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Drammi di mare, schiavi ribelli e sogni siciliani

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Sundance Film Festival

Drammi di mare, schiavi ribelli e sogni siciliani

Arriva dal festival del cinema indie (il Sundance fondato da Robert Redford) il primo, ipotetico candidato per la corsa agli Oscar 2017. Manchester by the Sea, terza regia di Kenneth Lonergan, interpretato da Casey Affleck e Kyle Chandler, ha aperto il cuore di critica e pubblico col suo sapore salino d'afflizione, speranza e redenzione. Segue The Birth of a Nation, accolto da una standing ovation alla première e subito acquistato da Fox per 17 milioni e mezzo di dollari.

Il primo è un dramma giocato tra flashback e porti di mare, dominato da una morte in famiglia che forza un ragazzo di una piccola cittadina del New England (Affleck) ad accettare la perdita del fratello e confrontarsi con le tragedie del passato; il secondo è il black film della riscossa di Hollywood, quello che dovrebbe far dimenticare (o perdonare) l'esclusione delle star di colore dalla rosa dell'Academy. Abbiamo incontrato a Park City i due attori protagonisti dei film più caldi del Sundance Film Festival, Casey Affleck per Manchester by the Sea, e Nate Parker, attore/regista di The Birth of a Nation, basato sulla vera storia del predicatore Nat Turner, che nel 1831 guidò a caro prezzo la prima ribellione di schiavi.

“Trovarmi al Sundance con Manchester by the Sea è un'esperienza forte”, ci dice Affleck, fratello minore di Ben, regista di I'm Still Here e nomination all'Oscar per la performance in The Assassination of Jesse James by the Coward Robert. “Nel film interpreto Lee, il più giovane di due fratelli che all'improvviso diventa il custode legale del figlio dell'altro. Fino ad allora, Lee si era costituito un mondo ovattato e protetto dai fantasmi della sua città di origine. Ora invece deve fronteggiare la moglie Randi, da cui si è separato tempo prima, e l'intera comunità di North Shore, nel Massachusett. Ha un conto in sospeso con tutto.

Per prepararmi ho parlato con persone che non riescono a metter piede nella loro cameretta d'infanzia, tanto sono traumatizzati e si sentono perseguitati. C'è un sacco di m*rda associata alla vita di Lee e alla cittadina dov'è cresciuto. La considero più una storia tra padre e figlio che tra fratelli”. Giacca grigio scuro, occhialetti da professore, Affleck racconta di sentirsi a suo agio solo di fronte a sceneggiature solide e personaggi con un arco narrativo. “Anche io vengo dal Massachusett ma non credo di aver messo molto di personale nel film. A differenza di Lee, sono una persona che affronta il passato e non scappa, che si affida volentieri al proprio fratello, come quando Ben mi ha diretto in Gone Baby Gone.

E pensare che fare l'attore, da ragazzino, non era nei miei piani né mi sentivo portato. Lo trovavo solo un modo di lavorare meno. Io e Ben siamo cresciuti a Cambridge ed è stato un amico di mia madre a farci sostenere un provino in città. Da lì tutto è iniziato. A scuola, invece, sia noi che Matt Damon avevamo lo stesso insegnante di recitazione, Gerry Speca; ha saputo stregarci grazie alla sua sapienza. Dopo la laurea mi sono trasferito a Los Angeles, vivendo con mio fratello, Damon e un nostro amico in una casa a Eagle Rock. Ho cominciato a sognare il successo nell'industria del cinema, nel cinema di qualità, e da lì non mi sono più fermato”.

La storia di diritti umani e lotta allo schiavismo diretta, scritta, prodotta e interpretata da Nate Parker, è stata girata in appena 27 giorni con un budget al di sotto dei 10 milioni di dollari. “Sentivo l'urgenza di raccontare la battaglia di Nat Turner” spiega Parker, avvolto da un maglione di lana caldo. “Volevo sfidare il pubblico e il sistema, affrontare le lobby, perché non è certo un segreto che a Hollywood scorra ancora il razzismo. La società americana stessa è razzista. Per questo il mio film muove le coscienze e ha lo scopo di tenere gli scettici ostaggi della storia.

Lo spettatore è costretto a guardare quelle immagini, ad interrogarsi sul senso di giustizia ed ingiustizia, e a fare dei paralleli con il 2016. Siamo davvero progrediti? Siamo più aperti alle minoranze e al diverso? Spero che dopo la visione di The Birth of a Nation ognuno di noi si domandi quale sia il proprio ruolo nella società odierna, se quindi siamo combattenti o passivi. C'è un detto nell'establishment: un'opera afroamericana non fa scalpore, non venderà mai, non farà soldi. Qui al Sundance abbiamo dimostrato che un piccolo film indipendente può fare la differenza e che le regole di trent'anni fa sono infondate. Possiamo spazzar via il razzismo con l'arte e contagiare, nel bene, altri paesi. Questa è la mia idea di cinema socialmente impegnato”.

Un'altra conquista by Sundance guarda al cinema italiano: dopo la partecipazione al Sundance Institute Screenwriters Lab, con la sceneggiatura di Sicilian Ghost Story, i registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza hanno vinto il Sundance Institute Global Filmmaking Award, il premio in onore di “registi emergenti dalle diverse parti del pianeta che posseggono l'originalità, il talento e la visione per essere celebrati come il futuro del cinema mondiale”. Grassadonia e Piazza, già Grand Prix e Prix Révélation alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes con il loro film d'esordio, Salvo, sono gli unici italiani selezionati nello Utah. “Non era scontato che una favola così intrinsecamente siciliana piacesse così tanto lontano dall'Italia” hanno commentato i registi. “Come con Salvo ci siamo misurati con i generi e i codici del cinema noir, Sicilian Ghost Story è una classica fairy tale, e crediamo sia questa chiave di lettura ad affascinare gli americani. Siamo dalle parti dei Fratelli Grimm, in una Sicilia che non ti aspetti, una Sicilia sognata”. Il primo ciak di questo sacro sogno è previsto per il prossimo autunno.

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