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Gianfranco Rosi conquista Berlino: Orso d'oro a «Fuocoammare»

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cinema

Gianfranco Rosi conquista Berlino: Orso d'oro a «Fuocoammare»

Trionfo italiano al Festival di Berlino: Gianfranco Rosi ha conquistato la giuria capitanata da Meryl Streep e il suo «Fuocoammare» si è aggiudicato l'Orso d'oro. Quattro anni dopo «Cesare deve morire» dei fratelli Taviani, il cinema italiano vince nuovamente il premio più ambito del festival tedesco: amatissimo dalla stampa internazionale, «Fuocoammare» ha emozionato critica e pubblico, trattando con grande sensibilità il tema dell'immigrazione, oggi più attuale che mai in tutta Europa.

Con questo intenso ritratto di Lampedusa, Rosi ha così ottenuto un altro riconoscimento importantissimo dopo il Leone d'oro vinto alla Mostra di Venezia con «Sacro GRA» nel 2013.

Gran Premio della Giuria al bellissimo «Death in Sarajevo» di Danis Tanović: ambientato il 28 giugno del 2014, esattamente un secolo dopo l'attentato a Francesco Ferdinando che ha portato allo scoppio della Prima guerra mondiale, è una grande riflessione sull'Europa di ieri e di oggi, ben girato e altrettanto ben recitato.

Il prestigioso riconoscimento per la miglior regia è andato alla francese Mia Hansen-Løve per «L'avenir», un dramma al femminile con protagonista Isabelle Huppert. Majd Mastoura ha vinto il titolo come miglior attore per la sua performance in «Hedi» di Mohamed Ben Attia (film tunisino che ha ottenuto anche il riconoscimento come miglior opera prima); Trine Dyrholm quello come miglior attrice per «The Commune» del danese Thomas Vinterberg.

La giuria ha inoltre assegnato il premio per il miglior contributo tecnico al cinese «Crosscurrent» di Yang Chao, quello per la miglior sceneggiatura al polacco «United States of Love» di Tomasz Wasilewski e l'Alfred Bauer Award al filippino «A Lullaby to the Sorrowful Mystery» del grande Lav Diaz.

Nelle sezione Panorama, dove la giuria sono gli spettatori, il pubblico ha decretato il successo dell'israeliano «Junction 48» di Udi Aloni. A seguire, nel voto popolare, il tedesco «Fukushima, mon amour» di Doris Dörrie e il sudafricano «Shepherds and Butchers» di Oliver Schmitz.

Come miglior documentario ha vinto, invece, «Who's Gonna Love Me Now?», co-produzione tra Israele e Gran Bretagna diretta da Von Tomer e Barak Heymann.

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