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Profumi che hanno fatto storia

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Letteratura

Profumi che hanno fatto storia

Essenze di stile, Estée Lauder
Essenze di stile, Estée Lauder

Lo spirito del tempo è sempre odoroso e, non a caso, la parola filosofica per eccellenza, cioè «essenza», indica anche il profumo: ecco perché Essenze di stile di Nicoletta Polla-Mattiot non può essere derubricato a «saggio pot-pourri» sulla moda e le fragranze, la trasformazione del gusto e i buoni odori, l’evoluzione femminile e il «più istintivo dei sensi, l’olfatto».

Il fragrante e ben documentato volume propone infatti una originale «storia del costume» del XX secolo, dai ruggenti Anni Venti ai rampanti Ottanta, da Coco Chanel a Madonna, guidati da «un Virgilio irrazionale e primitivo come il piacere olfattivo». In questo curioso excursus, la Moda protagonista è scortata da due eminenti ancelle, se non muse: la Filosofia e la Letteratura, con nomi e citazioni da Claudel a Pennac, da Borges a Calvino, da Fitzgerald a Tomasi di Lampedusa, seguiti da un capitolo finale sulle sinestesie più famose e odorose della tradizione poetica, quali quelle di Pascoli e Baudelaire. È la stessa autrice a ribadire che «l’olfatto si esprime per metafore e sinestesie. È strumento delicato, «il più selvaggio e sofisticato»: a testimoniare il suo «legame debole» con le parole è «il segno del silenzio che, in quasi tutte le culture, è simboleggiato dal portare il dito indice al naso».

Articolato in capitoli, ciascuno per ogni decade, il libro è altresì un omaggio al «secolo breve», quel Novecento profumato per antonomasia, di cui «l’età del jazz fu la prepotente, filosofica, sonora porta d’accesso». La prima rivoluzione della storia del profumo e dell’estetica olfattiva è datata 1921, anno in cui, manco a dirlo, uscì Chanel N°5 per «donne disinvolte e risolute, che possono permettersi di profumare «come donne e non come rose». La novità fu rappresentata soprattutto dall’«uso delle aldeidi... sei, otto, al massimo diciotto atomi di carbonio che rendono (le essenze) più frizzanti, cristalline, trasparenti, quasi metalliche e glaciali».

In quel periodo frizzantino e mondano, le fragranze forti e decise facevano il paio con le acconciatura maschili à la garçonne: Habanita, ad esempio, fu inizialmente lanciato per aromatizzare le sigarette, e solo tre anni dopo venne trasformato in profumo da indossare, non tanto da aspirare.

La rigorosa scansione cronologica del saggio è movimentata da succinte schede monografiche, che illustrano i profumi più leggendari, come L’Air du Temps, appunto, o Joy, Diorissimo, Madame Rochas, Opium... cui si intrecciano le vite dei profumieri più famosi e influenti di sempre, quali Ernest Beaux, Edmond Roudnitska, Paul Vacher, Françis Fabron, Michel Hy, Guy Robert e Jean-Claude Ellena, che afferma: «Sono un naso, ma lavoro soprattutto col cervello... Un profumo ha la sua sintassi e la sua grammatica. Il mio naso è niente di più che uno strumento di misura... Il profumo è una costruzione mentale».

In pagina c’è spazio anche per gli stilisti, i creativi, le donne di successo – su tutte Estée Lauder – che hanno inventato le «essenze di stile», così come le forme bizzarre e ricercate delle boccette profumose, disegnate da artisti come Dalì o reclamizzate da icone e dive dell’epoca: le «due gocce» di Chanel di Marilyn Monroe; Creed Fleurissimo creato per le nozze di Grace Kelly; il profumo preferito da Jacqueline Kennedy (Bal à Versailles di Jean Desprez); i marchi lanciati o rilanciati nelle scene cult dei film, tipo Shalimar in Una donna in carriera...

«Il giusto profumo rinsalda l’autostima, la fiducia in se stessi, l’equilibrio e la dignità»: con questa e altre citazioni, Polla-Mattiot ricorda che l’identità e la memoria, prima che dal gusto di proustiana memoria, sono solleticate e sollecitate dall’olfatto, il «più primitivo e precoce dei sensi... la prima testimonianza del nostro essere al mondo. Contiene i ricordi più antichi e ancora preverbali». Già il feto, infatti, «è in grado di distinguere gli odori del liquido amniotico»: perciò, forse, la madeleine è il caso di annusarla, ancor prima di assaggiarla.

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