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Tavolette d'Egitto

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Tavolette d'Egitto

Nell'immaginario di due bambini contano più le mummie o Dart Feder? Le esplorazioni di Napoleone in Egitto o le macchinazioni del Generale Grievous? Questo racconto di Giuseppe Culicchia prova a dimostrare che, in fondo, non c'è troppa differenza, che fantasia e immaginazione prendono il volo allo stesso modo nello spazio e nel tempo, nel passato e nel futuro.
In visita al Museo Egizio di Torino armati di tablet i due protagonisti di questo breve racconto partono da interessi opposti ma finiscono per ritrovarsi uniti in un viaggio nel tempo che li porta prima nell'Egitto delle grandi avventure ottocentesche e poi addirittura all'epoca dei faraoni. Sarà Chefren in persona a chiudere questa parentesi fantastica e riconsegnarli alla visita del Museo, ormai ai loro occhi intriso per sempre di magia.

Il mistero della sfinge tatuata punta sul fascino senza pari della civiltà egizia, un mondo di sfingi, piramidi e geroglifici, qui splendidamente rievocati nelle illustrazioni di Mariachiara di Giorgio. Il tocco narrativo che anima le pagine piu riuscite è quello che si focalizza sulle diverse reazioni di Cecco e Checca (nomi da racconto, appunto). Davanti a oggetti nuovi e all'aspetto minacciosi le loro chiavi di lettura tendono a due estremi, la rilettura sistematica in chiave di Guerre stellari e l'informazione dettagliata sul museo e i suoi tesori. E' in gioco il conflitto tra due mondi di fantasia solo in apparenza inconciliabili. La statua di Bernardino Drovetti, il soldato che prima segue Napoleone nelle sue campagne e poi dona a Torino i tesori del museo, prende vita dopo che lo avranno incontrato mentre si aggirano negli accampamenti francesi, e sembra muoversi e ammiccare come quella di Ramesse II e ovviamente (crede Cecco), come quella dei personaggi della fiction a lui cara. Tutte queste vicende, lo spiega Chefren, sono frutto della stessa passione: quella per i segni e le parole (e gli Egizi amano mettere in luce il loro contributo al progresso della civiltà in questo campo), per le storie, per la lettura. E quindi, naturalmente, per la memoria. Viaggiando a ritroso nel tempo in compagnia del fido tablet, Cecco e Checca toccano con mano, e spiegano ai loro interlocutori, curiosi e orgogliosi, come si forma la tradizione degli eventi passati, come le azioni di oggi sono la storia di domani e di molti secoli a venire.
Per loro, appunto, è storia osservata mentre nasce e poi custodita in una tavoletta che appare simile, non fosse per la mobilità delle immagini e la vivacità della luce e dei colori, alle tavolette di pietra cui il faraone è abituato. Per lui sono invece profezie, rivelategli in sogno da un dio che annuncia una visita straordinaria da tempi e luoghi lontani. Scolpita nella pietra o invece affidata a immagini evanescenti e multicolori, la scrittura è in ogni caso il segno della conoscenza, la possibilità di affidare ad altri, e ai posteri, la memoria del presente, e di aprire le porte al piacere della lettura.

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