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teatro

Płntila, ovvero le due facce del capitale: il primo Brecht «made in Elfo»

Foto di Laila Pozzo
Foto di Laila Pozzo

Il primo Brecht “made in Elfo” č una commedia con musiche dove si riflette sulla compresenza di bene e male nell'animo umano ma anche sulle contraddizioni del capitalismo classico.

«Non bisogna mai fidarsi dei padroni!», in questa battuta - messa in bocca a un personaggio minore del dramma dalla traduzione di Ferdinando Bruni - si concentra il senso principale della commedia brechtiana “Mr. Płntila e il suo servo Matti”.
Scritta nel 1940 e ambientata in una Finlandia di fantasia, la commedia racconta la storia di un “padrone”, Płntila, con una doppia personalitą, determinata dall'alternanza di stati di ebbrezza a stati di sobrietą. Quando č ubriaco Płntila č amico di tutti, fa scelta guidate da un senso di giustizia, tratta da pari il suo autista Matti, in un rapporto di complicitą che lo porta addirittura a proporgli in moglie la figlia, Eva. Quando passa la sbornia, vessa i dipendenti, sfrutta gli operai e per puro opportunismo vuol fare sposare la figlia con un diplomatico inetto e cacciatore di dote.

Bene e male convivono nell'animo umano, ma non c'č scampo, prevale la posizione di classe: se sei un “padrone” non puoi fare altro che fare gli interessi del capitale; non č sufficiente un gesto o un atteggiamento umanitario a colmare l'abisso che divide quell'uno per cento di popolazione che oggi detiene pił della metą della ricchezza globale dal resto del mondo. Questa č la tesi che sottende il testo. Nel teatro di Brecht sussiste una divisione netta, mediata dalla tecnica dello straniamento degli attori, che consente di mostrare i sentimenti, l'animo dei personaggi senza sottrarre allo spettatore la sguardo critico sui meccanismi che reggono una societą divisa in classi.

Matti, il servo complice e fedele come una sorta di Leporello, ci prova a convivere con le ambiguitą del suo padrone, ma alla fine cede e nell'ultimo siparietto in rima sintetizza l'impossibilitą dell'amicizia tra appartenenti a classi diverse.
Definita dal suo autore “commedia popolare”, la pičce č sapientemente restituita dalla compagnia dell'Elfo nel rispetto di tutti gli stilemi brechtiani, che pure concedono larga parte al divertimento, consapevole finché si vuole ma proprio per questo pił ricco e profondo. Gli attori cantano, ballano e ‘mostrano' i loro personaggi in un amalgama equilibrato e sempre piacevolmente sorprendente.

Protagonista - e regista insieme a Francesco Frongia - č Ferdinando Bruni, che si adopera in un Płntila scoppiettante, nel quale il confine tra sobrietą e ubriachezza č sempre sottile, quasi a voler dire come la schizofrenia capitalistica sia oggi quasi impercettibile, in una societą decisamente pił votata al benessere rispetto a quella in cui scrive e opera Brecht. Accanto a lui gli fa da contrappunto un Matti interpretato da uno dei giovani elfi, Luciano Scarpa, affascinante quanto basta nel suo fisique du role da attor giovane. Ida Marinelli, grande interprete di tutte le migliori produzioni della compagnia storica, guida il quartetto canoro femminile che fa da filo conduttore alla commedia e si impone per presenza scenica e generositą.
Completano l'ottimo cast gli storici e versatili Luca Toracca, Elena Russo Arman e Corinna Agustoni e gli ‘elfi' pił recenti Umberto Petranca, Nicola Stravalaci, Matteo De Mojana, Francesca Turrini, Francesco Baldi e Carolina Cametti.

“Mr. Płntila e il suo servo Matti” di Bertolt Brecht
Produzione Teatro dell'Elfo
Regia e scene di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

a Milano, al Teatro Elfo Puccini di Corso Buenos Aires, 33
www.elfo.org
Fino al 31 dicembre 2015

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