Cultura

Principe del vuoto e della ripetizione

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Musica

Principe del vuoto e della ripetizione

Compagine artistica. Il Quartetto Klimt
Compagine artistica. Il Quartetto Klimt

Fra gli appuntamenti programmati dal Ravenna Festival, uno ci sorprende più d’altri, e non perché sia strano e imprevedibile; anzi, è naturale, storicamente indicativo, forse persino atteso da chi, in Italia, sia attratto dalle qualità intrinseche della musica forte d’oltre Atlantico. Morton Feldman, nato a New York martedì 12 gennaio 1926, è morto a Buffalo nello Stato di New York giovedì 3 settembre 1987, per un cancro al pancreas. Da pochi mesi, aveva sposato la compositrice Barbara Monk. Del suo aspetto esteriore, accentuato dalla trasandatezza, dal portamento incurvato, dai capelli lunghi e incolti, dallo sguardo ironicamente tenebroso, restano immagini che lo avvicinano a celebri interpreti di film “di genere”.

La storia musicale del Novecento gli deve molto, se si bada alla quantità di lavoro creativo da lui esercitato. Durante il periodo non lungo della sua attività di compositore e di animatore e combattente per la musica, Feldman è stato iper-produttivo. Ha riversato sul pubblico possibile, e talora virtuale o (al di fuori del Nordamerica) rado e disattento, un fiume inarrestabile di musica. La sua natura, incline a non escludere alcuna fonte d’ispirazione, lo ha indotto a trattare tutti i generi e forme possibili, compreso il teatro musicale, al quale però egli ha dato un solo titolo, l’opera
Neither (1977) da Samuel Beckett. La discussione su di lui compositore può nascere se badiamo alla qualità del suo lascito, nel quale, tuttavia, tutti o quasi individuano alcuni lavori dall’innegabile forza emotiva. Personalmente, indicheremmo le cinque Projections per vari organici cameristici del 1950-1951 (del 1948 è la sua aurorale composizione per pianoforte, Illusions), e, in generale, la sua musica da camera.

La sua formazione è avventurosa, a guardarla oggi a novant’anni dalla nascita e a quasi trenta dalla scomparsa. In origine, Feldman fu un pianista. Studiò inizialmente pianoforte con Vera Maurina-Press, allieva di Ferruccio Busoni; a lei dedicò nel 1970 il brano Madame Press Died Last Week at Ninety). Più tardi, dal principio degli anni ’40, divenne compositore, sotto la guida, prima, di Wallingford Riegger, poi del celebre Stefan Wolpe, e fra i lavori anche in Italia più noti di Feldman c’è appunto For Stefan Wolpe. Il 1950 fu per Feldman una data storica. A un concerto del New York Philharmonic Orchestra, Feldman conobbe per la prima volta John Cage. Fu un evento capitale della sua vita, e fortissima fu l’influenza di Cage sul suo lavoro di compositore, anche se forse un primo contatto potrebbe risalire al 1949. Si ricorda un dettaglio singolare: l’ammirazione per il musicista simbolo del “nuovo” lo indusse ad andare ad abitare nello stesso edificio in Cage viveva.

Domenica 5 giugno 2016, Ravenna Festival presenta nel refettorio di San Vitale il Quartetto per pianoforte, violino, viola e violoncello (1987), nell’esecuzione del Quartetto Klimt, nato vent’anni fa dal vivaio di talenti della Scuola di Musica di Fiesole, e costituito dal pianista Matteo Fossi e dagli archisti Duccio Ceccanti, Edoardo Rosadini e Alice Gabbiani. È l’ultima composizione di Morton Feldman, venuta alla luce nell’anno stesso della sua morte, e concentra in sé tutte le specificità d’invenzione e di scrittura che rendono riconoscibile il suo periodo estremo di vita e di operosità creativa. Nel Quartetto coesistono la tendenza a dilatare la durata sino al limite del vuoto cosmico (il Quartetto supera i 70 minuti), l’ossessivo indugiare su un dettaglio descritto e limato e sottolineato ed enfatizzato, insieme con l’inclinazione ad abolire le cesure, le piccole e grandi pause, le impressioni di sosta e di riposo. Su tutto domina il vacuum, il rallentatore, e, come altri hanno osservato, «quasi la paralisi dello svolgimento, con costanti riprese e reiterazioni di poche, scarne cellule, un incedere che di rado abbandona un tono scabro, essenziale, assolutamente anticonsolatorio».

Il giudizio generale sull’opera di Feldman, sul suo linguaggio compositivo e sulle sue predilezioni stiilistiche insiste a buon diritto sulla enfatizzazione del tempo, in particolare, dell’archetipicità del tempo che diviene oggetto di una originale filosofia della musica. Questo è “dichiarato” dal valore attribuito dal compositore alla reiterazione e alla ripetitività, che nello svolgersi del discorso musicale tende alla sovrapposizione, all’agglomerato: al culmine di una Steigerung, il cluster diviene una vera visione del cosmo, un «pensiero verticale stazionario» con cui però si aggregano criteri variabili di notazione: così, per esempio, in Atlantis (1958).

Un’eccellente sintesi della vicenda nata dalla figura di John Cage e intorno ad essa, con particolare riferimento a Feldman, è stata scritta da Stefano A. E. Leoni. Ne citiamo volentieri, testualmente, le parole d’inizio. «Il circolo di musicisti che si formò a New York intorno a John Cage già verso la fine degli anni Quaranta e comprendeva i compositori Earle Brown, Morton Feldman e Christan Wolff, e il pianista David Tudor, manifestò uno spiccato interesse per le arti figurative». Questa precisazione ci conduce al compositore. Feldman, che Leoni definisce «fedele alla poetica dell’espressionismo astratto», e a ciò che lo stesso Feldman scrisse nel saggio Between categories (1969). Citiamo ancora, per via indiretta ma sicura, dal bellissimo scritto di Stefano A. E. Leoni. «Il mio interesse per la superficie è il tema della mia musica. In questo senso le mie composizioni non sono affatto “composizioni». Si potrebbe paragonarle a una tela temporale. Dipingo questa tela con colori musicali. Ho imparato che quanto più si compone o costruisce, tanto più di impedisce a una temporalità ancora indisturbata di diventare la metafora per il controllo della musica. Entrambi i concetti, tempo e spazio, sono stati impiegati nella musica e nelle arti figurative come in matematica, letteratura, filosofia e scienza. […] Al mio lavoro preferisco pensare così: tra le categorie. Tra tempo e spazio. Tra pittura e musica. Tra costruzione della musica e la sua superficie».

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