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Convince a metà «Jason Bourne» con Matt Damon

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cinema

Convince a metà «Jason Bourne» con Matt Damon

Il ritorno di Jason Bourne è l'evento cinematografico del weekend: dopo aver ottenuto ottimi risultati ai botteghini di tutto il mondo, arriva nelle nostre sale il quinto capitolo della popolare saga ispirata ai romanzi di Robert Ludlum.
Ora Bourne si trova in Grecia, mentre la CIA viene hackerata e il direttore dell'agenzia Robert Dewey scopre che dietro le intercettazioni c'è Nicky Parsons, nome che porta direttamente a Jason Bourne. L'ex agente, interpretato da Matt Damon, si troverà così sotto attacco e sarà costretto a fuggire per potersi salvare.

Diretto da Paul Greengrass, il film è scritto dallo stesso regista insieme a Christopher Rouse, esperto montatore alla prima prova in fase di sceneggiatura: una scelta curiosa che indubbiamente favorisce l'apparato visivo e il ritmo delle immagini, ma penalizza un copione non sempre curato al punto giusto e vittima di diversi cliché.

Funzionano i tanti riferimenti all'attualità (a Snowden, in primis), mentre i “colpi di scena” sanno troppo di già visto e sono facilmente intuibili. Il risultato, così, convince a metà ma ci sono diverse sequenze da ricordare, a partire dalla magnifica scena ambientata durante le dimostrazioni in piazza ad Atene per protestare contro la crisi.

Titolo piuttosto interessante è anche «La famiglia Fang» di Jason Bateman.
Il regista interpreta anche il protagonista Baxter, uno scrittore di successo che, così come sua sorella Annie, si è allontanato dai genitori una volta raggiunta l'età adulta. Improvvisamente, però, questi ultimi scompaiono nel nulla, la polizia teme il peggio mentre Annie crede si tratti di una messinscena orchestrata dai suoi: i due, infatti, sono dei quotati performer che hanno spesso scioccato il pubblico con le loro bizzarre “opere d'arte”.

Tratto dall'omonimo romanzo di Kevin Wilson, «La famiglia Fang» ha dalla sua un potente soggetto, incentrato su una famiglia eccentrica e disfunzionale ben interpretata da un gruppo di attori (tra cui Nicole Kidman e Christopher Walken) in ottima forma. La riflessione realtà-finzione incuriosisce, ma a lungo andare si perde lo smalto dei primi minuti e alcuni passaggi (l'accenno a YouTube, in particolare) sono trattati solo superficialmente. Si poteva forse rischiare di più, ma resta un titolo da vedere, dotato di diversi spunti originali al punto giusto.

Delude, invece, «Io prima di te» di Thea Sharrock. Protagonista è Louisa, ragazza che accetta un lavoro come badante di Will, un miliardario giovane e bello rimasto paralizzato dopo un incidente. All'inizio la ragazza si dovrà scontrare contro il nichilismo dell'uomo, ma a poco a poco la sua allegria riuscirà ad alleviarne temporaneamente il dolore. Tratto dall'omonimo best-seller di Jojo Moyes, «Io prima di te» è uno zuccheroso e melenso drammone sentimentale di bassa lega, ricco di banalità narrative e di una messinscena a dir poco povera e scolastica. Il finale è quantomeno sufficiente, ma non basta a rialzare le sorti di un prodotto debole e che si dimentica in fretta.

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