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la mostra del cinema

Festival di Berlino: è il giorno di «The Dinner» con Richard Gere

Dopo l'apertura di ieri con «Django», il concorso di Berlino entra nel vivo con la presentazione di «The Dinner» di Oren Moverman.
Tra i titoli più attesi della competizione tedesca, il film annovera un quartetto d'attori d'eccezione: Richard Gere, Rebecca Hall, Steve Coogan e Laura Linney.
I quattro interpretano rispettivamente due coppie che si ritrovano una sera al ristorante per dibattere su un'importante questione: un crimine commesso dai loro figli adolescenti.

Dramma familiare
Ispirato al bel romanzo «La cena» di Herman Koch, il film è diviso in capitoli che rimandano alle varie portate che vengono servite al tavolo.
Attraverso un ampio uso del flashback si raccontano fatti relativi al passato dei personaggi e si insiste sul terribile atto compiuto dai due ragazzi: il pestaggio e l'uccisione di una barbona. Le videocamere di sicurezza li hanno ripresi, ma i due non sono ancora stati identificati e i genitori devono decidere come comportarsi.
Ne risulta un complesso dramma familiare (Gere e Coogan interpretano due fratelli), che mostra quanto i genitori siano disposti a spingersi oltre il consentito per difendere i propri figli.

Nonostante le interessanti premesse, però, Moverman opta per uno stile sopra le righe e fatica a equilibrare al meglio i diversi passaggi temporali. Così, la narrazione si fa confusa e ridondante, mentre il coinvolgimento è piuttosto basso e qualche sequenza si poteva tranquillamente eliminare.

Overman, nato in Israele ma trasferitosi a New York a vent'anni, aveva iniziato alla grande la sua carriera con «Oltre le regole – The Messenger» e «Rampart», ma con «The Dinner» conferma il calo che aveva già dimostrato con il precedente «Gli invisibili».
Curiosità: dal romanzo di Herman Koch era già stato tratto il film italiano «I nostri ragazzi» di Ivano De Matteo.

Una strana storia d’amore

In concorso è stato presentato anche il curioso «On Body and Soul» della regista ungherese Ildikó Enyedi.
In un mattatoio nei pressi di Budapest arriva una nuova ispettrice per il controllo della qualità: la donna è introversa e non lega con i colleghi, ma una rivelazione la porterà ad avvicinarsi a uno di loro.
Parte piuttosto bene questa anomala love story che tocca i temi del sogno, della psicanalisi e della difficoltà di impostare delle relazioni nel mondo di oggi.
Proprio la complessità di instaurare rapporti profondi nella vita quotidiana è al centro di questa pellicola che regala diverse immagini suggestive (i sogni con i cervi) e un finale decisamente intenso.

Peccato soltanto che al centro della narrazione la sceneggiatura giri troppo a vuoto e si perda seguendo le vicende di alcuni personaggi secondari.
Era dal 1999 (anno di «Simon mágus») che l'autrice ungherese non firmava un lungometraggio e, nonostante il buon talento visivo, la lunga assenza si nota nella difficoltà di gestire al meglio i tempi drammaturgici.

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