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Al Festival di Berlino affascina «Crosscurrent», delude…

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Al Festival di Berlino affascina «Crosscurrent», delude «Genius»

Il cinema cinese è ancora protagonista al Festival di Berlino: dopo le vittorie de «Il matrimonio di Tuya» nel 2007 e di «Fuochi d'artificio in pieno giorno» nel 2014, anche quest'anno la Cina punta a un riconoscimento importante con «Crosscurrent» di Chao Yang.

Protagonista è Gao Chun, un giovane che risale le acque dello Yangtze, il Fiume Azzurro, con la sua nave da carico. A ogni porto cerca e trova la stessa ragazza, una presenza fantasmatica che potrebbe provenire dal suo passato.

Mescolando il pensiero buddhista a una toccante storia d'amore dai contorni onirici e sfumati, Chao Yang firma una pellicola affascinante, giocata sulle suggestioni più che su una narrazione convenzionale in senso stretto.

L'eccellente fotografia, che mescola pellicola e digitale, e l'ottima colonna sonora sono i due grandi valori aggiunti di un racconto un po' confuso ma esteticamente irresistibile.

C'è tanta poesia in «Crosscurrent», un film imperfetto ma capace di emozionare come forse nessun altro tra quelli visti fino a oggi all'interno della kermesse tedesca.

In concorso è stato presentato anche «Soy Nero» di Rafi Pitts.

Al centro della trama c'è un ragazzo messicano disposto a tutto pur di diventare un cittadino americano: una notte riesce a entrare negli Stati Uniti, raggiunge il fratello a Los Angeles e finisce per arruolarsi nell'esercito. Realizzare il suo sogno, però, sarà più difficile del previsto.

Film che vorrebbe essere impegnato, «Soy Nero» perde la sua forza di denuncia a causa di un ritmo catatonico e di una sceneggiatura del tutto fragile.

Le disavventure che capitano al protagonista risultano spesso poco credibili e, dopo un incipit accattivante, si perde presto interesse alla narrazione.

Deludente è anche «Genius» di Michael Grandage, regista di teatro passato per la prima volta dietro una macchina da presa.

Ambientato a New York negli anni Venti, vede protagonista Max Perkins, l'uomo che scoprì il talento di autori del calibro di Francis Scott Fitzgerald ed Ernest Hemingway: quando si trova tra le mani un manoscritto firmato da un certo Thomas Wolfe, capisce che in quelle pagine si nasconde un vero e proprio genio letterario.

Prendendo spunto da un romanzo di A. Scott Berg, «Genius» racconta il rapporto tra Perkins e Wolfe, due uomini distanti per ceto e carattere ma che finiranno per sviluppare un'intensa relazione professionale.

Peccato che, nonostante l'affascinante materiale di partenza, il film scada già dopo pochi minuti, a causa di una messinscena troppo canonica e di un copione pedante e didascalico in ogni sua parte.

Come se non bastasse, il cast è in pessima forma: anche degli ottimi attori come Colin Firth (nei panni di Max Perkins), Jude Law (Thomas Wolfe) e Nicole Kidman (la moglie di Wolfe) affondano insieme all'intera pellicola.

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