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«Chi-Raq», il grido di denuncia di Spike Lee scuote Berlino

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festival di berlino

«Chi-Raq», il grido di denuncia di Spike Lee scuote Berlino

Erano ormai diversi anni che Spike Lee non girava un film tanto arrabbiato, incisivo e originale come «Chi-Raq», il suo ultimo lavoro presentato fuori concorso al Festival di Berlino.

Il regista afroamericano ha utilizzato la «Lisistrata» di Aristofane trasferendola nella Chicago odierna, la città dove, dal 2001 a oggi, il numero di morti per omicidio è maggiore di quello dei soldati americani che hanno perso la vita in Afghanistan e in Iraq (il titolo «Chi-Raq» è proprio una crasi tra Chicago e l'Iraq).

Per fermare una sempre più violenta guerra tra gang rivali di uomini di colore, le donne – guidate dalla coraggiosa Lysistrata – iniziano uno sciopero del sesso indirizzato a far cessare le ostilità. Ottenere ciò che vogliono, però, non sarà così semplice.
Grazie a una serie di spunti narrativi interessanti (notevole la scelta di far interpretare a Samuel L. Jackson il “coro”), Lee ha dato vita a una pellicola ricca di suggestioni, stratificata e di non semplice lettura.

È un film di denuncia, indubbiamente, ma anche un lungometraggio dalla forte creatività stilistica e dotato di un respiro metaforico non indifferente (il letto con i due amanti che si sfidano come due pugili su un ring).

Nella parte centrale c'è, purtroppo, un calo evidente e a volte le scelte registiche sono fin troppo sopra le righe, ma non potrebbe essere altrimenti per un film che si prende tanti rischi, optando sempre per la strada meno semplice e dimostrando coraggio dal primo all'ultimo minuto. La si potrebbe definire una “tragedia greca in versi hip hop”, un connubio mai utilizzato in maniera tanto esplicita sul grande schermo.

In concorso, invece, ha trovato spazio «The Commune» di Thomas Vinterberg.
Al centro, la vita di una comune nella Danimarca degli anni Settanta: la rottura tra una coppia che fa parte del gruppo manderà in crisi l'intera comunità.

Il regista di «Festen» e de «Il sospetto» racconta il sogno iniziale e la conseguente disillusione di una comune che vede sgretolare man mano le proprie certezze.
Seppur scorrevole e scritto piuttosto bene, è un film con più ombre che luci, troppo costruito a tavolino per poter emozionare davvero e non sempre credibile come dovrebbe.
I personaggi sono approfonditi soltanto in parte e, nonostante il ritratto d'epoca sia intenso al punto giusto, non mancano i momenti superficiali e realizzati un po' frettolosamente.

Niente male il cast: i protagonisti sono due volti molto noti del cinema di Vinterberg, Ulrich Thomsen e Trine Dyrholm.

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