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Bologna ricorda Magnus e Bonvi

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IL FUMETTO IERI E OGGI

Bologna ricorda Magnus e Bonvi

Nella città dove hanno vissuto Magnus, Bonvi, Pazienza, Scozzari e Giardino, tano per citarne alcuni, si aprono in questi giorni diverse mostre dedicate a due maestri del fumetto italiano. La prima inaugurata, durante la nona edizione del Festival del fumetto BilBolBul, il 21 novembre e aperta fino al 6 gennaio è dedicata a Roberto Raviola (1939-1996), l’autore di Kriminal, Satanik, Alan Ford, nell’imminente ricorrenza del ventennale della morte.

Nell’esposizione “Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, Leggende,” promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna si possono osservare da vicino 140 tavole originali e documenti mai esposti prima che ripercorrono l’iter artistico del fumettista: dalle prime illustrazioni per le collane di favole per ragazzi alle tavole della maturità di “Le 110 Pillole” e “Le Femmine incantate”. Oltre alla mostra si aggiungono il libro “Magnus prima di Magnus” e il film “Ho conosciuto Magnus” che rendono omaggio al fumettista che ha lasciato alcune tracce tangibili del suo genio anche nelle osterie (nella sala degli Affreschi della Buca delle Campane c’è un affresco di quando era studente). Aprirà invece al pubblico il 15 dicembre nella Piazza Coperta di Biblioteca Salaborsa, la mostra “Incubi alla Bolognese.

Leggende urbane di Bonvi” un tributo nato da un progetto della figlia, Sofia Bonvicini, dove si vedranno per la prima volta alcuni lavori che hanno come sfondo la città che aveva adottato l’artista modenese. Per la prima volta saranno esposti in esclusiva alcuni dei più interessanti lavori che fanno parte dal suo vasto archivio. In particolare si potranno vedere allestite le tavole della serie «Incubi di provincia», differenti storie paradossali percorse tutte da una vena surreale e pubblicate in tempi diversi dal 1968 in poi, e le successive «Leggende urbane», tra gli ultimi racconti realizzati dall’autore. Le due mostre e il festival rappresentano la vitalità di un genere artistico, il fumetto, che continua a crescere, a rinnovarsi conquistando nuovo pubblico grazie ai fenomeni emergenti come Zerocalcare, Sio e Tuono Pettinato.

Dal Festival le lezioni per farsi strada

Proprio ai giovani illustratori durante il BilBolBul è stato dedicato un incontro dal titolo “Sociali o dissociati” cha ha indagato le problematiche legate all’uso imprescindibile di Internet per chi lavora nel campo. Basta pensare al caso di Sio, il 27enne Simone Albrigi, che da Youtuber è diventato in pochi anni un fumettista indipendente che pubblica una fanzine personale e, da poco, nuovo sceneggiatore di storie per Topolino. All’incontro ha partecipato Olimpia Zagnoli, illustratrice trentenne - lavora per il New York Times e Internazionale- che ha raccontato una sua giornata tipo, molto diversa però da quella di Magnus, che negli ultimi anni si isolò tra i boschi di Castel del Rio immerso nei suoi fumetti: “Uso il 70% del mio tempo in promozione, studio e ricerca e a curare aspetti legali del mio lavoro. Instragram è la vetrina per i clienti dove sperimento anche nuove tecniche espressive. Sui social non pubblico tutto quello che disegno, lo scelgo molto accuratamente per ricevere feedback”.

Anche Tuono Pettinato, tra i più quotati fumettisti italiani, -autore delle biografie su Garibaldi, Alan Turing e Kurt Cobain- ha dato la sua testimonianza: “Utilizzo Facebook per interagire con la comunità di fans e per pubblicare e condividere idee e ispirazioni”. Si può dunque ancora vivere di sola china o tavoletta grafica? Pare proprio di no. Lo hanno espresso chiaro e forte ai giovani dell’Accademia delle Belle Arti Ivan Canu e Giacomo Benelli della Mimaster, scuola di specializzazione per illustratori: “I giovani hanno ancora un’idea romantica o per meglio dire ingenua del mestiere, in realtà per lavorare in questo ambiente, oltre al talento, bisogna essere multitasking: capire e rispettare le regole del business, curare le relazioni con le case editrici, preparare il portfolio, partecipare alle fiere e ai festival, prestare attenzione al network e utilizzare tutti gli strumenti che Internet offre per promuoversi e trovare committenti”. Il lavoro che dava da vivere a Magnus e Bonvi esiste ancora ma, anche nella loro Bologna, è molto, molto cambiato.

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