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giornata della memoria

Da «Notte e nebbia» a «Il figlio di Saul», i migliori film sull'Olocausto

Da sempre l'Olocausto è considerato uno temi più delicati da trattare e rappresentare, tanto sulla pagina scritta quanto sul grande schermo.
Nella storia del cinema sono tantissimi gli esempi di pellicole che hanno parlato, in maniera molto diversa, della Shoah e di tutte le conseguenze che ha generato.
In pochi, però, sono stati capaci di approcciare l'argomento con la giusta sensibilità: in occasione del Giorno della Memoria vi proponiamo un elenco di dieci film, in ordine cronologico, che sono riusciti perfettamente in questo intento.

Notte e nebbia, 1956, Alain Resnais: il primo film fondamentale sull'Olocausto è indubbiamente il documentario di circa trenta minuti realizzato nel 1956 dal grande Alain Resnais. Il titolo, «Notte e nebbia», fa riferimento al nome dell'operazione di annientamento ordita dai tedeschi ai danni degli oppositori del regime nazista. Ancora oggi si tratta di un documento agghiacciante che lascia semplicemente senza fiato.
Kapò, 1959, Gillo Pontecorvo: molto discusso al momento dell'uscita, «Kapò» racconta la discesa agli inferi di una ragazza ebrea che, in un campo di concentramento, viene trasformata da vittima in carnefice e aguzzina delle sue compagne. A redimerla sarà l'amore per un prigioniero russo. Nominato all'Oscar per il miglior film straniero, «Kapò» è una triste parabola sulla distruzione della dignità umana operata dai nazisti nei lager.

Il diario di Anna Frank, 1959, George Stevens: il celebre racconto autobiografico della giovane Anna Frank, pubblicato nel 1947, è diventato un film diretto da George Stevens e oggi poco ricordato. Nei panni della protagonista, l'allora esordiente americana Millie Perkins. Basato sul dramma teatrale (a sua volta ispirato al volume originale) messo in scena nel 1955, «Il diario di Anna Frank» ottenne diversi riconoscimenti importanti, tra cui ben tre premi Oscar: miglior attrice non protagonista (Shelley Winters), miglior fotografia e miglior scenografia.

Vincitori e vinti, 1961, Stanley Kramer: molto amato dal pubblico americano, «Vincitori e vinti» ricostruisce in chiave romanzesca il processo di Norimberga del 1948 contro i criminali di guerra nazisti. Cast all-star con Spencer Tracy, Burt Lancaster, Montgomery Clift, Judy Garland, Marlene Dietrich e Maximilian Schell. Indubbiamente uno dei lavori più impegnati del regista Stanley Kramer che successivamente passerà alla commedia con «Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo».

Shoah, 1985, Claude Lanzmann: per molti l'opera più importante sull'Olocausto è il torrenziale documentario firmato dal francese Claude Lanzmann. La pellicola, che dura più di nove ore, è un documento d'inchiesta frutto di oltre dieci anni di ricerche approfondite. Incommensurabile l'importanza storica di un film dove, tra i tanti spunti, vengono intervistati sia i sopravvissuti ai campi di concentramento, sia gli ex SS che li torturavano.

Arrivederci ragazzi, 1987, Louis Malle: ispirato a un ricordo d'infanzia dello stesso regista francese, il film è ambientato in un collegio transalpino nel gennaio del 1944.
Il piccolo Julien vedrà alcuni suoi compagni ebrei, ospitati clandestinamente nella struttura, venir prelevati dalla Gestapo in seguito a una soffiata. Moriranno nei campi di sterminio. Pellicola di rara sensibilità, «Arrivederci ragazzi» è uno dei punti più alti raggiunti in carriera da Louis Malle.

Schindler's List, 1993, Steven Spielberg: il film sull'Olocausto per eccellenza, racconta la vera storia di Oskar Schindler, imprenditore tedesco che durante la seconda guerra mondiale salvò la vita a circa 1.200 ebrei. Nel film ha il volto di Liam Neeson, splendidamente diretto da uno Steven Spielberg in grandissima forma. Ben sette premi Oscar (tra cui quelli per il miglior film e per la miglior regia) per una pellicola entrata nella memoria collettiva anche grazie all'immagine di una bambina con un cappotto rosso, unica traccia di colore su uno sfondo completamente bianco e nero. Una grande invenzione poetica.

La vita è bella, 1997, Roberto Benigni: una favola tragica, emozionante e commovente. «La vita è bella» ha segnato un unicum drammatico nella carriera del comico Roberto Benigni, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Vincenzo Cerami. In un campo di concentramento, la dura realtà è trasformata da Guido Orefice in un gioco per salvare suo figlio e preservarne, in qualche modo, l'infanzia. Incredibile successo di pubblico, il film vinse tre premi Oscar: miglior film straniero, miglior attore protagonista e miglior colonna sonora (Nicola Piovani).

Il pianista, 2002, Roman Polanski: tratto dal romanzo omonimo e autobiografico di Władysław Szpilman, «Il pianista» è incentrato sulla vita di un pianista ebreo, dallo scoppio della seconda guerra mondiale fino alla liberazione di Varsavia da parte dell'Armata Rossa. Polanski ha dichiarato che, tra tutti i suoi film, «Il pianista» è quello che ama di più. Palma d'Oro al Festival di Cannes e vincitore di tre Oscar: regia, attore protagonista (Adrien Brody) e sceneggiatura non originale.

Il figlio di Saul, 2015, László Nemes: appena arrivato nelle nostre sale, il sorprendente esordio dell'ungherese Nemes ha scosso l'ultimo Festival di Cannes, dove è stato premiato con il Gran Premio della Giuria. Ambientato ad Auschwitz nel 1944, il film racconta la dura esistenza di Saul, prigioniero ungherese costretto ad aiutare i nazisti nei loro intenti di sterminio. Lo stile concitato e la splendida messinscena (la cinepresa è perennemente attaccata al volto del protagonista) lo rendono un prodotto struggente e imperdibile. È il grande favorito per la vittoria all'Oscar come miglior film straniero.

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