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Sorpresa a Venezia: Leone d'oro a «Desde allá» di…

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festival del cinema

Sorpresa a Venezia: Leone d'oro a «Desde allá» di Lorenzo Vigas. Coppa Volpi a Valeria Golino

Un'opera prima conquista Venezia: «Desde allá» di Lorenzo Vigas ha ribaltato tutti i pronostici della vigilia e ottenuto il prestigioso Leone d'oro.

È un premio che farà discutere dato che il film non è stato tra i più amati del concorso e, nonostante i tanti pregi, in molti l'hanno considerato un esordio interessante, ma un po' acerbo e di maniera: ambientato a Caracas, ha per protagonista un uomo benestante di mezza età che adesca ragazzini di strada con il denaro, non li tocca ma vuole soltanto vederli da vicino. Con uno di questi si creerà un rapporto intimo e inatteso.
Rigoroso nella messinscena e dotato di una buona sceneggiatura e di un ottimo cast, è un film che, però, cala nella seconda parte e attribuire al neo-regista un riconoscimento così importante non può che apparire frettoloso.
Altrettanto discutibili il Leone d'argento per la miglior regia a Pablo Trapero per «El Clan», duro film argentino ispirato a una storia vera, e il Premio speciale della giuria al turco «Abluka» di Emin Alper.
Più coraggioso il Gran Premio della giuria ad «Anomalisa», film d'animazione in stop-motion firmato da Duke Johnson e Charlie Kaufman.

Una soddisfazione tutta italiana arriva dalla Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Valeria Golino è stata meritatamente premiata per il film «Per amor vostro» di Giuseppe M. Gaudino. Il titolo di miglior attore, invece, al bravissimo Fabrice Luchini de «L'hermine», film francese di Christian Vincent che ha vinto anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura.
Convincente la scelta di assegnare il Premio Mastroianni (pensato per gli attori emergenti) al piccolo Abraham Attah, ottimo protagonista di «Beasts of No Nation» di Cary Fukunaga.
Il titolo di miglior opera prima, infine, è andato a «The Childhood of a Leader» di Brady Corbet con Robert Pattinson e Bérénice Bejo, mentre quello per il miglior film della sezione Orizzonti a «Free in Deed» di Jake Mahaffy.

Quantomeno curiosa, per non dire bizzarra, la scelta della giuria di lasciare fuori dal palmarès i film più apprezzati dalla critica internazionale: da «Francofonia» di Aleksandr Sokurov a «Rabin, the Last Day» di Amos Gitai, passando per «Behemoth» del cinese Zhao Liang, ma è stato escluso anche il grande Jerzy Skolimowski di «11 Minutes».
Voglia di premiare il “nuovo” trascurando tutti gli autori (già) importanti? O manie di protagonismo per voler sorprendere a tutti i costi?
Un palmarès così non sarà semplicissimo da giustificare per il presidente Alfonso Cuarón e i suoi giurati, e intanto le polemiche sono già iniziate.

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