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Festival di Berlino: sorprende il portoghese «Cartas da guerra»

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Cinema

Festival di Berlino: sorprende il portoghese «Cartas da guerra»

Il cinema portoghese è protagonista al Festival di Berlino: il film più interessante della giornata odierna è stato «Cartas da guerra» di Ivo M. Ferreira.
Protagonista è António, un giovane militare chiamato a servire il suo paese durante la guerra coloniale nell'Angola del 1971.
A casa, sua moglie è incinta e riceve regolarmente le lettere del marito spedite dal fronte: una corrispondenza che offrirà alla consorte un quadro generale delle giornate in terra africana.
Utilizzando i testi scritti dal vero António Lobo Antunes, pubblicati nel 2005, il regista Ivo M. Ferreira costruisce uno spaccato della guerra credibile e in grado di coinvolgere al punto giusto.

Ciò che però sorprende maggiormente è la capacità dell'autore di amalgamare al meglio il reportage dal fronte ai sentimenti che il giovane prova nei confronti della moglie: grazie anche a una notevole cura visiva, contrassegnata da un bianco e nero suggestivo seppur a tratti un po' autocompiaciuto, «Cartas da guerra» colpisce e riesce a far riflettere su tematiche non semplici (solitudine, lontananza dalle persone amate, scelte morali).
Non manca qualche passaggio ridondante, ma è un film che emoziona e che, fatto ancor più significativo, è dotato di uno sguardo registico personale e piuttosto coraggioso. Sarebbe bello vederlo un domani anche nelle nostre sale.

Sempre in competizione è stato presentato il tedesco «24 Weeks» di Anne Zohra Berrached.
Al centro della trama c'è Astrid, una donna del mondo dello spettacolo già madre di una bambina e ora in attesa di un secondo figlio. Quando i medici le rivelano che quest'ultimo è affetto dalla sindrome di Down, Astrid dovrà scegliere se avere la forza di portare a termine la gravidanza oppure no.

Al suo secondo lungometraggio, Anne Zohra Berrached dimostra una discreta capacità con la macchina da presa, ma la sceneggiatura (scritta dalla regista insieme a Carl Gerber) è altalenante, vittima di troppi passaggi retorici e di una conclusione fin didascalica.
Il tema era delicato ed è stato trattato con l'adeguata sensibilità soltanto in parte: se i dubbi e le paure della protagonista sono stati approfonditi nel modo giusto, sono diversi i momenti che appaiono un po' forzati ed eccessivamente studiati a tavolino.
Si poteva (e si doveva) fare decisamente di meglio.

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