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Una risata inattendibile

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Una risata inattendibile

Luigi Malerba in uno scatto degli anni Ottanta
Luigi Malerba in uno scatto degli anni Ottanta

La pubblicazione di un Meridiano Mondadori dedicato a un autore italiano del Novecento è sempre un’importante opportunità per riflettere sulla letteratura del secolo scorso e sulle prospettive di quella odierna. Il Meridiano Romanzi e racconti di Luigi Malerba (Berceto, Parma 1927 – Roma 2008) è un fatto editoriale di rilievo. Considero Malerba uno dei migliori scrittori del Novecento, di quelli che si possono dire canonici (anche se la definizione lo avrebbe forse fatto un po’ sorridere), cioè un punto di riferimento col quale è necessario, utile e bello confrontarsi.

La produzione letteraria di Malerba è ampia e variegata, comprende narrativa e saggistica, prose lunghe e brevi: romanzi, racconti, sceneggiature, critica letteraria e politica, favole e apologhi, tra cui le Storiette e Storiette tascabili appena riproposte dall’editore Quodlibet. Questo Meridiano presenta otto libri, da quello d’esordio, la raccolta di racconti La scoperta dell’alfabeto (Bompiani 1963), all’ultimo romanzo Fantasmi romani (Mondadori 2006). Tra questi due estremi i romanzi Il serpente (1966), Salto mortale (1968) e Il pataffio (1978), la raccolta di racconti Testa d’argento (1988) e i romanzi Il fuoco greco (1990) e Le pietre volanti (1992). Una scelta che percorre quarant’anni della nostra storia letteraria attraverso la fertile vena narrativa e speculativa di Malerba, nato sull’appennino e cresciuto nella vivace atmosfera culturale di Parma, animata da Cesare Zavattini e Pietro Bianchi, Attilio Bertolucci e l’editore Ugo Guandalini, prima di approdare, dal 1950 e definitivamente, a Roma.

La lettura di questo Meridiano consente di valutare le costanti e le variabili di Malerba. Va innanzi tutto detto che Malerba è stato uno scrittore capace di evolversi, di maturare temi e stili diversi. L’avvio è stato d’impatto, grazie a un libro fantasioso, comico e tragico a un tempo, che ha subito conquistato simpatie, inserendo Malerba in un’ottica di letteratura d’avanguardia. La scoperta dell’alfabeto, pubblicato nel 1963 da Bompiani grazie anche all’intervento di Ennio Flaiano, ha portato freschezza nella letteratura italiana contemporanea, affiancandosi in modo originale alla narrativa industriale di Ottiero Ottieri, Luciano Bianciardi e Paolo Volponi e divergendo da quella storica e memorialistica di Giorgio Bassani e Natalia Ginzburg. Fedele al proprio provocatorio pseudonimo (il cognome proprio era Bonardi), Malerba inventa universi alternativi e carnevaleschi, nei quali mette a frutto la tradizione di Alberti e Rabelais, Bandello e Folengo, Cervantes e Leopardi, facendo del riso e della comicità una risorsa per scombinare e ricreare le cose. È in particolare il segno discreto ed eversivo dell’ironia che Malerba usa per confondere e mettere a soqquadro il mondo, a cominciare dal modo di raccontare, in cui spesso i protagonisti narranti dicono una cosa e il suo opposto, rendendo inaffidabile e inverosimile ciò che si legge. Ogni situazione è messa in discussione, ribaltata, irrisa, senza che si giunga a una verità comune.

Malerba è scrittore del rovesciamento e del dubbio, in cui realtà e personaggi hanno più strati e «maschere» (come si intitola un altro romanzo del 1995). Tra i contemporanei viene da accostarlo a Samuel Beckett e Thomas Bernhard, all’amato Karl Kraus. Se quindi Malerba nel secondo Novecento ha rinnovato una felice via narrativa al comico, il suo obiettivo è stato però quello di andare oltre e di mostrare gli effetti tragici dell’ironia, il fondo vuoto e stanco, ripetitivo e noioso di tanta società borghese. Un libro come Salto mortale è stato magistrale, con le sue assillanti domande senza risposte e il drammatico groviglio di molteplici identità, di colpevoli e innocenti, che fa pensare a un altro pregevole volume uscito nello stesso anno 1968, L’arte della fuga di Giuseppe Pontiggia.

Dalle esuberanze linguistiche del Pataffio si passa alla scrittura misurata dei racconti di Testa d’argento e delle seguenti prove narrative, in cui Malerba approfondisce ulteriormente ciò che in una intervista ha definito la ricerca per il «significato che continua». Opzione che ricorda lo «stile piano» suggerito da Flaiano, di profilo concreto ed essenziale, ancora più doppio e beffardo.

È indicativo che il Meridiano si apra e si chiuda con una delle certezze di Malerba, che è l’interesse prioritario per la scrittura e «l’alfabeto». Dall’iniziale racconto omonimo della Scoperta dell’alfabeto, in cui un contadino impara l’alfabeto rendendosi subito conto delle entusiasmanti potenzialità e della sua intrinseca inattendibilità, al duplice finale di Fantasmi romani, storia di amori e adulteri in cui la trama avanza per punti di vista famigliari antitetici e ambigui, per cui l’epilogo non può essere univoco ma si frammenta in soluzioni differenti. Dalle prime alle ultime opere Malerba compone storie in cui, come affermava Leo Longanesi, «è sempre vero anche il contrario».

Il Meridiano si avvale di un’illuminante introduzione di Walter Pedullà (Le metamorfosi di un narratore sperimentale), critico sodale di Malerba, e dell’eccellente cura di Giovanni Ronchini, la cui cronologia dell’autore e le notizie sui testi ricostruiscono con competenza e precisione la personalità e il lavoro di Malerba.

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