Cultura

Dalla parte delle buone idee

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SCIENZA E FILOSOFIA

Dalla parte delle buone idee

Vittorio Girotto aveva una dote segreta, che stupiva e impressionava sempre i suoi amici – la prodigiosa memoria cronologicamente ordinata di fatti ed episodi della vita e della cronaca. Laddove noi e voi dobbiamo andare a consultare le nostre agende per sapere che cosa fosse successo un certo giorno del maggio del 2005, lui riusciva, chiudendo gli occhi e portandosi una mano alla fronte, con le dita che stringevano la radice del naso tra le sopracciglia, a trovare nella sua mente l’immagine di un pranzo alla caffetteria dell’università, in cui si era chiaccherato del referendum sulla legge della procreazione assistita (noi naturalmente stiamo bluffando, siamo per l’appunto andati a riguardarci l’agenda.) Questa stessa memoria regalava, a quei colleghi e amici che gli chiedevano un consiglio su un testo che stavano scrivendo, i riferimenti precisi a pubblicazioni scientifiche anche assai lontane nel tempo.

Vittorio Girotto, come altri scienziati cognitivi della sua generazione, aveva lavorato in diversi centri internazionali, tra cui il Cnrs francese; il suo ultimo incarico era allo Iuav di Venezia. Tra i massimi esperti di ragionamento intuitivo, insieme a brillanti collaboratori ha concepito e realizzato alcuni degli esperimenti più creativi della psicologia contemporanea.

Un breve filmato ci mostra un’ape regina che ordina ai sudditi di non fare rumore all’interno della zona del “silenzio”. In seguito alcune api ronzano nell’area proibita. I bambini piccoli sanno facilmente individuare i casi che trasgrediscono la norma «se vuoi fare rumore, sta fuori dalla zona del silenzio».

In un altro esperimento i bambini, che ancora non vanno a scuola, digiuni di probabilità, vedono che all’interno di una palla trasparente rimbalzano cinque biglie leggere, quattro rosse e una nera. All’improvviso una biglia esce da un buco della palla. Se è di colore rosso, il bambino non si stupisce, se è nera sì.

Nel primo caso si mostra che i bambini piccoli sanno già individuare i casi che trasgrediscono una norma, operazione indispensabile per un controllo razionale delle ipotesi. Nel secondo caso, le sorprese dei bimbi nell’esperimento con le biglie sono la prova indiretta del fatto che fin da piccoli siamo capaci di concepire le conseguenze di uno scenario probabilistico. Girotto ha contribuito a due importanti tappe per la costruzione di un’epistemologia naturale, mostrando ancora una volta quanto sia ricca l’architettura innata del cervello.

Altri studi di Girotto hanno riguardato quella che, tecnicamente, è chiamata la revisione delle credenze alla luce di fatti nuovi. Poniamo che io venga a sapere un fatto indubitabile che è in contrasto con le mie conoscenze precedenti. Come modificherò queste ultime? Il pioniere americano della psicologia, William James, si pose più di un secolo fa questa domanda e rispose secondo le intuizioni del senso comune: prendiamo atto del fatto e “aggiustiamo” il meno possibile le conoscenze precedenti per renderle coerenti con i nuovi dati. Questa intuizione sarà poi sviluppata da un collega di Wittgenstein, il logico e filosofo Frank Ramsey. Girotto aveva invece sperimentalmente dimostrato che la nostra mente non sceglie la modificazione minore possibile, ma riordina tutte le sue conoscenze secondo regole.

Negli ultimi anni Vittorio Girotto si era interessato alla genesi delle credenze religiose, sulla scia del teismo di David Hume. Hume pensava che l’invenzione delle divinità servisse per spiegare «i diversi eventi avversi della vita umana». Se un essere divino ne era responsabile, i fedeli avrebbero cercato d’ingraziarselo e le avversità si potevano tenere sotto controllo. La questione del controllo degli eventi e il ruolo del caso erano stati studiati a fondo da Girotto. Sulla Domenica dello scorso 10 aprile, in un articolo scritto insieme a Giorgio Vallortigara, aveva analizzato il senso del “timor di Dio” nel passaggio a società complesse, rese possibili dallo sviluppo dell’agricoltura. Girotto e Vallortigara sostengono che solo la scienza può spiegare in modo soddisfacente a che cosa serve (o è servita) la religione. Non più congetture sulle sue funzioni, come faceva Hume, bensì modelli controllati sperimentalmente per spiegare il contagio delle diverse idee religiose.

Qui però sorge un problema. Se voi spiegate sperimentalmente lo svolgersi di un fenomeno naturale, poniamo l’espandersi di un gas al crescere della temperatura a parità di volume, la scoperta della spiegazione non modifica il fenomeno stesso che resta sempre lo stesso, sia che lo spieghiate sia che non lo spieghiate. Al contrario, nel caso di una fede religiosa, chi è convinto di aver dato una spiegazione scientifica del perché alcune persone o comunità hanno quella credenza, contribuisce, consapevolmente o inconsapevolmente, a far sì che il fenomeno si dissolva. In altre parole la credenza religiosa non può essere mantenuta come oggetto di fede da parte di chi la spiega come fenomeno psico-sociale. La fede richiede una certa dose di mistero e di fiducia acritica che la scienza distrugge: l’incantesimo è rotto. Questa differenza profonda degli effetti di una spiegazione scientifica sul fenomeno analizzato rende conto, a sua volta, del diverso atteggiamento di chi vive con (o di) quelle religioni. A costui non basterà affermare che scienza e fede sono su due piani diversi. Mentre la religione non cerca di spiegare la scienza, la seconda cerca di spiegare la prima e, così facendo, invaderebbe il territorio altrui, almeno secondo i fedeli. La strenua difesa del proprio territorio è una resistenza comprensibile. Forse il clero scozzese non aveva tutti i torti nell’ostacolare il riconoscimento accademico di David Hume. E tuttavia il clero s’illudeva due volte. La prima pensando che la fede fosse impermeabile al progresso delle idee, e la seconda confidando nel governo autoritario degli atenei. La storia ha mostrato che il contagio delle idee “buone” non conosce barriere accademiche e che solo la violenza, o il timore della violenza, può ostacolarne la diffusione, e non per molto tempo.

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