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Favole, fumetti e grandi domande

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letteratura per l’infanzia

Favole, fumetti e grandi domande

Da “Fiabe a fumetti” di Rotraut Susanne Berner (Quodlibet/ Ottimomassimo)
Da “Fiabe a fumetti” di Rotraut Susanne Berner (Quodlibet/ Ottimomassimo)

Ai bambini si può parlare di tutto. Anzi, si deve parlare di tutto. Di nascite, morti, famiglia, gioie, dolori e misteri della vita. E pazienza se gli adulti non conoscono le risposte alle grandi questioni esistenziali. L’importante è parlare ai bambini con il giusto linguaggio. Quello scelto da Rotraut Susanne Berner, illustratrice tedesca nata a Stoccarda nel 1948, è il linguaggio delle vecchie favole reinterpretate in uno stile moderno e impertinente. Come quello usato per Cappuccetto Rosso, la favola a fumetti pubblicata dalla Domenica del Sole 24 Ore del 2 aprile. O come quello di Hans mio porcospino, la favola che potete leggere nella gallery di questo articolo.

La Berner, vincitrice del Premio Andersen 2016, considerato il premio Nobel della letteratura per ragazzi, è in questi giorni a Bologna ospite della Children’s Book Fair. Con la mostra IllustrEATing, l’artista tedesca ha scelto di proporre a Bologna il tema del cibo e della cucina, attraverso il quale ripercorre la sua lunga carriera. Ma i bambini hanno bisogno di favole, di uno stile pulito e semplice attraverso il quale recepire messaggi profondi, e amano moltissimo i fumetti. Nel libro Fiabe a fumetti (Quodlibet/Ottimomassimo), Rotraut Susanne Berner racconta le più belle fiabe dei fratelli Grimm con umorismo, ma senza spezzarne l’incanto, e senza paura di mostrare anche i momenti bui della vita.

«Se i bambini esprimono interesse per questi aspetti dell’esistenza - dice l’artista - bisogna rispondergli. Per quanto ne sappia, persino gli adulti non hanno risposte alle domande esistenziali. Ma parlare è molto importante. Ed è importante scegliere un linguaggio adatto all’età dei bambini».

Il matrimonio tra fiabe e fumetti è da considerare un nuovo modo di raccontare storie? «Penso che si possa raccontare ogni storia - risponde la Berner - in tanti modi differenti, come un poema, oppure come una graphic novel. Nelle mie fiabe illustrate metto l’accento sulle immagini in un modo molto semplice e impertinente. Il background di queste storie è tutto tranne che semplice, ma cerco di cogliere l’opportunità di trasportare questi racconti, molto vecchi, in situazioni più vicine ai nostri giorni».

Il web, intanto, sta cambiando anche il modo di raccontare le storie. «Internet - riconosce Susanne Berner - sta cambiando tutto. Sul web le illustrazioni sono più importanti che mai, e quindi dobbiamo occuparci sempre di più della loro qualità. Ma se mi si chiede se i libri avranno comunque un futuro, la risposta è sì. È come il cinema che convive con la tv, come la musica che ascoltiamo con un iPod o a un concerto dal vivo. O come fare shopping nel mondo reale o in internet. Il mondo reale è molto più interessante ed eccitante. E a proposto di lettura, mi chiedo: è veramente piacevole leggere su uno schermo?».

Alla fine, nelle fiabe disegnate dalla Berner, il lieto fine riesce, sia pure a fatica, a farsi strada. Ma qual è l’idea di felicità di Susanne? «Rimanere curiosa, avere degli amici, essere un artista creativa, essere sempre responsabile di me stessa».

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