste si sono rivolte ai nuovi media come la fotografia, i film o video, a causa del fatto che questi mezzi non erano carichi del solito bagaglio storico-artistico vetero-maschilista; altre mettono in scena performance o arte basata sull'azione come mezzo principe di espressione. Le artiste hanno spesso sfruttato il proprio corpo come materiale d'arte, per cui in alcuni casi - vedi Gina Pane - si sono spinte ai limiti della resistenza fisica. Utilizzando l'umorismo, l'ironia, la finezza e la provocazione, le artiste dell'avant-garde femminista hanno decostruito la tradizionale iconografia, cambiando per sempre la storia dell'arte. Spesso hanno fatto una brutta fine, come Ana Mendieta, indimenticabile performer cubanoamericana, precipitata dal trentatreesimo piano di un grattacielo newyorkese.
Feministische Avantgarde der 1970er Jahre Hamburger Kunsthalle - Galerie der Gegenwart, Amburgo (Germania)
Dal 13 marzo al 31 maggio 2015
www.hamburger-kunsthalle.de

07 - Futuro senza futuro
Il Punk come movimento è riportato in auge in questi giorni dal CA2M di Madrid. E non di certo per ricordarne il grande successo storico e socio-culturale, quanto per cercare di capire cosa rimane di quell'esperienza nell'arte contemporanea più attuale. Ossia: cos'ha lasciato al futuro - cioè all'oggi - quel movimento che ebbe come suo massimo slogan “No future”?
Allo stato attuale risulta impossibile affrontare il punk come fenomeno storico unitario in quanto si tratta di un'ondata super-eterogenea che ha portato alla ribalta sensibilità molto differenti, tra band, designer, artisti e varia flora e fauna di groupies, supporter e personaggi fatali quasi sempre inclassificabili. La sua culla sarebbe la Londra della controcultura di fine '70 con propaggini interessanti nel resto d'Europa (in Spagna, ad esempio, vi sono tracce di un proto-Movimento), in alcune città dell'America Latina e negli Stati Uniti, soprattutto a New York e in California.
Un anti-programma vagamente comune, però, prevedeva il rifiuto delle istituzioni politiche e sociali vigenti, la predilezione per il paesaggio urbano degradato, il radicamento nel corpo e la sessualità come ultimo luogo dove poter fare veramente quello che si vuole. Su tutto, una sorta di estetica della fusione, il fai da te, il collage e l'appropriazione indebita come risposte alle forme alte di cultura; il meticciato come fertile luogo d'incontro e la scena underground come palestra per principianti. Cose che esistono e proliferano ancora oggi, lasciando il loro segno distintivo ben chiaro. Il zeitgeist del punk, però, era labile e fragile, trasudava una radicale anti-etica e presto, molto presto, anch'esso sarebbe scivolato nell'estetica commerciale per venirne, infine fagocitato.
Punk
CA2M Centro de arte Dos de Mayo, Madrid (Spagna)
Dal 25 marzo al 4 ottobre 2015
www.ca2m.org

08 - Yan Pei-Ming
Il Centro de Art Contemporáneo di Málaga presenta la prima mostra personale di Yan Pei-Ming in un museo spagnolo. Si tratta di 27 dipinti dell'artista francese ma cinese di nascita. La maggior parte delle opere sono di grande formato e sono state prodotte tra l'inizio di questo secolo e i giorni nostri. Yan Pei-Ming è rinomato per il suo uso di una tavolozza limitata di colori e suoi ritratti di noti politici, religiosi ed economisti. Ogni tanto egli dipinge pure persone anonime che per un motivo o per un altro sono vittime di conflitti. Morte e dettagli autobiografici sono la cifra espressiva ricorrente del suo lavoro. Yan Pei-Ming (1960) si definisce un artista “con le radici, ma soprattutto con le ali”: nei suoi ritratti eseguiti con impetuosa e ossessiva veemenza egli mostra le più scomode, tra le verità universali più attuali.
I suoi colpi violenti sulla tela sembrano essere la scusa perfetta per rinnegare tutto ciò che egli odia, tutto quello che vorrebbe abbandonare e sradicare, quello che vuole cancellare. Egli ha assimilato le lezioni della pittura tradizionale, ma le ha subito abiurate per giungere a dipingere in un modo completamente nuovo. Corpi e volti che spesso paiono senza vita. Sereni, quasi, nell'acettazione dell'inevitabile. Tipici di una certa espressività tutta orientale.
Yan Pei-Ming Cac - Centro de Art Contemporáneo, Malaga (Spagna)
Dal 20 marzo al 14 giugno 2015

www.cacmalaga.org

09 - Il Neo-umano
The New Human è un progetto espositivo video-based che esplora artisticamente i sentimenti della frustrazione, della paura, dello smarrimento e della confusione circa la nostra condizione umana attuale, cercando inoltre di immaginare scenari possibili per il futuro. Il progetto sarà esposto al Moderna Museet di Malmö, in Svezia, in tre parti distinte tra il 2015 e la fine del 2016.
You and I in Global Wonderland è la prima parte e s'è appena inaugurata. La mostra presenta undici artisti acclamati a livello internazionale che condividono le proprie esperienze e visioni in merito ai giganteschi sconvolgimenti dovuti agli enormi flussi di migrazione umana, alle guerre, al cambiamento climatico e alle nuove sfide dell'economia globale. Il pubblico è portato a fare i conti con il proprio estremismo politico e religioso, e gli viene ricordato di come il nostro passato coloniale continui a influenzare il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro, ancora oggi. Si offrono risposte. Rari itinerari di vibrante umanità e lucidi esempi di come il disorientamento possa produrre mutazione. Personaggi umani che sono mutati con le nuove tecnologie della comunicazione, fino a diventare qualcosa di diverso. Qualcosa che in superficie sembra umano, ma è fondamentalmente non umano. O, forse, semplicemente Neo-umano.
The New Human: You and I in Global Wonderland Moderna Museet, Malmö (Svezia)Dal 14 marzo al 18 ottobre 2015
www.modernamuseet.se

10 - Yörük Ummuhan
Un giovane artista s'interroga sull'atteggiamento della gente verso le conseguenze della violenza. Ogni giorno centinaia di persono muoiono di morte violenta, in Medio Oriente. I media documentano il tutto con immagini sempre più realistiche. Queste scene tragiche, però, raramente diventano un problema nella vita quotidiana di persone che non le hanno sperimentate su loro stesse.
Quello che succede durante la visione di quelle scene “splatter” durante il telegiornale della sera è che la maggior parte delle gente continua a fare i cavoli propri, mentre qualcuno sta morendo, in diretta e sotto i propri occhi. Ma ecco che, quando tale indifferenza diventa oggetto d'arte, può essere sorprendente e scioccante. Merito del turco Yörük Ummuhan (1979) che la galleria Pi Artworks di Istanbul, omaggia con una retrospettiva che rompe con le percezioni dominanti e offre figure umane fatte di zerbini e stoffe sintetiche, sangue, sudore, lacrime, muco e saliva come collanti e coloranti. Manufatti inquietanti. Adagiati sotto i nostri piedi. Sulle nostre coscienze.
Ümmühan Yörük Pi Artworks Galatasaray, Istanbul (Turchia)
Dal 25 febbraio al 11 aprile 2015

www.piartworks.com

© Riproduzione riservata