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Eroe senza più sapere perché

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Eroe senza più sapere perché

Ciao Cia. L’eterno fuggitivo Jason Bourne, ex agente specialissimo dell’onnipotente Agenzia, continua a starsene il più lontano possibile dai colleghi di un tempo. Che, esattamente come nelle puntate precedenti, hanno un solo scopo: eliminarlo. Non serve più, potrebbe scoprire troppe cose compromettenti sul suo passato, mettendo in pericolo le carriere degli altissimi papaveri. Variazioni sul tema dell’eroe braccato. Spostamenti continui di fronte, da Atene a Londra, da Berlino a Las Vegas a Roma, sempre facendo perno sul centro operativo, l’occhio-orecchio-cervello che tutto vede, tutto ascolta e tutto controlla: la sede centrale delle spie made in Usa. Variazioni sul tema dell’eroe stanco. Jason sopravvive partecipando a feroci incontri di pugilato clandestini, organizzati al confine (girone dell’inferno) tra Grecia e Albania. Precipiterebbe nell’inedia e nel nulla, se non fosse per una collega-amica di una volta, espertissima hacker, che penetra nei documenti segreti della Cia, riuscendo a passarglieli prima di essere eliminata senza pietà. Ora lui comincia finalmente a far luce su quanto gli è successo. Capisce di essere stato usato, scopre i complotti orditi dai capi, arrivati addirittura ad uccidergli il padre. Tutto questo mentre si muove freneticamente, inseguito da un killer professionista manovrato a distanza “in diretta”dal capo supremo dell’Agenzia. Uno, due, tre inseguimenti pazzeschi in auto (ancora più spettacolari e catastrofici delle volte passate, il che è tutto dire…); uno, due, tre duelli in attesa dello scontro finale, dell’inevitabile resa dei conti. Un videogioco con l’anima, una visita guidata a un mondo iperconnesso, ipercontrollato, ipercomplicato. Un mondo dove gli eroi solitari non sanno nemmeno più perché sono eroi.

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Jason Bourne, di Paul Greengrass, Usa 2016, 123’, azione

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