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Progresso morale a piccoli passi

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FILOSOFI D’OGGI / A COLLOQUIO CON ALICE CRARY

Progresso morale a piccoli passi

Alice Crary
Alice Crary

Alice Crary ama descriversi come una «filosofa analitica rinnegata» e, come tutti i rinnegati, lo fa con un certo sussiego. Crary ha studiato a Harvard e a Pittsburgh e oggi è direttrice del dipartimento di filosofia della New Schoolof Social Research di New York. Quello di Crary è un percorso che ha stentato a guadagnarsi il credito che merita perché non si inquadra facilmente e non risponde precisamente né alle aspettative dell’accademia, né a quelle del mercato. Ha scritto saggi importanti su J.L. Austin e Wittgenstein, Stanely Cavell e Cora Diamond, ma soprattutto è l’autrice di Beyond Moral Judgment (Harvard University Press 2007) un tentativo molto originale di portare alla luce la dimensione morale del linguaggio, forzando i limiti della teoria del linguaggio ordinario e dell’etica.

L’indagine prosegue nel suo nuovo libro Inside Ethics: On the Demands of Moral Thought (Harvard University Press 2016), un saggio sul valore della vita umana e animale, dal contenuto potenzialmente sovversivo. «Il punto di partenza è la percezione di un problema fondamentale riguardo al modo in cui molti filosofi morali parlano degli esseri umani e degli animali. Il problema dipende da una limitazione fatale riguardo ai metodi usati per portare esseri umani e animali al centro dell’etica. L’approccio standard consegna a discipline esterne all’etica lo studio e la comprensione empirica della vita umana e animale. Nella terminologia del libro, questo significa collocare gli esseri umani e gli animali “fuori dall’etica”. La mia ambizione è di mostrare che non si può operare in questo modo. C’è bisogno di capacità morali come l’immaginazione per rendere giustizia delle vite degli esseri umani e degli animali».

Riportare gli animali e gli esseri umani “dentro l’etica” è un compito filosofico e pratico urgente. Il caso degli animali è forse più facile da dimostrare. «In molte tradizioni intellettuali – del passato e del presente – gli animali sono trattati come oggetti, irrilevanti dal punto di vista morale e privi dell’autorità di pretendere trattamenti particolari. Queste idee non sono semplicemente espressioni di bizzarre visioni accademiche. Un atteggiamento di completa indifferenza verso gli animali trova ampia espressione istituzionale nelle società industriali. Basta pensare ai mattatoi e ai laboratori dove si fanno sperimentazioni sugli animali. Una sfida fondamentale per chiunque si interessi degli animali è quello di contestare questa immagine della vita animale, dimostrando che gli animali sono oggetti appropriati di interesse morale. Inside Ethics accoglie questa sfida. Lo fa argomentando che ci vogliono risorse etiche per riportare all’attenzione dell’etica la vita degli animali».

L’accordo di Crary con gli animalisti è circoscritto. «Molti di questi filosofi, a cominciare dal più famoso, Peter Singer – definiscono lo status morale in termini del possesso di certe capacità della mente. Dal punto di vista politico questa tesi ha effetti devastanti perché sottrae l’autorità di chiedere e pretendere attenzione morale proprio agli esseri (umani e animali) che sono più vulnerabili. Un caso particolarmente disperato è quello degli esseri umani le cui capacità cognitive sono seriamente compromesse. Se lo status morale è fondato sulle capacità individuali, questi esseri hanno uno status morale minore perché sono meno dotati delle capacità “moralmente rilevanti”». Crary contesta questa tesi di maggioranza ma ci dice anche come trovare le risorse necessarie per invertire la tendenza.

Il primo passo è di tipo diagnostico. Si tratta di identificare il problema in modo adeguato e comprendere perché le soluzioni teoriche finora adottate per attribuire rilevanza morale non sono soddisfacenti; anzi, hanno conseguenze perverse, poiché danneggiano proprio quelli che hanno più bisogno di attenzione morale. Il secondo passo è di tipo metodologico. Si tratta di registrare che abbiamo bisogno di capacità morali per portare al centro dell’etica gli animali e gli esseri umani. Ma, alla fine, per conseguire quel tipo di ri-orientamento etico necessario per rendere giustizia al valore della vita animale e umana, è necessario un vero e proprio riposizionamento culturale. «Bisogna attingere a piene mani alla cultura umanistica e alle arti – la storia, la religione, la letteratura, il cinema e la cultura delle arti visive. Queste sono risorse culturali di immediata pertinenza per il nostro progetto». Infatti, una parte significativa dell’argomentazione di Crary si articola intorno alla narrativa di Raymond Carver, J.M. Coetzee e W.G. Sebald. Il ruolo della letteratura non è meramente esemplificativo o ancillare. Al contrario, la letteratura ha un ruolo interno nei processi di ri-orientamento etico. Secondo Crary «dirigendo i nostri sentimenti, la letteratura contribuisce direttamente e internamente al quel tipo di comprensione razionale che cerchiamo in etica. Può sembrare strano, ma questa è una proposta radicale nella filosofia accademica di oggi».

La radicalità di questa proposta dovrà essere misurata nel breve e nel lungo periodo, visto che il ricorso alla letteratura è uno dei temi più insistiti nell’intera tradizione filosofica. Ma qui l’obiettivo polemico è una certa interpretazione del canone filosofico analitico che, per la verità, era stato aspramente criticato fin dai suoi albori, proprio da Iris Murdoch, e proprio per preoccupazioni di tipo morale.
Crary annuncia un ripensamento del ragionamento pratico. «Oggigiorno è piuttosto comune pensare al ragionamento pratico come se fosse logicamente distinto dalla sua controparte teoretica. Comprendere com’è fatto il mondo non sembra immediatamente relato al pensiero pratico. Questa prospettiva sembra ovvia finché la realtà è concepita neutrale dal punto di vista morale e pratico. L’argomento di Inside Ethics sfida questa rappresentazione della realtà, invitandoci invece a concepire il mondo reale nella sua dimensione essenzialmente morale e pratica».

In questo senso, l’argomento di Crary porta avanti la tesi di minoranza, sostenuta da filosofe che si sono apertamente richiamate a Murdoch, come Cora Diamond e Sabina Lovibond. Per queste filosofe il ragionamento pratico ha un aspetto morale imprescindibile e si esercita grazie a capacità morali quali l’immaginazione e l’empatia.
Forse l’aspetto distintivo di quest’ultimo libro di Crary è da intravedere nella sua pretesa radicalità sociale. «Questo contributo all’etica ha conseguenze dirette su come si concepisce la critica sociale orientata alla pratica. Il regno di valori verso i quali siamo responsabili nel portare avanti la critica sociale, deve includere i valori relativi agli esseri umani che, per qualche ragione, non sono pienamente sociali, così come i valori relativi alla vita animale. Se ci interessa una critica radicale – una critica che abbia come obiettivo forme strutturali di assoggettamento, come la razza, il genere, la classe, le abilità, il corpo, l’età etc. – è importante rappresentare in modo accurato l’ambito dei valori verso i quali siamo responsabili». È rispetto a questo obiettivo che il libro di Crary fa un passo avanti. E, come si impara leggendo i romanzi di Murdoch, il progresso morale è fatto di piccoli passi.

9 - Continua (Le puntate precedenti sono state pubblicate sulla Domenica nei numeri dal 5 giugno al 24 luglio)

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