Cultura

«La doppia faccia» di Berlino

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«La doppia faccia» di Berlino

“Berlino è una città che vuole ricordare il proprio passato. Le sinagoghe sono state restaurate, mostre all’aperto raccontano la storia della città. Si passeggia lungo la strada del Muro” scrive Natascia Ancarani nell’introduzione al suo libro fotografico “Doppia Esposizione. Berlin 1985-2015” per le Edizioni del Foglio clandestino, con note di Franco Romanò e Sergio Lagrotteria. Un libro il suo che racconta in maniera delicata e possente al contempo le mille trasformazioni di una capitale dove molte strade portano al nulla, con segnaletiche che indicano “dove” smarriti e muri spezzati, ruderi fatiscenti che si ricompongono sotto lo sguardo pressante di gru altissime in veste di numi tutelari, e marciapiedi percorsi da donne velate e turisti alla ricerca del contemporaneo d’autore, che brilla nelle ambasciate rinnovate o ricostruite dalle archistar del momento, nei palazzi del potere e in quelli di banche e industrie.

Berlino è il simbolo della nuova Germania oltre che la capitale della più grande e popolosa potenza dell’Europa unita. Ma come ogni medaglia anche Berlino ha due facce e le immagini rigorosamente in bianco e nero di Michael Hughes, Wolfgang Krolow, Elda Papa, Peter Woelck e del “Landes Archiv” ne raccontano oltre agli attimi rilucenti anche lo spirito e le incongruenze di prospettive che sembrano smarrire i passanti distratti e perfino i berlinesi più attenti. Una città cornice di vicende umane che la grande Storia del ’900 ha segnato in maniera indelebile, nelle architetture come negli animi.

“Berlino è condannata sempre e solo a diventare, mai ad essere” scriveva Karl Scheffler nel 1910. Una capitale fatta di rammendi è quella raccontata da questo libro, esaltante e tragica, magnetica e straniante e dal futuro sicuramente indecifrabile.

“Il Muro è caduto, è diventato un ricordo storico, ma lungo la Bernauer resta un altro muro che non attira più i giornalisti. E’ la solita linea di confine che attraversa tutte le città del mondo. Da una parte il quartiere di Prenzlauer Berg, con le case antiche, accuratamente restaurate, le facciate liberty o neoclassiche, mille caffè e ristoranti, gli affitti alti, parchi curati e sicuri, buone scuole; dall’altra parte il quartiere di Wedding, evitato dai turisti, con i condomini anonimi degli anni Settanta, gli affitti da pensione o da sussidio, gli stranieri disoccupati, vita sociale scarsa, di notte strade deserte e poco sicure, scuole difficili. C’è solo una strada che separa i due quartieri, la Bernauer. E un muro invisibile” spiega il libro di questa autrice che dalle molte contraddizioni di questa metropoli sembra farsi quasi rapire, forse preda anch’essa di un fascino impalpabile, a tratti anche sinistro, che più che altrove si fa inspiegabile. Frutto forse di una memoria che a Berlino più che mai appare in tutta la sua difficoltà di consacrazione e che per questo necessita più che altrove d’esser fissata per immagini.

Molte sono le incongruenze urbanistiche evidenziate dalle immagini del più grande cantiere d’Europa, anche se a prevalere nel libro è quel sentimento di “Ostalgie”, che non pienamente in italiano traduciamo con nostalgia e che, riassunto dalle Trabant e sviscerato da film come “Good Bye, Lenin!” caratterizza - e forse ancora per molto caratterizzerà -questa città magnetica e i suoi abitanti.

Doppia esposizione Berlin 1985-2015, di Natascia Ancarani, Edizioni del Foglio Clandestino.

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