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Pietro Bussolo, scultore raro

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Arte

Pietro Bussolo, scultore raro

  • –di Marco Bona Castellotti
Dulcedo. Pietro Bussolo, «Madonna con Bambino»,(particolare), 1510-1515
Dulcedo. Pietro Bussolo, «Madonna con Bambino»,(particolare), 1510-1515

Dire di una mostra che è “raffinata” equivale a scoraggiare il pubblico prima che ne varchi la soglia. Questa, dedicata a Pietro Bussolo, scultore in legno nato a Milano intorno al 1460 e morto nel 1525-26, non si può definire raffinata, perché l’opera di Bussolo non si classifica alla luce della categoria della finezza, bensì di un naturalismo al limite del realismo, come lo spettacolare Cristo crocifisso di Fontanella al Monte (1490-95) manifesta nel modellato del corpo e nei tratti del volto, incorniciato da capelli che paiono contati, nell'espressione fra il sonno e la morte, propria della tipologia di transizione di derivazione duecentesca. Il rapporto che s’instaura tra le sculture di Bussolo, protagonista non minore del rinascimento lombardo, e quelle di confronto presenti nella mostra, è giocato su sottili relazioni filologiche. L’osservatore, per percepirle, deve aguzzare lo sguardo. Nel rispetto della regola degli influssi e degli scambi con opere coeve, si giunge alla conclusione che la testa di Cristo, nella sua verità trasfigurata, possiede un carattere autonomo, senza necessità di far ricorso alla produzione di Bramante a Milano e a Bergamo per spiegarne lo stile. È piuttosto il San Bernardino da Siena della chiesa in via Pignolo a Bergamo a denunciare la ripresa del plasticismo mandibolare dell’urbinate. Gli ascendenti più autorevoli di Bussolo furono Zenale Butinone e Agostino de’ Fonduli, al cui fianco è pressoché certo che abbia lavorato a Milano agli esordi della sua carriera. Dell’attività milanese bussoliana citata dalle fonti in San Satiro e in San Francesco Grande però non è rimasta traccia, quindi il catalogo delle sculture sopravvissute inizia, negli anni novanta del Quattrocento, a Bergamo e nelle valli limitrofe, in una stagione di fervido rilancio dell’arredo chiesastico. Qui Bussolo realizza grandi macchine d’altare (quasi tutte smembrate) talvolta con l’aiuto di collaboratori percepibile nei dislivelli qualitativi. Grazie alle indagini avviate da tempo sul territorio da A. Pacia, alle proficue ricerche d’archivio di C. Cairati e ai contributi dei curatori della rassegna (Albertario, Ibsen, con Rodeschini), ma anche di Petrò, Paratico, Tomasini e altri, si è giunti al consuntivo di nuove attribuzioni, date ignote, deduzioni filologiche, accreditabili anche agli eccellenti restauri dei Gritti.

Ad alcuni magnifici parati e argenterie liturgiche provenienti dal museo della cattedrale di Gandino è affidato il compito di mettere a fuoco il contesto entro cui prese forma l’arte di Bussolo.

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