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Da Peano a oggi. E le donne?

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FILOSOFI ITALIANI

Da Peano a oggi. E le donne?

Mostrare come la filosofia italiana rappresenti un «contesto di pensiero» di indubbia originalità e con caratteristiche per certi versi uniche nella storia della filosofia occidentale, è l’obiettivo del volume curato da Onorato Grassi e Massimo Marassi. I nostri filosofi hanno oggi un riconosciuto ruolo leader a livello europeo, com’è confermato dalla loro presenza nel coordinamento d’importanti iniziative negli studi filosofici e storico-filosofici. Si pensi, ad esempio, alla splendida sezione Filosofia dell’Appendice VIII dell’Enciclopedia italiana, «Contributo italiano alla storia del pensiero» (Treccani, 2012-2013) e al ruolo di apripista che l’Enciclopedia filosofica (Sansoni, 1958; Bompiani 2006) e il Lessico intellettuale europeo del CNR (Olschki, 1969-2016) hanno svolto e continuano a svolgere per le analoghe imprese enciclopediche e lessicografiche che l’hanno seguita.

Il sintagma «filosofia italiana» è entrato nell’uso comune grazie alla diffusione delle opere pubblicate da Bertrando Spaventa a partire dal 1860, in un periodo, ricordiamolo, di grande contrasto tra uno stato unitario che esigeva la dissoluzione delle facoltà teologiche e una chiesa cattolica che proclamava il tomismo philosophia christiana, dunque sovrannaturale e soprattutto sovranazionale; il saggio spaventiano, La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea era ristampato a cura di Giovanni Gentile (Laterza, 1909).

Guardando alla lista dei Congressi Mondiali di Filosofia, non si può non notare l’influenza importante avuta dai filosofi italiani. Al primo congresso mondiale, Parigi 1900, Giuseppe Peano consigliava a Bertrand Russell di leggere Gottlob Frege, dando così inizio alla filosofia analitica. Nel terzo congresso mondiale, Heidelberg 1908, Benedetto Croce guidò la discussione sulle scienze dello spirito assieme a Wilhelm Windelband, discussione continuata al quarto congresso mondiale, tenutosi a Bologna nel 1911 e organizzato da Federigo Enriques. Nel 1922 fu Giovanni Gentile a invitare i filosofi a Napoli, per il quinto congresso mondiale. L’iniziale frattura dei filosofi italiani fra laici e cattolici trovò un’interessante composizione nel 1958, al dodicesimo congresso mondiale, organizzato da Luigi Stefanini e Carlo Giacon. Importante la presenza italiana all’Institut International de Philosophie, fondato nel 1937, in concomitanza del Congrès Descartes: Federigo Enriques, Giovanni Gentile, Augusto Guzzo, Carlo Antoni, Ugo Spirito, Enrico Castelli, Nicola Abbagnano, Felice Battaglia, Guido Calogero, Michele Federico Sciacca, Franco Lombardi, Eugenio Garin, Remo Cantoni, Luigi Pareyson, Vittorio Mathieu, Valerio Verra, Carlo Sini, Evandro Agazzi, Enrico Berti, Marco Maria Olivetti, Franco Volpi, Maurizio Ferraris, Marco Buzzoni e chi scrive (e si scusa per l’autocitazione). In Italia i colloqui dell’istituto si sono tenuti ben cinque volte: a Venezia nel 1958 in concomitanza del congresso mondiale, all’Aquila nel 1964, a Bellagio nel 1982, a Palermo nel 1985 e a Roma nel 2014.

Certo, una risposta alla domanda su quali siano i più importanti filosofi italiani del Novecento, la si trova contando le righe dedicate ai nostri nelle più importati enciclopedie di filosofia pubblicate all’estero; e il maggior numero di righe, le nostre tre corone, sono attribuite, nell’ordine ad Antonio Gramsci, Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Filosofe e filosofi italiani del Novecento. Ma va notato che nel volume curato da Grassi e Marassi manca un capitolo sul ruolo delle donne per lo sviluppo della filosofia italiana un aggiornamento delle filosofe della modernità di Sandra Plastina (Carocci, 2011), si pensi solo a Maria Montessori, Antonia Pozzi, Sofia Vanni Rovighi, Margherita Isnardi Parente, Adriana Cavarero, Francesca Rigotti, Roberta De Monticelli, Franca D’Agostini, Rosi Braidotti, Nadia Urbinati e Nicla Vassallo. In verità, l’attribuzione nazionale è un approccio oggi messo in dubbio da più parti. Si ricordano le grandi rassegne nazione per nazione proposte da Raymond Klibansky (La Nuova Italia, 1958-1959; La Nuova Italia, 1968-1971; Gallimard, 1993) e da Mario Dal Pra (Vallardi, 1975-1978; Piccin, 1991) come pure gli studi promossi da Gregorio Piaia su filosofia tra identità nazionale e universalismo (CLEUP, 2008).È però anche vero negli ultimi tempi si tende a particolarizzare la ricerca a livello regionale, università per università, seguendo l’ipotesi foucaultiana sviluppata da Ulrich-Johannes Schneider (Meiner, 1999), e non è da escludere che nel prossimo futuro potremo ricostruire l’impatto dei filosofi italiani nel contesto delle loro università.

La filosofia italiana del Novecento. Interpretazioni, bilanci, prospettive, a cura di Onorato Grassi e Massimo Marassi, Mimesis, Milano-Udine, pagg.312, € 20,40

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