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Come dire «Dio» oggi

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Religione

Come dire «Dio» oggi

Il sociologo tedesco Ulrich Bech ricorda che essere globali significa che «d’ora in poi niente di quello che accade sul nostro pianeta è soltanto un evento localmente limitato». Papa Francesco, dal primo suo giorno di governo, ricorda come ogni episodio della storia contemporanea ci riguarda, tirandosi addosso non poche critiche soprattutto dall’interno della stessa chiesa. Che cosa disturba e spiazza? Che la globalizzazione rimetta in discussione un modo di pensare consolidato, schemi di evangelizzazione, le dinamiche sociali e in particolare il rapporto chiesa- potere. Entrare in questi territori comporta scelte concrete e prese di posizione talune in continuità con la tradizione molte altre aprendo fronti nuovi, spesso scomodi. I discorsi sul denaro, sui privilegi, sulla povertà, sui profughi oppure l’enciclica sull’ambiente o l’esortazione apostolica Amoris laetitia sollecitano ripensamenti sugli stili di vita che a loro volta interpellano la fede, la carità e la misericordia.

La globalizzazione ha cambiato la geopolitica, la geoeconomia e lo sguardo sulla realtà. Tutti ne sono coinvolti, nessuno può sentirsi escluso. La chiesa in qualità di istituzione internazionale e di soggetto presente in ogni ambito sociale di tutto il mondo non può tacere su quanto accade né può pensare di sottrarsi a decisioni controcorrente. E i suoi pronunciamenti acquistano un peso politico rilevante, si pensi a Cuba, al viaggio negli Usa, agli incontri con il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e all’abbraccio con il patriarca di Mosca Kirill. La globalizzazione accelera anche il dialogo ecumenico abbattendo storiche divisioni.

Quanto i profondi mutamenti stanno entrando nell’elaborazione teologica? Ancora poco. E quando sono messi a tema come ha fatto il teologo americano Joerg Rieger, docente alla Petkins School of Theology della Southern Methodist University di Dallas, l’approccio e la trattazione appaiono deboli e dipendenti da impostazioni schematiche figlie di una stagione morta. Rieger analizza due modelli di globalizzazione: quella dall’alto al basso” e quella “dal basso”. L’una è esemplificata dall’impero romano, dalla conquista spagnola del Sudamerica, dal totalitarismo (in particolare viene citato il nazismo), l’altra trova in Gesù il capostipite della più grande alternativa che «unisce quelli che sono oppressi e dà loro speranza». Entrambe hanno al centro il concetto di potere. Il testo, ben lungi dal proporre approfondimenti sulla natura del potere e delle sue astuzie come invece si trovano in un classico ancora fresco di spunti qual è il volume di Romano Guardini (Il potere, Morcelliana, ma si veda anche La fine dell’epoca moderna), si limita a sollevare il tema. È questo lo spunto più incisivo che chiama in causa l’impegno teologico a decidersi di ripercorrere la persona e la testimonianza di Cristo anche nelle sue dirette relazioni con il potere romano e delle élite del tempo comprese quelle religiose. Da segnalare la puntuale introduzione Quale teologia nel tempo della globalizzazione di Rosino Gibellini che riprone in modo chiaro la questione teologica del “dire Dio” oggi.

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