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In tre volumi gli scritti giornalistici di Renzo De Felice

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In tre volumi gli scritti giornalistici di Renzo De Felice

Una notizia riguardante Renzo De Felice merita attenzione, sia per l'importanza dello storico scomparso il 25 maggio 1996, sia per le sorprese che si potranno avere: la casa editrice Luni di Milano, diretta da Matteo Luteriani, ha acquisito dagli eredi i diritti di tutti i suoi scritti giornalistici e scientifici, editi e inediti. Sappiamo che i soli testi giornalistici saranno in tre volumi, ognuno dei quali diviso in due tomi. Coprono un periodo che va dal 1960 all'anno della morte.

Per la parte scientifica non è facile stilare previsioni, di certo De Felice ebbe solo problemi all'esame di maturità classica (fu bocciato due volte) e si laureò con lode il 16 novembre 1954 con la tesi “Correnti di pensiero politico nella prima repubblica romana”, sotto la guida di Federico Chabod. Tuttavia, prima ancora di aver conseguito il titolo di dottore, invitato dal medesimo Chabod pubblicò il suo saggio d'esordio: “Gli ebrei nella Repubblica romana del 1798-99” . Uscì sulla “Rassegna storica del Risorgimento” nel 1953, anno in cui ne videro la luce altri due del giovane De Felice: una recensione a un libro dello storico James W. Parker, “Il problema ebraico nel mondo contemporaneo” (in “Società”); quindi una recensione alla “Storia socialista della rivoluzione francese” di Jean Jaurès (in “Incontri oggi”). Sono soltanto cenni per ricordare quanto sia ricca di ricerche e di sorprese la vita di De Felice.

Nel dare questa notizia ci sembra doveroso aggiungere che il primo volume in due tomi degli scritti giornalistici è quasi pronto e verrà presentato al Salone del Libro di Torino il 13 maggio alle 10,30; poi a Milano, alla Biblioteca Sormani, il 19 maggio alle 18. I libri usciranno nella collana di Luni Editrice “Contemporanea”, la cura si deve a Giuseppe Parlato, ordinario di Storia Contemporanea a Roma e Presidente della Fondazione Ugo Spirito - Renzo De Felice.

Che aggiungere se non il fatto che questi scritti ci faranno conoscere ancor di più uno dei massimi studiosi del nostro tempo? De Felice resta un maestro di metodo ma fu anche un uomo ben calato nella realtà, vivendone entusiasmi e contraddizioni. Comunista, dopo il 1956 in seguito alla pubblicazione del rapporto dei crimini dello stalinismo e ai fatti d'Ungheria, lasciò il partito insieme a qualche intellettuale, tra cui un altro suo maestro, Delio Cantimori, e rinunciò definitivamente alla militanza politica. Collaborò al “Corriere” di Spadolini (1968-72) e a “Il Giornale” di Montanelli (dal 1974), a numerose riviste e la sua produzione scientifica riguardò, per esempio, anche i giornali giacobini italiani, D'Annunzio politico, il problema dell'Alto Adige nei rapporti italo-tedeschi.

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