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Jurassic Park!

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Yolo

Jurassic Park!

Matthew Broderick aveva 21 anni quando è uscito WarGames. Oggi ne ha 53, è attore di successo (principalmente a Broadway) e padre di famiglia (sapete quale). WarGames (1) è tra i fondamenti del cinema nerd anni 80. Racconta di un ragazzetto che, provando un videogioco al pc (che diavoleria moderna!), finisce per hackerare un sistema della difesa statunitense e scatenare una guerra nucleare. Ma la storia la conoscete. Senza quel film non sarebbe esistito gran parte del cinema d'intrattenimento degli anni successivi. E di oggi.

L'11 giugno esce Jurassic World (2), reboot-cum-sequel (così è definito dai blogger d'America) del capolavoro del 1993 di Steven Spielberg, che qui produce. Per la generazione cresciuta con Piedino di Alla ricerca della Valle Incantata e pomeriggi al Museo di Storia Naturale davanti a finti triceratopi, una specie di trauma rivissuto collettivamente. Il protagonista di Jurassic World è Chris Pratt, faccia rassicurante da eterno bravo ragazzo e fisico da ex bimbo grasso: un Matthew Broderick. Era già a capo dell'armata Brancaleone spaziale del film che ha rilanciato il nuovo immaginario post-nerd: I guardiani della galassia (3) (James Gunn, 2014). C'erano in ballo una serie di guerre stellari, i Blue Swede e Elvin Bishop ascoltati con le cuffiette del walkman, tono generale a metà tra Explorers e I predatori dell'arcaperduta.

Il 29 luglio, data in cui in Italia la gente pensa principalmente a spalmarsi la crema solare in spiaggia, esce Pixels (4) di Chris Columbus, sommo regista, tra gli altri, dei Goonies. La trama: i soliti alieni fraintendono i videogiochi vintage anni 80 (soprattutto Pac-Man) e li prendono per una dichiarazione di guerra da parte del pianeta Terra. L'ex campione di videogiochi anni 80 Adam Sandler, altro fat boy per sempre, è chiamato a salvare l'umanità da Pac-Man marziani e giganti mandati a divorarla. È più che un semplice aggiornamento di WarGames, nel caso non fosse chiaro, ma con l'aggiunta del twist comico che ha contribuito a fare dei Guardiani della galassia il successo che è stato (774 milioni di dollari di incasso in tutto il mondo).

Quest'anno ci aveva già provato Neill Blom-kamp col suo Humandroid (5) (stupidissimo titolo italiano di Chappie) a ricreare quel ponte magico tra nostalgia e cazzoneria, ma senza grande gloria. Chappie era un robottino alla Corto circuito, avrebbe dovuto far sorridere e intenerire, soprattutto quando gli si metteva contro il cattivo Hugh Jackman con taglio mullet. Ma l'operazione – troppo sofisticata per il grande pubblico e al contempo priva del tocco d'autore dell'esordio di Blomkamp, lo sci-fi al tempo dell'Apartheid District 9 – si è rivelata un flop. Non tutte le girelle, per parlare la lingua delle maddalene d'infanzia, escono col buco.

È cosa nota che il regista più post-nerd che c'è in giro si chiami J.J. Abrams. Il suo manifesto è un film uscito nel 2011: Super 8 (6). Produceva sempre Spielberg, era un po' Stand by Me e un po' Incontri ravvicinati del terzo tipo, raccontava di un gruppo di ragazzini sfigati molto autobiograficamente dedito a filmini domestici, con cui tutti i registi nerd e post-nerd hanno cominciato. E agli alieni, che immancabilmente facevano la loro visita in paesini sperduti del Midwest con tre case e la ferrovia. Abrams sta lavorando alla post-produzione del titolo più atteso dell'anno: Star Wars: Episodio VII - Il risveglio della Forza (7), nelle sale a Natale. È il traguardo ultimo di ogni ambizione nerd possibile, l'El Dorado della generazione di autori e spettatori venuta su a colpi di joystick ed extraterrestri made in Carlo Rambaldi. Ormai si presume che il J.J. prima del cognome del regista stia per Jar Jar, come da comprimario della saga di George Lucas.

La differenza, da film a film, sta nell'istituzione dell'Evento (lettera maiuscola). In questo senso, Jurassic World potrebbe segnare una tappa decisiva. In un panorama in cui i blockbuster sono ormai diventati puntate di un infinito serial (vedi alla voce: supereroi), i dinosauri rimasterizzati di Spielberg riportano a una mitologia del tutto autosufficiente, e nata direttamente al cinema. Ci sono stati tre film prima di questo, ma ci si ricorda solo del capitolo numero 1. E, non a caso, è proprio quello ad essere copiato, per l'uso e consumo della nuova generazione di spettatori nerd. «Il mondo ha subìto cambiamenti così radicali che corriamo per tenerci al passo», diceva Alan Grant (Sam Neill) nel Jurassic Park (8) originale. Che poi i passi portino sempre indietro, è cosa che riguarda la memoria. Sono due parole: Telefono, Casa.

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