Domenica

7 minuti per la battaglia dei diritti di Ottavia Piccolo

  • Abbonati
  • Accedi
teatro

7 minuti per la battaglia dei diritti di Ottavia Piccolo

  • –di Tiziana Montrasio

Undici operaie chiuse nello spogliatoio di una fabbrica per decidere del destino di altre duecento. Una lunga notte. Un doloroso scontro, non più per salvare il posto di lavoro, ma per difendere i diritti acquisiti. Il nodo sta in un pugno di minuti, sette. Stefano Massini è partito da un fatto di cronaca accaduto nel 2012 in Francia, a Yssingeaux, distretto tessile dove la manodopera era prevalentemente femminile, per portare in scena, con la regia di Alessandro Gassmann, una vicenda appassionante, affidando il ruolo di guida e protagonista principale a Ottavia Piccolo. “Una piccola, piccolissima rinuncia” è la richiesta che viene formulata dalla nuova proprietà di un'azienda tessile alla portavoce del consiglio di fabbrica, l'unica presente al lungo incontro con i dirigenti, l'unica che avrà il compito di riportare alle altre dieci rappresentanti le novità sul loro destino. “La fabbrica non chiude…hanno posto una sola condizione. Dell'incontro, in tutte quelle ore, ricordo solo sorrisi e parole, poi alla fine quella lettera per il consiglio di fabbrica…dentro c'è un ricatto, dice che la Picard & Roche non chiude, ma ci chiedono di rinunciare a sette minuti di pausa al giorno”. L'azienda quindi continuerà a produrre, non taglierà manodopera, chiede solo un piccolo contributo alle centinaia di dipendenti: quei sette minuti di sui quindici della loro pausa di lavoro. Le donne del consiglio esultano, si abbracciano, sono salve. Tutte scalpitano, dopo una lunga notte di attesa, vogliono accettare velocemente la proposta dell'azienda, vogliono andarsene, chiudere un incubo. Sono le 3,38. Ma per Bianca – interpretata da Ottavia Piccolo – i conti non tornano. Lei frena, si ferma, invita a pensare, vuole spiegare, riflettere. La questione non è chiusa. E sarà proprio la più anziana, la più esperta, quella che da trent'anni è piegata sul telaio al punto che “ormai le dita non le sento più per l'artrite” ad avviare una lenta analisi sulle ripercussioni che emergerebbero dalla rinuncia a quella manciata di minuti: “se moltiplicati, sarebbero circa 600 ore di lavoro in più .. in cambio di nulla…regaliamo ore e ore di lavoro gratis, senza ricevere niente in cambio..”. Bianca insiste, sente che può far leva su alcune sensibilità, che può aprire qualche mente, convincere le più riottose, attiva le sue capacità persuasive fino a spostare gli equilibri e capovolgere, forse, il voto finale del consiglio.

Il tema è avvincente, lo spettacolo piace e coinvolge e le attente analisi di Bianca hanno presa sul pubblico. Brave le dieci attrici. Quanto al ruolo di Bianca è d'obbligo chiedersi chi meglio della Piccolo poteva interpretare la parte? L'attrice si è calata a perfezione nelle vesti di una donna che vuole solo preservare i suoi diritti di lavoratrice. Un ruolo che certamente le è confacente e che non trova quindi soluzione di continuità con la sua vita al di fuori del palcoscenico. Vale una particolare citazione la scenografia di Gianluca Amodio che in questo spettacolo ha usato una totale schermatura a rete trasparente, in grado di produrre un effetto quasi cinematografico, incorniciando lo squallido spogliatoio della fabbrica in un quadro vivente che, in un dato momento corale, arriva persino ad assumere le sembianze di un affresco seicentesco.

7 minuti

di Stefano Massini
regia di Alessandro Gassmann
con Ottava Piccolo
e in ordine di apparizione: Eleonora Bolla, Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Balkissa Maiga, Cecilia Di Giuli, Olga Rossi, Stefania Ugomari Di Blas, Arianna Ancarani, Giulia Zeetti e Vittoria Corallo
scenografia di Gianluca Amodio
al Piccolo Teatro Strehler fino al 28 febbraio

© Riproduzione riservata