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Ma perché gli antichi inventarono i miti?

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c’é qualcuno che sa leggere?

Ma perché gli antichi inventarono i miti?

«Papà, devo fare una ricerca sul mito». Mio figlio più grande ha otto anni e frequenta la terza classe della scuola primaria, che nel secolo scorso chiamavamo elementare. Quest’anno i programmi prevedono l’introduzione di nuove materie, una novità di cui sembra entusiasta. Per esempio, qualche settimana fa mi ha annunciato che avevano fatto la prima lezione di storia. «Non si è ancora parlato degli Egiziani», mi ha detto con l’aria un po’ perplessa, ma poi mi ha spiegato che questa curiosa omissione era dovuta al fatto che c’erano altre cose di cui occuparsi prima di arrivare alle piramidi. Per esempio i miti. «Allora, vediamo, forse potremmo cominciare dal significato della parola “mito”, che viene dal greco mythos. In origine questa parola significava semplicemente “detto”. Poi, col tempo, ha assunto il significato di “storia”, “favola” o “racconto”. Sin dai tempi più remoti i Greci, come altri popoli dell’antichità, hanno amato ascoltare poeti che recitavano versi in cui si narrava degli dei dell’Olimpo, delle loro avventure, e delle gesta degli eroi. Uno dei più famosi tra questi poeti era Omero, l’autore dell’Iliade e dell’Odissea. Due poemi in cui si racconta la storia della guerra tra i Greci e i Troiani e poi il lungo viaggio di ritorno a Itaca, l’isola di cui era re, dell’eroe greco Ulisse». Sentendo questo nome gli occhi di mio figlio si illuminano. «Mi ricordo di Ulisse, è quello del cavallo di legno. Ci hai già letto la storia. Ma chi era invece Omero?». Rispondo che di Omero non sappiamo molto, si dice che fosse cieco. «Come cieco? E come faceva a scrivere?», mi interrompe in modo perentorio. «Sai, allora la scrittura non era molto diffusa e i poeti imparavano le storie a memoria. E addirittura prima che la scrittura fosse inventata i racconti esistevano già. Anche se a te può sembrare strano, allora non c’era la televisione. Quindi la sera ci si riuniva davanti al focolare per ascoltare episodi mitologici o fiabe come quelle composte da Esopo».

Mettiamo da parte l’autore di fiabe. Anche il suo non è un nome del tutto nuovo per mio figlio. Ne abbiamo lette alcune nel corso degli anni. «Papà, ma perché ai Greci piacevano i miti?». Rispondo che probabilmente si appassionavano ai racconti mitologici perché si tratta di storie avvincenti. Ancora oggi leggere le avventure di Achille o di Perseo lascia senza fiato. Ci sono pericoli da affrontare, mostri da sconfiggere, tesori da scoprire. «Come Scooby Doo» commenta mio figlio. «Sì» rispondo «o come Tin Tin. Anzi, a questo proposito, mi viene in mente che c’è un’altra spiegazione, oltre all’intrattenimento, della passione dei greci per i miti. Alcuni miti servivano verosimilmente per spiegare eventi che colpivano o spaventavano gli antenati dei Greci perché essi non riuscivano a comprenderne la natura. Così, ad esempio, se vedevano un fulmine che colpiva un albero incenerendolo, essi non riuscivano a trovare altra spiegazione di tale prodigio se non l’azione di qualche essere straordinario. Chi altri se non un dio potentissimo come Zeus potrebbe scatenare tanta energia riversandola sulla terra?».

«Papà, ma i Greci non sapevano che anche Thor può lanciare i fulmini». Mio figlio è un fan degli Avengers e quindi per lui il dio del tuono per eccellenza è quello delle saghe nordiche. «Certo, hai ragione, anche Thor. In effetti, i miti scandinavi hanno diverse cose in comune con quelli greci. C’era un francese che si chiamava Dumézil che ha studiato queste somiglianze. Quando sarai più grande, se vuoi, potrai leggerlo». Mio figlio è convinto che il lavoro di suo padre consista nel leggere libri, quindi non presta particolare attenzione a questo francese dal nome buffo. Più interessante gli sembra un’altra questione: «Papà, ma quindi, secondo i Greci, Zeus lanciava i fulmini quando era arrabbiato, come Thor?». Rispondo che il tuono era un modo per punire gli uomini che avevano fatto qualcosa di sbagliato, mancando di rispetto al dio. «Ho capito papà, ma tu mi hai già spiegato che i supereroi non esistono, quindi immagino che neanche Zeus esista. Ma come se ne sono accorti i Greci che i miti non erano veri?».

Siamo arrivati al punto più difficile: «Alcuni greci non erano soddisfatti delle spiegazioni mitologiche. Uno di loro, che si chiamava Aristotele, l’ha detto molto bene. Quando c’è qualcosa che ti stupisce, è naturale che tu ti chieda perché. Se non trovi una spiegazione soddisfacente, devi cercare ancora, tentando di individuare le cause di ciò che accade. Così, ad esempio, nel caso del fulmine, devi chiederti cos’è la scarica, da dove viene l’energia, come si accumula, cosa ne provoca il rilascio, perché colpisce la terra». Vorrei dire che inaugurando questa indagine sulle cause i greci hanno inventato la filosofia, ma mio figlio mi previene: «Ho capito papà, potevi dirmelo subito. C’era bisogno degli scienziati!».

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