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Don Giovanni senza più sensualità

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Don Giovanni senza più sensualità

Connubio felice. Richard Strauss (1864 - 1969) e Fabio Luisi
Connubio felice. Richard Strauss (1864 - 1969) e Fabio Luisi

Fabio Luisi è uno dei direttori d’orchestra italiani oggi alla guida delle maggiori formazioni e teatri d'opera nel mondo. Luisi ha “espugnato” New York qualche anno fa. In Italia le energie vincenti esistono. Però, le qualità di rango superiore, cerchiamole negli italiani che agiscono nelle sfere alte: la scienza, il Cern, l’astronautica, la filosofia, la musica forte, il restauro di opere d’arte, l’architettura, la regia teatrale; non le attività servili, da lacché...

Lunedì 20 febbraio 2017, alla guida della Filarmonica della Scala, Luisi dirigerà due grandissime partiture sinfoniche di Richard Strauss: Don Juan op. 20 e Ein Heldenleben op.40. Già l’anno scorso aveva offerto a pubblico della Filarmonica un Aus Italien op. 16 pieno di tensione. Ora continua il percorso scaligero di Luisi attraverso il poema sinfonico, genere (o sottogenere) da molti giudicato spurio, laddove esso è, invece, connaturato alla fisiologia e alla psiche della sfera estetica occidentale, a dispetto delle innumerevoli varianti e dicotomie conflittuali interne a a quest’ultima. Richard Strauss, già dopo i primi due poemi sinfonici da lui composti, si accorse di avere trovato una via sicura al successo, una gallina dalle uova d’oro, una fonte di fama, prestigio artistico, persino guadagno e sicurezza economica, anche se la vera ricchezza sarebbe arrivata più tardi, nel 1905-1906, dopo il trionfo di Salome. Per questo, pure in convivenza stretta con altre composizioni raffinatissime come i numerosi e seducenti Lieder e i due preziosi melologhi (il lunghissimo Enoch Arden e il brevissimo Das Schloss am Meere) e con i primi “wagneriani” e interessantissimi esperimenti di teatro d’opera, Guntram (1894) e Feuersnot (1901), nel periodo tra il 1885, primo impiego di Strauss venticinquenne come secondo direttore d’orchestra a Meiningen alle dipendenze di Hans von Bülow, e il 1905, anno dello “scandaloso” trionfo di Salome, il poema sinfonico fu il terreno privilegiato sul quale la creatività di Strauss si cimentò, vincendo tutte le battaglie. Furono quelli gli anni ruggenti nella sua vita: l’età dell’oro.

Richard Strauss era nato a Monaco di Baviera, che dovremmo una buona volta deciderci a chiamare semplicemente München, sabato 11 giugno 1864, e aveva venticinque anni quando, nel 1885, infilò la prima svolta importante della sua vita e della sua attività di musicista “totale”, accettando l’invito professionale di Bülow. Non che fosse rimasto in ozio prima, né fu ozioso in quello stesso biennio di apprendistato direttoriale a Meiningen, 1885-1886. Il catalogo di Franz Trenner conta 136 composizioni nate nell’infanzia, adolescenza e primissima giovinezza di Strauss, prima che Trenner cominciasse a schedare le meraviglie, fra cui nominiamo almeno tre venute alla luce nel 1885-1886: gli incantevoli Lieder op. 10, il Quartetto op. 13 che è già un viaggio nell’Eros (nell’insieme, tutto il lascito di Richard Strauss lo è), e l’alquanto sulfurea Burleske per pianoforte e orchestra Op. 85. Tuttavia, fino a Don Juan, di due o tre anni successivo alla meraviglie suddette, l’ex enfant prodige Richard Strauss, figlio dell’antiwagneriano Franz Strauss primo corno dell’Orchestra dell’Opera di Monaco, e nipote dei ricchissimi Pschorr produttori di birra, era divenuto a poco a poco un promettente giovane di talento in ambito monacense e bavarese, poi un ragguardevole giovanotto alto (cm. 186) e bello e con una foltissima chioma (ahinoi, “addio del passato…”), la cui fama stava diffondendosi in tutta l’area austro-tedesca. Ma dopo Don Juan, la rinomanza del giovanotto invase con sorprendente rapidità tutta l’Europa, e, di lì a poco, il resto del mondo civilizzato.

I poemi sinfonici di Richard Strauss, che diedero esca alla discussione accesissima tra musica assoluta e musica “a programma”, tra semantica specifica e semantica simbolica e indiretta, tra Hanslick “tutore teoretico” di Brahms, e la scuola neudeutsch arroccata intorno a Liszt e a Wagner, cominciarono a nascere proprio quando la fedeltà più o meno passiva del giovane Richard nei confronti dell’antiwagneriano papà Franz si stava liquefacendo, scalfita e poi dissolta nell’acido dalle conversazioni che Richard ebbe periodicamente con un anziano violinista di quella piccola e valorosa orchestra, Alexander Ritter, fra l’altro imparentato alla lontana con lo stesso Wagner. Senza dubbio, il primo progetto di poema sinfonico straussiano, Macbeth, composto in prima versione nel 1888, poco prima di Don Juan, poi riveduto e reso pubblico nel 1891 come op. 23, è già “musica narrativa”, e a tratti “suggestiva”, se non proprio descrittiva. Don Juan op. 20 è del 1887-1888, con prima esecuzione a Weimar nel 1889. La fonte letteraria d’ispirazione non è Tirso de Molina, né il libretto di Da Ponte per Mozart: è invece il “nero” e disperato Don Juan di Nikolaus Lenau, una tragedia in cui don Giovanni, invecchiato e incupito dalla crescente decadenza dell’energia sessuale, sfidato a duello dal Commendatore riesce naturalmente ad avere la meglio sul vegliardo infuriato per l’oltraggio inflitto alla figlia, ma, travolto dal desiderio di morte, rende la spada al Commendatore e si lascia uccidere da lui. In questo poema sinfonico, a parte la stupefacente sapienza di orchestratore, compositore per cui l’armonia e la sintassi discorsiva non hanno segreti, musicista nel midollo per il quale la musica è materia plastica da modellare agevolmente, a parte altre meraviglie, il carattere che più colpisce è proprio la capacità di disegnare forme simboliche non velate da alcun mistero. Così, per esempio, nei due temi “femminili”, quello sensualissimo e quello legato al puro incanto della femminilità e all’innamoramento adolescenziale; così, per contrasto, verso la fine, quando il corno declama la sfacciata e urtante melodia che suggerisce l’idea dell’erezione virile e dell’orgasmo.

Ein Heldenleben op.40 (Una vita d’eroe), del 1898, a prima vista sembra partire da un’ispirazione lontanissima: una riflessione autobiografica, in cui l’eroe è lo stesso Richard Strauss. Infatti, nella sezione sottotitolata Le opere dell’eroe l’autore cita sé stesso, rievocando frammenti dei precedenti poemi sinfonici e anche di opere teatrali come Guntram. In realtà, con Ein Heldenleben, già musica di una post-giovinezza (Strauss aveva 34 anni) e di un periodo che possiamo definire “età argentea”, almeno il piglio iniziale, che è la parte più originale e interessante di questa pur bellissima e magistrale partitura, è fin troppo vicino e apparentato all’incipit di Don Juan.

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