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Sono giovani e attuali i protagonisti dello «Zio Vanja» di Sepe

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Teatro

Sono giovani e attuali i protagonisti dello «Zio Vanja» di Sepe

Sembra un luogo di veglia quello che vediamo ad apertura di sipario dello “Zio Vanja” del regista Pierpaolo Sepe. Una penombra che cela sagome addormentate. Appoggiate sopra degli stilizzati tavoli rossi, destati dalla noia si svegliano al suono di una musichetta e ingaggiano un'allegra danza giocando al trenino. Poi, scoperti nel loro fanciullesco svago, smettono e si ritirano. L'illuminarsi della scena svela la nudità del palcoscenico sovrastato da pannelli di plexiglass sospesi, i quali, nel corso della rappresentazione, si abbasseranno delimitando il vasto spazio con i personaggi, nel secondo atto, sempre presenti seduti dietro di essi, in attesa di entrare nel vivo delle azioni. Azioni che in Cechov, sappiamo, sono quasi inesistenti in quanto, salvo un clamoroso colpo di scena, non offre sviluppi al dibattersi languoroso di un gruppo di inguaribili bislacchi colti in una quotidianità ripetitiva. Sono individui sconfitti quelli di “Zio Vanja” , commedia della paralisi del vivere, che ci parla di bilanci fallimentari, di dedizione e sacrifici resi vani da speranze malriposte, di illusioni frustrate. Tra afa, aria di temporale, scrosci di pioggia, tutti i personaggi non fanno che parlare e recriminare: hanno fallito il loro progetto di vita e non hanno più l'età per cambiare.

Tuttavia la loro apatia è increspata da un flusso sotterraneo di tensioni, amori non ricambiati, rivalse. Tutto avviene nella tenuta di campagna del professor Serebrjakov, considerato un genio e da tutti riverito, tornato ad abitarla per un periodo con la sua seconda giovane moglie Elena, bella quanto egoista e accidiosa. Il loro arrivo scombussola gli equilibri, suscitando nervosismi e gelosie a catena. Nella casa insieme a Vanja abitano la nipote Sonja e la balia, e spesso è loro ospite il dottor Astrov, ecologista ante litteram, infatuato della bella Elena, e amato senza speranza dalla fragile Sonja. Vanja ha amministrato per anni quella proprietà a beneficio dell'ingrato cognato che ora è disposto a venderla per investire in titoli.

Nel momento in cui manifesterà queste intenzioni Vanja, sentendosi tradito, esplode contro di lui due colpi di pistola che vanno a vuoto. Solo dopo la brusca partenza della coppia che se ne torna in città, per Vanja e per Sonja la vita può riprendere il suo placido corso, narcotizzata dal letargo delle passioni. Reso più asciutto dalla traduzione di Luigi Lunari e con un intervento drammaturgico di Armando Pirozzi, l'allestimento di Sepe punta a una vitalità attuale dei personaggi non appesantita dagli anni, da restituire in una dimensione di leggerezza e di verità nel modo di stare in scena degli attori, nella gestualità e nel loro relazionarsi quotidiano, concentrando maggiore attenzione sulle parole che essi dicono, così da renderle vive oggi.

Ma il contrasto fra gli interpreti con un'età non corrispondente a quella dei personaggi dall'irreparabile tramonto della illusioni, crea un cortocircuito di credibilità. Di un tempo vicino al nostro sono i costumi e alcuni oggetti: al posto della chitarra per le melodie di Teleghin, l'ex proprietario ridotto in miseria, c'è un vecchio giradischi; invece dei fogli di carta Sonja utilizza un notebook; e la voce proveniente da un walkie-talkie sostituisce la presenza di Vojnìzkaja, madre della prima moglie del professore. Bandita la noia di un'ambientazione, la campagna, che tutto assopisce fuorchè i sensi dei personaggi, Sepe accentua la frustrazione di chi sognava per sé un futuro brillante accordando toni irruenti e nervosi allo zio Vania di Giacinto Palamarini, e toni naturalistici agli altri componenti di quel consorzio umano: Andrea Renzi, Paolo Serra, Gaia Aprea, Fulvia Carotenuto, Federica Sandrini e Diego Sepe.

“Zio Vanja” di Anton Čechov, regia Pierpaolo Sepe
Consulenza alla drammaturgia Armando Pirozzi, scene Carmine Guarino, costumi Gianluca Falaschi, luci Cesare Accetta.
Produzione Teatro Stabile di Napoli. Al Teatro Mercadante, repliche dall'8 al 19 aprile

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