Domenica

Dire sì (e no) ma con coscienza

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Religione

Dire sì (e no) ma con coscienza

  • –di di Nunzio Galantino

Una parola che non gode buona salute nel clima culturale odierno, soprattutto in chi non la “abita” in maniera corretta. L’obbedienza è strettamente collegata a un ascolto fedele (ob-audire); è la risposta libera di qualcuno che ascolta e riconosce la grandezza di chi ( o di ciò = la coscienza) gli sta davanti; è assenso libero nei confronti di ciò che abbiamo compreso essere la cosa giusta. Quindi, obbedienza non è cieca sottomissione alla legge imposta; bensì, come sottolineava il pastore luterano Dietrich Bonhoeffer, è adesione libera «per intima convinzione, in piena consapevolezza e con animo lieto» (in Fedeltà al mondo, Queriniana, 2004). L’obbedienza comincia dall’ascolto della propria coscienza, a cui segue l’agire convinto e coerente, nella libertà. Non può obbedire chi è privo di una coscienza libera, consapevole e formata. In nome della libertà di coscienza si può giungere a disobbedire alle leggi scritte dagli uomini. Antigone, protagonista della nota tragedia di Sofocle, in obbedienza alle «leggi non scritte, e innate, degli dei» (vv. 450-457) va contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte, che le proibì, con un editto, di dare sepoltura al fratello Polinice. L’obbedienza alle leggi divine e all’affetto fraterno sono di gran lunga superiori alle leggi scritte dagli uomini: «Sepolcro io gli darò; bella, se l’opera avrò compiuta, mi parrà la morte. E cara giacerò presso a lui caro, d’un pio misfatto rea: poiché piacere più lungo tempo a quelli di laggiù debbo, che a quelli che qui sono» (vv.69-77). Per le stesse motivazioni, l’obbedienza smette di essere una virtù – come ebbe a scrivere don Lorenzo Milani - e può farsi obiezione di coscienza. Riferendosi all’art. 11 e 52 della Costituzione, il priore di Barbiana oppose la sua obiezione di coscienza verso tutto ciò che aveva a che fare (compreso il servizio dei cappellani militari) con la guerra e spiegò che l’unica difesa legittima della Patria non è fatta con le armi, bensì con l’educare l’esercito agli alti valori che lo stesso concetto di Patria contiene: la sovranità popolare, la libertà, la giustizia. A tutto ciò che richiama il cinismo, la violenza e lo spargimento di sangue invece, non si deve obbedire. Si deve obiettare. Nell’obbedienza a una legge non può mai venir meno il rispetto della persona, della sua dignità, del bene comune, del mondo nel quale abitiamo. Si ha l’impressione, al contrario, che l’unica obbedienza, peraltro cieca, praticata oggi, sia l’obbedienza alle leggi del mercato, del consumismo; alle leggi del potere e del successo; alla legge dell’apparire più che dell’essere; alla legge dell’individualismo. Un’obbedienza cieca che nega la libertà della coscienza, infligge sofferenza e provoca infelicità, perché «l’obbedienza senza libertà è schiavitù, la libertà senza obbedienza è arbitrio» (Bonhoeffer, cit., p. 97).

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