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cinema

Le risate intelligenti dei fratelli Coen aprono Berlino, dissacrando Hollywood, maccartismo e antimaccartismo

BERLINO - Hollywood aveva il dovere di raffreddare l'isteria del pericolo comunista e della guerra fredda: così la pensano i fratelli Coen con il loro Ave, Cesare!, in apertura oggi della 66esima edizione del festival di Berlino. Un periodo cruciale della Storia americana, gli anni Cinquanta, raccontata attraverso lo smalto rispettabile degli studios, limato dal maccartismo (senza, per altro, che i Coen si risparmino dal dissacrare gli antimaccartisti).

Il pericolo rosso si annida perfino nella fabbrica dei sogni, tra gli sceneggiatori sfruttati dalle major, che infilano qua e là frasi marxiste, e star capricciose, variamente compromesse in pasticci di droga, ubriachezza, gravidanze indesiderate. Di fronte a questa deriva dei costumi Hollywood decide di reagire con drammoni biblici, come Ave, Cesare! – Un racconto su Cristo ( ispirato a Ben Hur), che vede come protagonista Baird Whitlock (George Clooney); filmoni acquatici di nuoto sincronizzato alla Esther William, interpretati da una sboccata e rozza DeeAnna Moran ( Scarlett Johansson); e poi western e musical a piacimento.

Eddie Mannix (Josh Brolin) è colui che regola il traffico, un fixer, il risolutore di problemi alla Mister Wolf de Le Iene di Tarantino, solo in chiave cristiana. Vediamo in azione Mannix per salvare una starlettere del cinema dall'inguaiarsi in scatti peccaminosi, vegliare sullo stato alcolico di Baird Whitlock, che potrebbe inceppare la macchina di mostruose sincronicità di Ave, Cesare!; frugare tra le leggi per far adottare il bambino di cui è incinta DeeAnna Moran, insicura della paternità; ripulire il profilo troppo grezzo del cowboy acrobatico Hobie Doyle (Alden Ehrenreich), riciclandolo sotto la raffinata direzione di Laurence Laurent (Ralph Fiennes). Mannix tenta anche di attribuire al povero e inconsapevole cowboy un amorazzo per distrarre le sorelle gemelle giornaliste, Thora e Thessaly Thacker, dal pubblicare uno scoop sull'omosessualità di Bard – Clooney (quest'ultimo al quarto ruolo di idiota per i fratelli Coen dopo Fratello dove sei?, Prima ti sposo poi ti rovino e Burn after reading. A prova di spia). Clooney si trova pure al centro di un rapimento con cui gli sceneggiatori comunisti vogliono ottenere un riscatto e finanziare la causa, di cui si farà portatore Channing Tatum, un novello Gene Kelly vestito da marinaio.

Mannix è un serious man, religioso, sempre in timore di avere peccato (sfinisce il confessore solo per aver fumato qualche sigaretta), con un'agenda talmente fitta e disperante che è tentato dalla proposta di assunzione come manager delle linee aeree Lockheed (coinvolte perfino nella bomba atomica sull'isola di Bikini).
Ci si chiede come i Coen riescano ogni volta a fare centro girando opere di standard molto alto, con grandissime star che sembrano seguirli agevolmente nel loro fine accanimento a sezionare ogni fetta d'America, perfino il maccartismo, su cui si è cimentato ultimamente Jay Roach sulla vita di Dalton Trumbo, in questi giorni nei cinema. Ave, Cesare! non è Fargo e nemmeno Non è un paese per vecchi, apici della loro bravura, ma i Coen riescono con intelligenza a far uscire una risata vera, dopo una giornata, magari pessima, e non solo un ghigno cinico. Basta la battuta in cui un operatore del set chiede a Cristo in croce se si sente protagonista o comparsa, perché cambia molto il cestino per il pranzo.

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