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Da Broadway con passione, con classe dal Mikhailovskij

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Da Broadway con passione, con classe dal Mikhailovskij

Sebbene i versi “I like to be in America!”, “Immigrant goes to America, Many hellos in America” forse non potranno descrivere la situazione dei migranti ispanici nei futuri USA di Trump, le irresistibili partiture e coreografie di “West Side Story” – il “Romeo e Giulietta” fra bande portoricane e bande “Jets” newyorkesi - ancora trascinano ed entusiasmano le platee. Per questo un grande tour festeggerà i sessant'anni del musical di Leonard Bernstein che ha debuttato nel'57 in teatro per poi diventare popolare in tutto il mondo nella versione cinematografica da dieci Oscar.

Ora l'unica tappa italiana sarà ospitata dal Teatro Regio di Torino che con la direzione di Gaston Fournier Facio ha aperto le porte a questo genere dalla grande vitalità e dai molti fans. Dopo “Cats”, la passata stagione, il Teatro lirico torinese proporrà quest'anno la musica sofisticata eppure “popular” di Bernstein in una produzione dove la regia e le coreografie sono quelle originali di Jerome Robbins, mentre la direzione è affidata alla bacchetta di un epigono del maestro statunitense, Donald Chan. Dopo le otto repliche (dal 6 all'11 dicembre) del ritmatissimo dramma degli amanti del West Side, il Regio passa dal musical alla danza che riappare ogni anno – e purtroppo “semel in anno” - in prossimità del Natale. Questa stagione si tratta di una “Bella addormentata nel Bosco” (17 – 22 dicembre) che la choreostar Nacho Duato ha creato nel 2011 quando era direttore del Balletto del Teatro Mikhailovskij di San Pietroburgo.

Se il suo “Schiaccianoci”, titolo-strenna per antonomasia, è stato per due volte nel cartellone de La Scala, questa “Bella” giunge per la prima volta in Italia, interpretata dal Berliner Staatsballett, la maggiore compagnia tedesca, attualmente guidata da Duato. Il coreografo valenciano s'è accostato all'opera con il rispetto dovuto al mirabile binomio d'origine, Petipa-Čajkovskij, senza introdurre innesti o revisioni, filologizzanti o futuribili che siano. La struttura drammaturgica resta quella tradizionale, con appena qualche sforbiciata, mentre la coreografia è completamente riscritta in consonanza con la sensibilità attuale e nella direzione di non ingaggiare un confronto troppo serrato con il Balletto che lo stesso Balanchine definì “capolavoro insuperabile di logica, tecnica e bellezza”. “Ho provato a creare pensando che il grande compositore fosse nel mio corpo”, ricorda Duato, che cancella la pantomima, innerva la danza di off balance e sinuose torsioni del busto e incentra la sua attenzione sul rapporto con la musica, smorzando però il virtuosismo.

Le scene hanno toni da fiaba e gli eleganti costumi – le une e gli altri della serba Angelina Atlagić – sono stati richiesti a sfilare per la settimana della moda 2012 di San Pietroburgo, che, per un garbato gioco del destino, si chiama “Aurora fashion week”.

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