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Serenissima e ribelle

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Serenissima e ribelle

L’Avamposto è un minuscolo locale sulla riva “tonda” di Rialto. Giorgio Fiabane, il proprietario, non ha voluto cederlo preferendo incontrare qui gli amici e parlare di Venezia. Come hanno fatto Beatrice Barzaghi e Maria Fiano, che qui hanno presentato la loro Guida alla Venezia ribelle riconoscendo all’Avamposto la condizione per entrare in una prossima edizione della loro inusuale guida che dice di luoghi e storie di una Venezia propositiva come si addice alla “natura ribelle” di una città nata in un luogo che la negava per mancanza di terreno e dei materiali per farla.

La Guida parte dalla zona periferica di Santa Marta, come a voler dichiarare da subito che il viaggio è per una Venezia che respira i gesti civili di collettivi, segue le tracce di portuali o della crisi del 1953 con «l’occupazione... andata avanti per quattordici giorni» del cotonificio, ora università, su cui volano le grandi Ali di Massimo Scolari. Santa Marta è anche San Sebastiano, la chiesa con «lo splendido ciclo di affreschi» di Veronese. Le autrici conducono l’ospite in una città «femminile, intricata e testarda, amante del bello...preziosa e raffinata..». Si va per Marghera, Santa Margarita, l’Accademia, San Giacomo da l’Orio, e altri luoghi dove si incontra Baffo, poeta licenzioso e irriverente o Ferrante Pallavicino, monaco e scrittore di «racconti, .. che hanno come argomento principale fatti e misfatti della famiglia del papa»; ai Magazzini del Sale è perfino possibile «assaporare il gusto della Serenissima» succhiando il dito passato «tra gli interstizi dei mattoni». E non può mancare Franco Basaglia, ribelle per voler “restituire dignità alle centinaia di persone... bollate come “matte”. Coerentemente, la Guida invita alle Gallerie dell’Accademia per «vivere un’esperienza visiva e emozionale» della Tempesta di Giorgione, ribelle «per i suoi lavori carichi di sentimenti e di fisicità» al tempo di pittori ufficiali. Lo stile è discorsivo e la lingua segue il moto ondoso delle emozioni, dei gesti umani, di un mondo che non vuole essere annullato dal rito della contemplazione celebrativa. Tra le righe della Guida alla Venezia ribelle si sente il residente che vive l’essere Venezia oltre il contesto che lo relega sullo sfondo di una città dove prevale un destino importato.

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