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Un horror che fa paura? C'è: The Babadook

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YOLO

Un horror che fa paura? C'è: The Babadook

Il cinema dell'orrore viene spesso valutato più per le sue colpe che per i suoi meriti, relegato a genere di consumo, entertainment di basso livello. Raramente un horror viene accettato nei circoli del cinema alto, e quando accade si grida al miracolo. È successo allo scorso Sundance con The Babadook, opera prima dell'australiana Jennifer Kent (in Italia il 15 luglio) che ha fatto dire a William Friedkin, regista dell'Esorcista, «non ho mai visto un film più terrificante di The Babadook».

Una madre e un bambino vivono in un'anonima casa di un anonimo sobborgo metropolitano, lei è una donna triste, lui un bambino strano, che passa il tempo a costruire armi e a minacciare di «spaccare la testa» di nemici immaginari. Nel loro passato c'è una tragedia, il padre morto in un incidente stradale il giorno della nascita del bambino, mentre portava la donna a partorire durante un temporale. Il tempo non ha curato il dolore di lei e ha peggiorato i turbamenti del figlio, che si comporta in modo sempre più antisociale. Una sera nella loro casa compare un inquietante libro per bambini, che racconta la storia di un uomo nero che perseguita una famiglia, e ogni pagina di quel libro si realizzerà tra le mura domestiche, in un crescendo di scricchiolii di porte, passi nella notte e lampadine che tremolano.

The Babadook è un manuale per la costruzione di un horror, una sequela di capisaldi del genere quasi fosse un tutorial per futuri registi: la madre diventa sempre più pazza, il bambino urla sempre di più, l'uomo nero si nasconde nell'ombra, mugugnando il proprio nome. Il film riesce bene a coniugare il crescendo della paura con la coerenza dei personaggi, che non sono sagome piatte utili solo all'intreccio, ma diventano il vero motore della storia. I film horror vivono di quanto scelgono di mostrare o nascondere, e in The Babadook il crescendo della tensione evita i trucchi di puro spavento (quelli che nel cinema americano vengono chiamati jump scares, il proverbiale “salto dalla poltrona”), le scene e la luce sono estremamente curate, e mano a mano che l'incubo cresce la casa teatro degli eventi perde impercettibilmente colore, fino a un angosciante grigio uniforme.

La critica ha chiamato in causa Shining e The Blair Witch Project, due film che rappresentano i poli opposti dell'horror di qualità: il primo ha capovolto le regole del genere mostrando tutto, illuminando il terrore per renderlo ancora più intenso; il secondo, capostipite del genere del found footage, ha terrorizzato milioni di spettatori con l'invisibilità del pericolo attorno ai protagonisti, dove anche un mucchio di ramoscelli diventa presagio.

Verso la fine di The Blair Witch Project la protagonista parla alla sua telecamera, minuti terrificanti in cui vediamo solo il suo volto mentra sussurra in lacrime: «Ho paura di chiudere gli occhi... e ho paura di riaprirli». Come la madre di The Babadook, che quando sente entrare l'uomo nero non può fare altro che nascondere la testa sotto le coperte, e sperare che vada via.

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