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Una seducente sospensione del buon senso

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Una seducente sospensione del buon senso

Giovanni Storti, Franz Rossi e il loro ultimo libro, scritto a quattro mani «Una seducente sospensione del buon senso». Li incontro nell'ufficio milanese, terzo piano, vista Darsena, Naviglio. Il senso del viaggio è già lì, a due passi, sotto casa, e proprio il viaggio è il tema principale di questo nuovo romanzo.

Gilberto è il protagonista che, per consegnare un misterioso pacchetto “ereditato” da un vicino di casa a un destinatario dall'incerto indirizzo, parte per un viaggio lento, fatto a piedi, in bici, a cavallo o su chiatte, seguendo i pochi indizi in suo possesso. Lui è un uomo a un bivio esistenziale, di mezz’età (ma qual è adesso la mezza età?) e con un lavoro che non riesce più ad affascinarlo, un matrimonio fallito alle spalle e due figli in giro per il mondo.

Riceve una buona offerta per vendere il suo appartamento e decide così di sottrarsi a un destino già scritto per lui da altri mettendosi in viaggio seguendo la sua natura più profonda. Porta con sé il cane del vicino, rimasto orfano e abbandonato: Armstrong, che sarà per tutto il libro la voce fuori campo. Arguta, divertente, ironica, l'altra prospettiva del mondo degli “scarputi”, dei “bipedi”, che con i loro artifizi non fanno che complicarsi la vita. Mentre per lui, che segue solo l'istinto, tutto è più semplice.

Lungo il viaggio Gil incontra diverse persone con le quali intreccia rapporti e fa considerazioni sulla vita, sull’amore, sull’amicizia («Solo spunti di riflessione, niente filosofia, non esageriamo», Giovanni). Dalla voce del protagonista: «Penso che uno dei doni che ogni viaggio ti fa sia la diversità delle persone che incontri. La meta diventa quasi secondaria». Sì perché un arrivo è sempre una partenza per altri traguardi, che altro non sono che «solo tappe intermedie per un viaggio più lungo che si chiama vita». Viaggio attraverso «la fatica che ti purifica dalle sovrastrutture culturali» e ti trasforma «in una persona con cui stai bene». Gil è anche un runner: «Si corre perché è vitale, come ballare. Si corre e si balla attorno al cuore per alleggerire i pensieri e farli sparire». Anche se il fedele compagno di viaggio Armstrong non la pensa proprio così: «Questi bipedi pensano di essere fatti per correre, ma non hanno la struttura fisica per farlo».

Nello scorrere delle pagine nasce anche una bella storia d'amore tra Gil e Margie, occhi grigi scintillanti di emozioni, donna piena di energia e schiettezza. Un amore di quello che «prende alla bocca dello stomaco e brucia le lenzuola», prima che si trasformi in un amore-sodalizio, di quelli che tengono insieme le famiglie. Questo potrebbe fermare il viaggio di Gil. E poi quella sua scelta finale, decisiva. Quale? A voi il piacere di scoprirlo leggendo. Un finale dolce-amaro. Il book sharing a fare da fil rouge di tutta la storia, come la colonna sonora di un film.

Ci sediamo intorno a un tavolo, mi portano un bel tè caldo. Inizia l'intervista.
Partiamo dalla fine. Nelle ultime pagine, in Nota degli autori, dite che nello scrivere avete preso in prestito solo frammenti di ricordi personali o altrui: quali frammenti e quanto personali?
Risposte diplomatiche. Giovanni: «Sono ricordi ripescati dalla memoria, c'è un po' tutto di noi. Dipende dal punto di vista del momento. Uno stesso episodio ha dimensioni e colori diversi a seconda dell'età, dell'umore del momento».
Chi dei due assomiglia di più a Gil?
Giovanni: «Io non sono molto vicino al personaggio; sì, qualcosa c'è, forse il suo istinto razionale».
Franz: «Io invece fieramente rivendico la mia componente femminile nella somiglianza con il personaggio di Margie».
Come è nata la storia del romanzo e quanto è stato difficile scrivere a quattro mani, più che per tecnica, per fusione di idee?
Giovanni: «Non è stato difficile perché tra noi c'è molta sintonia. La storia non era già pronta in testa prima di scriverla ma è andata formandosi strada facendo, anzi, strada correndo, mentre ci allenavamo insieme, chiacchierando. Nessuno correggeva l'altro ma aggiungevamo pezzi man mano. Focalizzavamo sempre di più la storia e i personaggi».
Franz: «I romanzi nascono e poi crescono da soli, è vero. Un'idea iniziale si è poi sviluppata diluita nel tempo. Comunque, rispetto al primo libro scritto con Giovanni - Corro perché mia mamma mi picchia - storie brevi della corsa, questo romanzo è come un'ultra maratona in confronto a una semplice corsa: è molto più difficile da strutturare, oltre 300 sono le pagine».
Nel romanzo Gil, imitando il suo vicino di casa, ha una scatola della memoria dove mette oggetti che simboleggiano le cose importanti della sua vita. Voi cosa mettereste nella vostra scatola della memoria?
Giovanni: «Metterei le cose che mi hanno fatto cambiare la vita: l'incontro con Aldo, le scarpette da corsa, il mio primo salto mortale (in gioventù ha fatto scuola di acrobazia, nda), le mie figlie».
Franz: «La mia collezione di sassi che raccolgo in riva al mare, perché mi piace questo contatto fisico con la terra. Sono nato vicino al mare, ma poi ho viaggiato tanto».
Giovanni: «Come un vero marinaio, appunto».
Progetti futuri?
Giovanni: «Uno spettacolo teatrale e un film per festeggiare il 25° anniversario del trio Aldo Giovanni e Giacomo, e poi viaggiare».
Franz: «Sì, a settembre, periodo climaticamente migliore, tenteremo di fare ascensione e ritorno di una concatenazione di otto 4.000 m, senza soluzione di continuità. E' prevista quindi una notte, con lampada frontale e conoscenza del territorio».
Perché non prendete una guida?
Franz: «Perché non vogliamo fare percorsi scontati, ma trovare la nostra strada. La corsa e lo sport in genere per noi non è tanto agonismo quanto stile di vita».
Giovanni: «Anche se poi quando abbiamo un pettorale attaccato alla maglia scatta la competizione».
L'intervista volge al termine, si apre la porta e compare Giacomo: «Se intervisti lui allora devi intervistare anche me».
Ridiamo. Inizia a raccontarci che facendo sci di fondo si è stirato il muscolo piriforme e il medico gli ha consigliato lo stretching. «Ma come si stretcha il piriforme?». Giovanni si stende per terra e gli insegna contorsioni strane a dimostrazione del da farsi (il suo passato di acrobata viene fuori, ha la flessibilità di un giunco). Giacomo lo imita. La scena è strana e divertente, sembra di essere in una scena dei loro film. L’intervista è finita, li saluto, Franz mi accompagna alla porta. Vado via col sorriso sulle labbra.

Giovanni Storti, Franz Rossi
Una seducente sospensione del buon senso
Mondadori, pagine 310 euro 18

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