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Dottor Moscati

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Religione

Dottor Moscati

Quando i santi emergono dai secoli della storia sorge sempre un moto di meraviglia. A presentarli ci sono le tradizioni popolari, le agiografie, i capolavori dei grandi pittori che accrescono lo stupore. I santi contemporanei hanno invece altra accoglienza: o affascinano o aprono aree di timore fino all’incredulità. Ed è comprensibile: com’è possibile che persone a noi vicine, toccate dalle nostre stesse contraddizioni e dai medesimi eventi storico-culturali abbiano interpretato e vissuto questa contemporaneità in modo così diverso? Qui sta l’importanza di saperli raccontare per mostrarne la straordinarietà nell’ordinaria quotidianità. Perché si tratta di donne e uomini comuni, ma così catturati dalla fede in Cristo da renderlo presente e visibile agli occhi di chi li circonda. A qualificare la loro diversità sono i gesti che compiono, le parole che pronunciano, l’affetto per chiunque, la premura nell’aiuto concreto. Persone come noi, accanto a noi eppure animate da un cuore grande. Una figura da conoscere e da frequentare è Giuseppe Moscati, medico che ha operato a Napoli e all’ospedale degli Incurabili nei primi trent’anni del Novecento, proclamato santo nel 1987. Figura austera, dalla folta chioma bianca, i suoi occhi sprigionavano affetto e il suo sorriso simpatia come appare dalle fotografie e come documentano le testimonianze del tempo. Medico, autore di numerosi studi pubblicati su riviste scientifiche, la sua carità e attenzione all’uomo non si è mai allontanata dalla ininterrotta ricerca scientifica. Un esempio di unità vissuta di fede e scienza. Paola Bergamini ne ha fatto un appassionato ritratto che, per la scelta narrativa usata, porta il lettore sulla scena napoletana e fa vivere in presa diretta gli avvenimenti dalle lezioni in Università agli interventi in ospedale, dalle visite nelle case dei quartieri più poveri al consulto per Enrico Caruso. Di Moscati mostra la passione medica per il malato cui amministra le cure più avanzate che si potessero utilizzare ma, contestualmente, descrive l’attaccamento alla persona che si fa amore misericordioso. Se il bisogno immediato dell’uomo malato è la cura, non meno importante è la comprensione di quel che gli sta accadendo nell’orizzonte di un destino più grande. Utilizzando molte fonti storiche e le spledide pagine del Diario che Moscati teneva, esce un ritratto commovente e in grado di rispondere a tanto smarrimento su come vivere la fede in tempi di frammentazione e di secolarizzazione. «Ogni istante della mia giornata è per Lui. Io posso vivere solo così. Amiamo Dio senza misura nel dolore. Gli ammalati sono le figure di Gesù Cristo», scrive una sera dopo ore di lezione e di visite. È la testimonianza di come essere medici oggi, ma, più in generale, di come essere cristiani ed esserlo nell’esercizio del proprio lavoro. Nella prefazione un’espressione di don Giussani sottolinea che Moscati «viveva del rapporto con l’Infinito, cioè della presenza di Cristo che diventava habitus cosciente e nesso desiderato».

Questa dimensione viene documentata in altre storie di santi e beati contemporanei – i coniugi Martin, Giovanni XXIII, san Gabriele dell’Addolorata, i beati Michele Agostino Pro, Enrichetta Alfieri e il servo di Dio Igino Giordani - contenute nei Ritratti che da anni redige con scrupolo e in modo accattivante Antonio Maria Sicari per Jaca Book. Il suo “Quattordicesimo libro” attesta un interesse alla santità e un’impresa editoriale da long seller.

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