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La meravigliosa arte dello scopiazzare

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La meravigliosa arte dello scopiazzare

Con una dedica ironica rivolta ai figli (“…vorrei mi plagiassero almeno un po'”), Luigi Mascheroni pubblica un libro sulla “sottile arte di copiare”, un saggio che sbugiarda narratori, poeti, giornalisti, pensatori in genere, insomma quelle categorie che sbarcano il lunario scrivendo.

L'autore ha raccolto per anni notizie riguardanti le copiature smascherate, altro scoprì negli studi che hanno evidenziato talune dipendenze, altro ancora è frutto di sue ricerche. Vero è che l'opera si propone di rivelare furti “da Marziale al web”. Che dire? Siccome in materia circola ben poco, anche se gli scopiazzatori si sono moltiplicati grazie alla Rete, questo libro potrebbe diventare un classico del genere. E nelle successive edizioni sarà ampliato sino a trasformarsi in un'opera ingombrante per mole. In ogni caso, ora Mascheroni lo presenta in una libreria milanese, la Libet (martedì 23 giugno alle 18, via Terraggio 21).

In margine all'avvenimento diremo semplicemente che potrebbe essere utile sapere che Ungaretti plagiò Joyce (p. 69), che c'è qualcosa da conoscere in più su “Va' dove ti porta il cuore” della Tamaro (p. 76) e che se si desidera approfondire la “questione Eco” si può cominciare a pagina 88. Ecco poi Stephen King (p. 127) e il capitolo IV, ultimo dell'opera, interamente dedicato ai giornalisti. Vasto programma. I nomi? Sono troppi per ricordarli e li vediamo anche nelle più note trasmissioni. In questa parte, comunque, c'è Silvio Berlusconi, per via di una prefazione all'”Utopia” di Tommaso Moro, questione ripresa e chiosata da Marco Travaglio.
Il libro comunque spazia da Plinio il Vecchio a Virgilio, da Grozio (provò che il “Padre nostro” era ripreso da formule rabbiniche: p. 12) a Stendhal, da Petrarca a Leopardi. Un fitto indice analitico riporta più o meno 1500 nomi, ognuno dei quali ha qualcosa da raccontare in materia.

Il libro di Mascheroni è scritto con “verve”, ha il senso dell'ironia e getta sassi e sospetti nell'acqua stagnante della cultura attuale. Qualche osservazione critica? Questo è il primo capitolo di un'impresa colossale. Basterà aggiungere che l'autore se progettasse delle parti sulla musica dovrebbe dedicarvi un tomo (nel libro è accennata) e sulla filosofia – qui ricordata con qualche caso giunto agli onori della cronaca – ne abbisognerebbe almeno di due ulteriori. Per esempio, Pascal, anche se ben evocato, andrebbe pizzicato per la “scommessa” presente nei “Pensieri”: ripresa da un testo gesuitico, che a sua volta la scopriva in Arnobio di Sicca. Senza contare alcune frasi divenute storiche. Le “bombe intelligenti” non sono americane ma è una locuzione di Goebbels, utilizzata durante i bombardamenti di Londra del 1940: lo ricorda William L. Shirer nel “Diario di Berlino” (Einaudi 1967). Ma queste, borbottò diverse volte Kipling, sono altre storie. Magari un giorno ve le racconteremo.

“Elogio del plagio”,
Aragno Editore,
pp. 306,
euro 20

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