Domenica

Bene e Male in una funzione d’onda

  • Abbonati
  • Accedi
elzeviro in forma di racconto

Bene e Male in una funzione d’onda

Boualem Sansal ha vinto il Grand Prix du roman   de l'Académie française con il romanzo   2084, ispirato a  Orwell. Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura
Boualem Sansal ha vinto il Grand Prix du roman de l'Académie française con il romanzo 2084, ispirato a Orwell. Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura

È il nostro secolo, lo abbiamo fatto così, non è il caso di piangerci sopra. Ha anche i suoi lati buoni. Si può dire che è stato un secolo di grandi scoperte e immense speranze. Proprio nel corso di questo secolo siamo usciti dall’universo imbalsamato, di fatto medioevale, della Costanza e della Continuità, di cui Umberto Eco ha superbamente raccontato la fine nel suo straordinario romanzo Il nome della rosa, e siamo entrati nel mondo molteplice e paradossale della fisica quantistica, dove tutto si gioca a dadi e il quanto regna sovrano. Senza questa consapevolezza come potremmo capire la nuova direzione del mondo? Il pensiero ha imboccato strade relativistiche, se conosci la tua posizione non sai la tua velocità e viceversa. Sotto l’effetto della velocità e del numero tutto è inafferrabile, la forma è un’ipotesi, il fondo un’indeterminazione, e la causalità dipende dal futuro e non dal passato. È un mondo di robot il cui orologio interno, atomico ovviamente, scandisce discontinuità e non sequenze. L’uomo sarà un osservatore ammaliato dalla sua improbabile esistenza. La fisica quantistica ha formattato la sua mente, è stato in grado di concepire la relatività ma sta scritto che non saprà resistere ai suoi effetti. L’immagine è la realtà e la realtà una chimera.

In questo secolo, come mai prima d’ora, il Bene e il Male non hanno senso, né in sé né nel loro rapporto dialettico, sono così sottilmente combinati, e non a casaccio, entro una misteriosa formula, la funzione d’onda, che separarli è impossibile, perlomeno con gli strumenti tecnici, giuridici e morali di un tempo. Serve un ciclotrone, d’acciaio inossidabile. In realtà, non ci sarebbe alcun valido motivo di separarli, trattandosi della stessa faccia di un’unica medaglia virtuale. Se la funzione collassa, e la semplice osservazione ne provoca infallibilmente il collasso, ci ritroviamo, come dopo un salto quantico, in un mondo o nell’altro, ciò che non si annichila in questo si annichilirà in quello. Prima dell’esperienza non c’è modo di sapere, devi mettere la testa sul ceppo, ben consapevole che morirai nel momento stesso in cui ti poni la domanda di sapere cosa avverrà. La seconda evenienza, rimanere in vita, è quindi la copia conforme della prima, la guerra fra il Bene e il Male ha sempre favorito solo il Male: trionfa sempre, visto che alla fine, che perda o che vinca, uccide il Bene e ne indossa le vesti.

Da questo punto di vista non ci saranno mai storie nuove, solo remake. Le due guerre mondiali, lo sterminio, il gulag si sono fatti in nome del Bene, e tutto il resto, le permanenti miserie, le sempiterne promesse, gli inevitabili e abietti tradimenti, ci sono stati dati in sovrappiù. Basta questo per scoraggiare un morto dall’idea stessa di risorgere, ma persino la resurrezione è inevitabile, la morte non può resistere a lungo alla scienza. Presto leggeremo il Dna come un libro di ricette. Aggiungi gli ingredienti, scaldi ed è fatta. Il fast food è il futuro del mondo.

Tuttavia non è questo il problema, gli uomini nascono e muoiono e in questo intervallo le cose vanno come vanno. Per la verità, ce ne freghiamo altamente di quante storie i secoli abbiano portato con sé nel loro corso e di quanti mondi abbiano inghiottito, e delle loro fortune ancor più che delle loro sventure, di cui ci interessiamo solo per paura di subirle a nostra volta. Ma anche in questo l’uomo è radicalmente imperfetto, si crede invincibile, non sta all’erta, si lascia sorprendere. L’importante per noi non è risalire il tempo e compilare inventari ma guardare il futuro, e chi lo ha visto meglio di George Orwell, e con tanta lucidità? Lo si può paragonare solo a Nostradamus, il grande Negromante medioevale. Nel suo 1984 ci ha esposto la storia dei prossimi mille anni. Si noterà che in questo romanzo totale, quasi biblico, non c’è passato, niente storia, e niente futuro, niente progetti, solo un presente un po’ antiquato, immutabile e stranamente silenzioso, sul quale plana uno sguardo eterno e possessivo. George Orwell si spinge oltre, suggerisce che il mondo e lo sguardo sono tutt’uno, c’è una sorta di patto intrinseco, l’ombra e la luce, come del resto la materia e l’energia, sono modalità aleatorie e intercambiabili del vuoto non appena l’eccitazione è al suo optimum. E l’uomo, in tutto ciò? Non c’è. Non è una storia di uomini quella che ci racconta George Orwell, è la nostra storia, di noi infelici robot del ventesimo secolo, superstiti dell’Apocalisse, scorie del grande Ciclotrone. Oggetti della Nuova Religione.

Tutto accadrà come dice George Orwell, il sistema totalitario perdurerà, insorgendo periodicamente contro se stesso affinché nemmeno a un robot di seconda mano, nemmeno a un Wilson fuorviato, nemmeno a un computer superintelligente venga mai l’idea di farlo, e così regnerà da padrone assoluto. Nel mondo quantistico il disordine è l’ordine più l’incertezza.

Questo libro terrificante è il vero libro del XX secolo, ma non siamo unanimi nel riconoscerlo, il che ci condurrà tutti alla rovina. L’ignoranza è il nostro punto debole, da cui derivano cecità e discordia. Poco importa, le predizioni sono fatte per avverarsi, che ci si creda o meno, e questa è già in cammino. La Globalizzazione avanza a gran passi, presto avrà bisogno di un capo unico, di un monarca assoluto, vorrà il suo Dio, la sua legge suprema, la sua polizia, la sua televisione, le sue voci di complotto, la sua macchina pubblicitaria. Forse bisognerebbe pensare a darle un nome, qualcosa di simpatico e affettuoso come Big Brother o Piccolo Padre dei Popoli, o Big Eye, gentilmente abbreviato in Bigaye, Grande Occhio Benevolo.

La strada della letteratura a venire è già tutta tracciata, avrà un unico tema: raccontare il mondo eterno di 1984. E gli scrittori e scribi vari avranno un’unica opzione: dire la faccia testa o la faccia croce della medaglia, identiche ed equivalenti in termini quantistici. Di notte tutti i gatti sono bigi.
Dov’è allora la lotta ? È appunto questa: rompere l’atomo che ci imprigiona, spezzare le catene dell’asservimento, cercare la strada, trovarla al più presto, chiamare il popolo affrancato a imboccarla, e correre, correre a perdifiato. Al traguardo ci sono la luce, la libertà, la pace. E qui la letteratura non ha alcuna ragion d’essere. Non si interroga la Verità, la si vive.
Fratello Orwell ce l’ha detto: ciò che succede è sempre la verità, non ha forse trionfato delle bugie e delle illusioni per arrivare a questo punto?

(traduzione di Margherita Botto)

© Riproduzione riservata