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David Foster Wallace rivive in «The End of the Tour»

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cinema

David Foster Wallace rivive in «The End of the Tour»

A pochi giorni di distanza dalla ricorrenza della pubblicazione di «Infinite Jest» (uscito esattamente vent'anni fa), nelle nostre sale arriva un interessante film che parla proprio del suo autore, David Foster Wallace.
Ambientato sul finire del 1996, «The End of the Tour» di James Ponsoldt narra dell'incontro tra Wallace e il giovane giornalista David Lipsky, che ha il compito di realizzare un articolo per la rivista Rolling Stone: la sua esperienza con lo scrittore sarà molto più profonda di quanto si aspettasse.
Tratto dal libro «Come diventare se stessi» dello stesso Lipsky, il film è strutturato come un lungo confronto tra un maestro, carismatico e introverso, e un allievo che cerca di imparare da lui.

Lo stile visivo di Ponsoldt è piuttosto scolastico, ma a contare sono soprattutto gli scambi verbali tra i due personaggi e la capacità della sceneggiatura di raccontare due solitudini, simili e differenti allo stesso tempo: Wallace è una celebrità, molto diversa però da tutte le altre, e Lipsky un aspirante tale che vorrebbe un giorno non essere più l'intervistatore ma l'intervistato.

Se il copione fa bene il suo dovere, il merito va anche ai due attori protagonisti: Jesse Eisenberg e, soprattutto, Jason Segel, che nei panni di David Foster Wallace regala l'interpretazione più intensa e convincente della sua intera carriera.
Tra le novità in sala, da segnalare anche «Perfetti sconosciuti» di Paolo Genovese.
Al centro della trama ci sono sette amici di vecchia data che si ritrovano per una cena. A tavola, la padrona di casa propone che ognuno metta il proprio telefono sul tavolo e condivida messaggi e chiamate ricevuti nel corso della serata. Ma il gioco si rivelerà presto piuttosto pericoloso.

Commedia con discrete ambizioni, «Perfetti sconosciuti» descrive efficacemente la contemporanea ossessione di rendere il proprio smartphone un vero e proprio contenitore di segreti, un vaso di Pandora che, se scoperchiato, potrebbe far terminare amicizie e relazioni di qualsiasi tipo.

Come in «The End of the Tour», la regia è didascalica e canonica, mentre il copione è credibile e diverse battute sono taglienti e divertenti al punto giusto.
Un po' in calo verso la conclusione, è comunque un film godibile e il cast fa bene il suo dovere: a svettare sono in particolare Valerio Mastandrea e Marco Giallini.

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