Domenica

Levi, una vita da fantascienza

  • Abbonati
  • Accedi
(none)

Levi, una vita da fantascienza

  • –Massimo Bucciantini

Ancora Levi. Un piccolo libro, com’è giusto che sia. Ma denso e pieno di novità, sia dal punto di vista dell’interpretazione sia perché contiene cose mai viste, che Francesco Cassata è riuscito a trovare e a far lievitare.

Immagino sia stato un lavoro faticoso. Qualunque lavoro onesto su Levi lo è. Ed è una regola – quella della fatica – che vale in primo luogo per tutti gli scrittori universali. E Levi certamente lo è, così come è filosofo morale di prima grandezza. Ma questa regola, nel suo caso, è accresciuta al cubo, e tale resterà fino a quando non verrà presa la decisione – ormai si è vicini ai cent’anni dalla nascita – di aprire agli studiosi la sua biblioteca e il suo archivio. Naturalmente proteggendo la sua vita privata da sguardi indiscreti, ma non il resto. Per sapere quali libri possedeva, quali ha letto e come li ha letti, quali pagine ha commentato in margine, se e quali appunti ha ricavato, per sapere con chi è stato in corrispondenza e per quanto tempo e di quali argomenti ha discusso (e mentre scrivo penso a Calvino, al suo amico di sempre: chi oggi potrebbe pensare di fare a meno della sua straordinaria raccolta di lettere uscita ormai sedici anni fa?).

Sono domande non più rinviabili. E, come ci dimostra questo libro – lo vedremo tra un momento – indispensabili, se si vuole sondare in profondità la sua opera.

Cassata affronta un argomento di solito considerato minore. Gli scritti fantascientifici: Storie naturali (1966), pubblicato con lo pseudonimo Damiano Malabaila, e Vizio di forma (1971). E il suo libro – attraverso una complessa stratificazione di fonti e di significati – riesce a far parlare questi testi come nessuno prima aveva fatto.

Tutto prende le mosse dalla fascetta editoriale apposta sulla copertina di Storie naturali, e da cui Cassata ricava il titolo del suo saggio. Perché quel punto interrogativo? Che cosa intende Levi per fantascienza? E all’interno della sua opera, qual è il suo significato?

Storie naturali esce nel periodo aureo della fantascienza italiana. Nel novembre 1959 viene pubblicata Le meraviglie del possibile, l’antologia fortemente voluta da Sergio Solmi e Carlo Fruttero e che riportò un notevole successo di vendite e di critica. Ed è interessante notare che Fruttero avanzò l’idea di far tradurre alcuni di quei racconti (Bradbury, Sheckley, Asimov, Clarke, Simak) a scrittori italiani, e tra i nomi citati – in una lettera a Solmi del 13 maggio – faceva quelli di Buzzati, Vittorini, Moravia, Calvino e Levi. Del 1961 è Il secondo libro della fantascienza, a cura sempre di Fruttero ma questa volta con Franco Lucentini. E quattro anni più tardi Calvino pubblicava Le Cosmicomiche, un «fantascientifico alla rovescia», un «fantapassato», come lo definirono Eugenio Montale e Franco Antonicelli.

Il primo obiettivo di Cassata è quello di modificare la cronologia delle opere leviane. I mnemagoghi, con cui si apre Storie naturali – l’inquietante racconto del segreto di laboratorio dell’anziano dottor Montesano (le cinquanta bottigliette in cui sono racchiusi degli odori capaci di suscitare le memorie degli uomini) –, viene scritto da Levi nel 1946 e pubblicato per la prima volta nel 1948. Si ricordi che Se questo è un uomo viene ultimato nel gennaio 1947. Scrive Cassata: «Da questo accostamento cronologico un primo dato emerge con evidenza: i racconti fantastici di Levi non sono un corollario, un’evasione o un’espressione secondaria e tardiva della sua vocazione letteraria, ma affiancano e accompagnano la narrativa di testimonianza a carattere autobiografico». Nel novembre 1976, in una conferenza tenuta a Zurigo, Levi affermava: «Chi scrive attinge alla materia che conosce. Le mie miniere sono più d’una e diverse». La lunga gestazione di Storie naturali – un ventennio, dal 1946 al 1966 – viene dunque a confermare questa sua dichiarazione.

