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Pseudoscienze in astronave

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Scienza e Filosofia

Pseudoscienze in astronave

Chi si aspetta che Il mistero degli antichi astronauti sia un libro misterioso, rimarrà sicuramente deluso. Marco Ciardi non vuole dimostrare che gli alieni abbiano visitato la terra a più riprese, influendo sul corso dello sviluppo delle civiltà. Il suo benemerito scopo è invece capire come queste teorie si siano evolute nel corso degli ultimi due secoli passando attraverso libri più o meno famosi, racconti pubblicati su giornali influenti, fumetti dalla grandissima tiratura e film di indubbio successo.

Seguire lo sviluppo di un’idea è sempre un’impresa affascinante. Da una prima intuizione si sviluppano linee di pensiero che crescono e si ramificano. Succede che le cose procedano in parallelo, magari in diverse parti del mondo, oppure che si susseguano nello stesso ambiente. I diversi rami di un pensiero possono divergere per poi tornare a incontrarsi. Se alla base c’è una solida evidenza e si procede con un metodo rigoroso, parliamo dello sviluppo di teorie scientifiche. Se invece si parte da dati incerti sui quali si costruiscono interpretazioni fantasiose, assistiamo allo sviluppo di visioni pseudoscientifiche dove le speculazioni, rimbalzate da un autore all’altro, diventano certezze.

Si parte dalla constatazione che, nell’immaginario collettivo di metà Ottocento, si dava per scontata la presenza di altri esseri viventi nei pianeti del nostro Sistema solare e magari altrove. Si inizia da Verne, i cui personaggi in viaggio verso la Luna si interrogano su cosa troveranno, e si prosegue in una impressionante cavalcata di libri e di generi letterari dove la fantasia è sempre più sfrenata ma pretende di avere una parvenza di legame con la realtà. Gli ingredienti sono sempre gli stessi. Si osserva come ci siano miti e leggende che si ripropongono in culture diverse e lontane nello spazio e nel tempo. Come mai ci sono queste somiglianze? Ci deve essere stata un’antica sapienza comune a tutti sulla terra ma, vista la difficoltà degli spostamenti, le informazioni dovevano essere originate da una civiltà superiore in grado di farle arrivare nei quattro angoli del globo.

Tra i miti che si ritrovano in diverse culture spicca quello di Atlantide la civiltà favolosa e perduta, distrutta da un cataclisma. Quando il povero Platone raccontò il mito di Atlantide non poteva certo immaginare di aver creato l’ombelico del mondo.

In buona parte dei fantasiosi racconti che Ciardi esamina con meticolosa attenzione, Atlantide è una specie di straordinario snodo di viaggi interplanetari dal momento che, dovendo scegliere dove stabilirsi sulla Terra, l’alieno medio, che venisse da Venere, da Marte o da Saturno, si sarebbe stabilito proprio lì. Poi, quando un cataclisma distrusse il regno meraviglioso c’è chi pensò bene di tornare da dove era arrivato, mentre altri decisero di trasferirsi altrove, per esempio, in Egitto per costruire le Piramidi e la Sfinge che, noi non lo sappiamo, ma ha le fattezze di un marziano. Altri trovarono modo di sopravvivere in fondo al mare e vennero visitati dal professor Maracot protagonista di un romanzo di Conan Doyle, che quando non scriveva di Sherlok Holmes, amava soggetti esoterici. Ma Atlantide è un punto di accumulazione anche nel mondo dei fumetti. Nessuno dei personaggi più celebri, da Mandrake a Flash Gordon a Tintin, ha resistito alla possibilità di fare una visita.

Vi farà piacere sapere che anche gli scienziati cercano Atlantide, perché la storia della Terra è stata dominata dalla tettonica a zolle che ha spostato, portato alla luce o inabissato grandi placche continentali. Da poche settimane è stata annunciata la scoperta di un vasto continente sottomarino al largo del Madagascar. Ovviamente, è stato subito chiamato Atlantide. Non sappiamo se anche questo fosse una stazione interplanetaria, ma offro l’idea per la prossima trasmissione televisiva che voglia indagare il mistero della scomparsa di Atlantide.

Già, perché la televisione ha una grossa responsabilità nella divulgazione di questi soggetti pseudoscientifici ai quali dedica molto più tempo che non alla scienze vere che i misteri cercano di spiegarli, dimostrando che si tratta di fenomeni naturali, senza invocare né visite di alieni né catastrofi diverse da quelle che capitano normalmente sul nostro pianeta. Il grande Carl Sagan che sapeva essere un grande planetologo, un grande divulgatore e un grande scrittore di fantascienza, diceva «Per molte persone le mediocri dottrine delle pseudoscienze sono la più vicina approssimazione oggi esistente a una scienza comprensibile. La popolarità di queste pseudoscienze equivale a una nota di biasimo alle scuole, alla stampa e alle emittenti televisive, perché i loro sforzi nel campo dell’istruzione scientifica sono occasionali, privi di efficacia; e a noi scienziati, perché facciamo così poco per divulgare le nostre discipline».

Ma torniamo agli antichi viaggiatori che ci hanno fatto visita, anche a più riprese, in epoche remote. A volte si sono incrociati con i terrestri, dando luogo a ibridi che farebbero la gioia di qualsiasi genetista, più spesso sono stati a guardare accontentandosi di offrire lezioni di ingegneria per dare un aiutino ai nostri antenati che ci stupiscono per la loro capacità di pensare e realizzare costruzioni come le piramidi, gli obelischi o le grandi statue dell’isola di Pasqua.

Curiosamente, scopriamo che sono proprio gli scrittori di fantascienza i meno entusiasti all’idea delle visite aliene. H.G Wells che ha iniziato il genere horror alieno con La guerra dei mondi era categorico. La realtà è la realtà e la fantasia è la fantasia. A uno scrittore che propugnava la scienza alternativa rispondeva «E cosa intendi quando dici che “la scienza ortodossa” fa questo e quello? La scienza è una ricerca continua, come diavolo può avere un’ortodossia?» Ancora più netto Willy Ley, storico collaboratore di von Braun e di Walt Disney che dice «ma è chiaro che, quando ci si dà anima e corpo alla speculazione pura, la nozione dei dati di fatto è solo un impiccio».

Marco Ciardi, Il mistero
degli antichi astronauti
,
Carocci, Roma, pagg. 220, € 19

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