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La medicina di Capitan Zantax

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La medicina di Capitan Zantax

Dall'altra parte del reparto: non è facile, dopo 30 anni trascorsi a rianimare moribondi e salvare vite, trovarsi steso in una barella in attesa che un tuo collega ti rimuova un tumore che sta rosicchiando il tuo cervello.
Non è facile soprattutto se non hai nemmeno 60 anni, hai due figli ancora piccoli, una moglie di cui sei innamorato come il primo giorno e un reparto da mandare avanti.
Giorgio Gambale, direttore dell'Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione e del dipartimento di Emergenza dell'Ospedale Bufalini di Cesena, è l'involontario protagonista di questa storia: è lui che dallo scorso dicembre si trova a dover lottare contro quello che qualcuno ha definito “il Real Madrid dei tumori”, ed è anche per questo che ha deciso di raccontarsi in un libro, “La medicina secondo Capitan Zantax. Una nuova filosofia nella gestione dei team nel sistema sanitario” (Engage Editore, Bologna).

Lungo le 88 pagine del libro, Gambale, ripercorre la sua vita di uomo, ma soprattutto di medico appassionato che non si ferma neanche davanti agli ostacoli contro i quali spesso cozzano i suoi colleghi: burocrazia e scarse risorse del Sistema Sanitario Nazionale.
Dai giorni in cui, neolaureato, fece fagotto e andò a lavorare in Iraq a quelli in cui fu il primo medico a salire su un eliambulanza, fino ai recenti anni trascorsi a mettere assieme team affiatati e capaci di ottimizzare le prassi di chirurgia e rianimazione puntando sui giovani e restando dietro le quinte per lasciare a loro le luci della ribalta.

“Uno dei problemi, forse il maggiore, del nostro sistema è che non investe, non crede e non aiuta le nuove generazioni di medici - spiega Gambale -. Il punto è che i giovani hanno naturalmente quelle risorse fisiche e intellettive che possono fare di loro eccellenti professionisti se solo sostenuti e guidati da qualcuno che ha interesse a fare emergere il loro potenziale. Nei miei anni di direzione, a Forlì prima e Cesena poi, mi sono preoccupato di dare ai meno anziani dei miei collaboratori il maggior spazio possibile: li ho stimolati a partecipare a convegni dai quali sarebbero stati esclusi, rinunciando io stesso a prendervi parte per fare spazio a loro, li ho aiutati a scoprire i loro talenti e a non risparmiarsi mai”.

I risultati dell'impegno di questo medico sono stati riconoscimenti internazionali attribuiti ai suoi team e una rivoluzione organizzativa dei reparti in cui ha operato capace di portarli ai vertici delle eccellenze nazionali.
Ora, che l'ospedale lo vive dalla parte del paziente, Giorgio Gambale riflette che tanto c'è ancora da fare. E vorrebbe essere lui stesso a farlo. Intanto, affinché la sua filosofia, quella che gli ha permesso di migliorare i sistemi di lavoro dei suoi reparti, non vada perduta, ha scritto il suo primo libro che non è un testamento, perché lui lo sa non esiste diagnosi che non possa essere ribaltata. E del resto anche il Real Madrid ha perso parecchie partite.
La medicina secondo Capitan Zantax
Engage Editore, Bologna
88 pag. 20 Euro

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