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Oche, tori e agnelli per i libri del Medioevo

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Oche, tori e agnelli per i libri del Medioevo

Che cos'è un libro? A questa domanda oggi si risponde in mille modi, e persino chi non ne ha mai letto uno può dire la sua. Se tale questione fosse stata posta a un uomo del medioevo, prima dell'invenzione della stampa a caratteri mobili, allora le risposte sarebbero ben diverse. Noi viviamo tra libri di carta prodotti in milioni di esemplari, quel nostro antenato aveva a disposizione testi unici. E avrebbe precisato che per realizzarne uno occorrevano gli aiuti di un'oca, di un toro, di una pecora e il soccorso delle spine. In un manoscritto del XII secolo, a tal proposito, si precisava: “L'oca forniva le penne, il toro il cornetto per l'inchiostro, la pecora la pergamena, le spine l'inchiostro”. Scrivere e realizzare un libro era dispendioso, o meglio un lusso.
La citazione dal manoscritto e qualche considerazione le abbiamo tratte dal saggio di Claudia Brinker-von der Heyde, “Il mondo letterario del Medioevo”, appena pubblicato dalla Jaca Book (pp. 232, euro 18), nel quale si parla soprattutto del libro medievale - formati, costi, conservazione, preparazioni dei materiali necessari eccetera - e delle ordinazioni che principi e alti prelati facevano; né viene dimenticata la fruizione delle opere in quell'epoca. E' un testo che si legge come un romanzo, piacevolissimo, e grazie al quale si fanno non poche scoperte. A cominciare dal materiale a cui era affidata la scrittura.

Oggi discutiamo sulla carta dal pH acido o del fatto che la sua fabbricazione non contribuisca alla deforestazione del nostro pianeta, allora si ragionava con la pergamena, che sarà in uso in Europa sino al tardo medioevo. La Brinker-von der Heyde riporta uno stralcio da un manoscritto di Lucca del secolo IX dedicato alla sua fabbricazione: “Metti la pelle in acqua calcarea e lasciala tre giorni; tendila poi su un telaio, raschiala da tutte e due le parti con un coltello affilato e falla asciugare”. Konrad von Mure quattro secoli e mezzo più tardi, a Zurigo, offre informazioni più precise. Scrive tra l'altro: “Poi si usa la pietra pomice e si toglie tutto il superfluo. Si applica il gesso affinché l'opera scritta non si sfaldi. Vengono impressi dei bucherelli che guidano la linea della matita e grazie al loro aiuto sono tirate le righe”.
Soltanto cenni. Ai quali aggiungiamo che la qualità migliore era garantita dalla pelle incolume di animali giovani, giacché la pergamena era più morbida. Alla fine del medioevo era di insuperabile valore la cosiddetta “pergamena vergine”, ricavata da agnellini non ancora nati. Qui, però, conviene sospendere i dettagli di tale storia.

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