Il secondo risultato è quello di far emergere come la fantascienza non sia una semplice trasfigurazione allegorica del trauma del Lager. Proprio l’interesse così precoce di Levi mostra a sufficienza quanto ampi fossero i “materiali grezzi” a sua disposizione. «Non un’ispirazione unica, dunque, ma una pluralità di apporti in cui si fondono la memoria del passato e la proiezione del futuro, la dimensione socioculturale e quella biologica».

Tra i quindici «divertimenti» che compongono Storie naturali, Angelica farfalla, Versamina e La bella addormentata nel frigo sono ambientati nella Germania del futuro. Il protagonista di Angelica farfalla è il dottor Leeb, che nel suo laboratorio a Berlino «tenta di trasformare delle cavie umane in creature angeliche, attraverso la somministrazione di estratti tiroidei». Anche La bella addormentata nel frigo si svolge nella stessa città, nell’anno 2115, ed è la storia di Patricia, «23 anni di vita normale e 140 di ibernazione», e degli abusi sessuali che è costretta a subire da parte di Peter, il padrone di casa, interrotti dalla sua fuga finale. In Versamina si racconta invece la strana vicenda del dottor Kebler, soprannominato Kebler dei miracoli, e dei suoi esperimenti con sostanze farmacologiche che avrebbero dovuto convertire il dolore in piacere.

Certo non sorprende che Levi abbia trovato negli esperimenti medici nazisti il “materiale” su cui poi costruire i suoi tre «racconti tedeschi». Cassata però è riuscito, grazie alla collaborazione degli eredi di Levi, a individuare alcuni testi di riferimento presenti nella sua biblioteca che possono essergli serviti da “traccia”: Der SS-Staat di Eugen Kogon, deportato a Buchenwald nel 1939 e assistente del medico SS responsabile dei vaccini all’interno del Lager contro il tifo esantematico, e Un medico ad Auschwitz di Miklós Nyiszli, anch’esso uscito nel 1946 e tradotto in italiano nel 1962. Di più: dalla lettura approfondita di questi racconti emerge come il passato nazista non sia il solo protagonista: «la memoria dell’universo concentrazionario agisce come presenza profonda, quasi spettrale, in un contesto che muove da tòpoi classici della science fiction per approdare a una riflessione etica sugli sviluppi della scienza contemporanea».

Anche la lettura di Vizio di forma contiene delle novità. Innanzitutto Cassata intravede una forte discontinuità con la fantascienza di Storie naturali. Differenze di stile, ma non solo. In una battuta: mentre queste ultime riflettono «l’euforia “prometeica” dell’Italia del boom», Vizio di forma s’interroga sulle «inquietudini della fine dell’“età dell’oro”». Nel 1971 il panorama culturale e sociale non è più quello dei primi anni Sessanta. E non è inutile ricordare che uno dei titoli pensato da Levi per la raccolta era stato Disumanesimo.

«Fare i conti planetari», di questo si tratta, con un linguaggio «stridulo, sbieco, dispettoso», tanto diverso da quello così «umano» di Se questo è un uomo e La tregua. È un libro in cui si parla di ecologia: ben otto racconti su venti hanno a che fare con le sorti del pianeta Terra. E anche qui è la ricerca storica dell’autore – con lo scambio di lettere inedite tra Levi e Roberto Vacca, ingegnere elettronico e autore di fantascienza – a dare il meglio di sé e ad aprire inattese piste di ricerca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Cassata, Fantascienza? Science Fiction , Einaudi, Torino, pagg. IX, 275, € 22 (edizione bilingue)