Domenica

Barbie, regina della cultura pop

  • Abbonati
  • Accedi
la mostra / 2

Barbie, regina della cultura pop

Perché l'annuncio di una mostra su Barbie al MUDEC di Milano può suscitare tanto interesse e al tempo stesso essere una sorpresa? Perché Barbie è amata, collezionata e, al tempo stesso, aspramente criticata?

Personalmente credo che la risposta sia una soltanto, estremamente semplice, legata al fatto che la fashion doll più celebre al mondo non ha mai anticipato tendenze, usi e costumi, ma al contrario, ha fatto da semplice specchio ai desideri ideali e alle trasformazioni che la società contemporanea occidentale ha prodotto, almeno negli ultimi cinquantasei anni. All'interno della mostra a lei dedicata, Barbie diventa quindi una guida particolare, uno strumento attraverso il quale rileggere molti dei fenomeni sociali ed estetici che si sono succeduti nella seconda metà del XX secolo, tra storia, moda, società, arte, lifestyle, culture del mondo e molto altro ancora. Attraverso la storia di Barbie possiamo così raccontare la storia della società contemporanea.

Questo può spaventare? No, se non si cadrà nell'errore di credere di avere da Barbie una visione oggettiva della realtà. Barbie è pura seduzione e il suo sguardo sul mondo è sempre filtrato dalla cultura che l'ha generata. Barbie non è infatti semplicemente americana, Barbie è principalmente californiana, creata in quel lembo di terra tra Los Angeles e Hollywood che ha prodotto tra gli anni Quaranta e Cinquanta sogni irraggiungibili, sfruttando l'immagine di dive esplosive, a metà strada tra la femme fatale e la dark lady. Barbara Handler (Los Angeles 1941) preferiva giocare con le immagini di queste dive cinematografiche ritagliate dalle riviste piuttosto che con le bambole di pezza e sua madre, osservando questo gioco, capì che poteva esistere una nuova amica per le bambine di tutto il mondo. Nasce in questo modo l'idea di Barbie, da una semplice intuizione di Ruth Handler (Ruth Marianna Mosko, Denver 1916 - Los Angeles, 2002), moglie di Elliot Handler, fondatore nel 1945 della Mattel.

Dall'idea di Barbie alla sua realizzazione trascorrono però alcuni anni e le dive atomiche degli anni Quaranta hanno lasciato spazio alle nuove bellezze sensuali degli anni Cinquanta.
Barbara Millicent Roberts (Barbie), il cui nome è un omaggio alla figlia degli Handler, irrompe sul mercato del giocattolo in occasione della Toy Fair di New York il 9 marzo 1959, presentata come Teen Age Fashion Doll, dalle linee sinuose e dal volto conturbante ispirato al fascino sofisticato e sensuale delle nuove star come Marilyn Monroe, Elizabeth Taylor, Sandra Dee, e alle modelle come Bettina.
Barbie è quindi prima di tutto un'icona di stile. Il suo grande successo è da subito legato alla possibilità di comprare separatamente i diversi abiti cuciti ogni anno per il suo guardaroba. Fin dal 1959 alcune creazioni sfoggiate da Barbie sono talmente in linea con le nuove tendenze estetiche internazionali che rappresentano un vero campionario in miniatura dell'evoluzione della moda e dello stile negli anni che hanno registrato il predominio dell'haute couture francese, l'affermazione internazionale dell'Italian Look e la nascita del ready to wear americano e inglese, via via fino alle tendenze hippy e allo stile disco degli anni settanta. Dopo numerose trasformazioni, con la comparsa nel 1977 di Barbie Superstar nessuno ha più avuto dubbi sulla vera natura di Barbie quale icona bionda assoluta, ammiccante con quel volto ridefinito dallo scultore Joyce Clark e con i tratti somatici ispirati all'attrice americana Farrah Fawcett, protagonista del serial televisivo Charlie's Angels.

Barbie Superstar ha sedotto piccoli e adulti con ogni parte del suo corpo, dagli occhi resi più ampi grazie all'ombretto celeste, alla bocca più sorridente e illuminata dal rossetto corallo, fino alla postura resa ancora più plastica dall'avvolgente e luccicante abito in satin rosa shocking, con un boa di lamè. Sarà questo il design che resterà in voga per tutti gli anni Ottanta, solo con qualche variante nel make up e nell'hair style, e sarà proprio la nostra Superstar a travolgere anche Andy Warhol che presenterà a New York, il 10 febbraio 1986, il celeberrimo ritratto di BillyBoy* as Barbie. L'opera nasce come omaggio all'amore del fashion designer BillyBoy* per Barbie, infatti, all'insistenza di Warhol per realizzare un suo ritratto Billy-Boy* rispose «If you want to do my portrait, do Barbie, because Barbie c'est moi» (Billy- Boy*, 1985). Questa risposta dal sapore letterario, Gustave Flaubert affermava Emma Bovary, c'est moi, suggerisce a Warhol il doppio ritratto di Barbie, il primo con fondo blu molto brillante, ispirato alla giacca Surreal Couture BillyBoy*, donato allo stesso BillyBoy*, il secondo con fondo rosso-arancio, acquisito da Mattel. Il volto immortalato da Warhol è proprio quello della seduttiva Barbie Superstar, la più americana tra tutti i modelli prodotti, trasformata dall'opera di Warhol da giocattolo di massa a icona globale e opera d'arte fuori dal tempo, l'ultima icona americana ritratta da Warhol prima della sua morte, avvenuta un anno più tardi a New York.

Barbie è esattamente questo, una regina della cultura Pop che nel corso della sua vita è stata fonte di ispirazione per i più piccoli, per gli adulti e anche per l'arte che, suo malgrado, l'ha trasformata in un'icona di se stessa. Un icona di seduzione!

© Riproduzione riservata