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Cartoline dal passato

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Letteratura

Cartoline dal passato

  • –Giulio Busi

Come ogni linea sotterranea che si rispetti, la Grande Metropolitana del Tempo ha i suoi tornelli d’acciaio lucente. consentito attraversarli solo in un senso. Altrimenti, come ci si potrebbe difendere dai viaggiatori abusivi? Quando si esce, i bracci girano docili, senza un cigolio. Ma se si vuol rientrare, ci si trova subito bloccati. Per chi cerca di farle ruotare all’indietro, le sbarre divengono ostinate, inflessibili, incorruttibili. Dai treni della Grande Metropolitana si scende frettolosi, senza voltarsi. Guai a cercare di risalire. E anche si decidesse di comprare un nuovo biglietto, dove trovarlo?

Per chi proprio non si rassegna, ed risoluto a ripercorrere i propri passi, per rivedere ci che ha gi visto e tornare dove gi stato, ci sono sempre i libri, certi libri. Provare per credere. Basta stringere sotto il braccio il volume, dopo averlo preso dallo scaffale speciale, farsi un po’ di coraggio, e passare. Nessuno vi fermer. Potete persino riprendere il viaggio, se questo che volete.

Peccato che gli scaffali con i libri lasciapassare, distribuiti nelle stazioni pi importanti, siano quasi sempre vuoti. Gli appassionati del ritorno se li contendono avidamente. E quando ne hanno trovato uno, finalmente abbandonato da un esausto viaggiatore contro tempo, non vorrebbero pi rimetterlo al suo posto.

Non so se i I viaggi di Daniel Ascher siano sulla lista dello scaffale speciale. Ce li vedrei bene, tra le altre rilegature ingiallite di quel catalogo misterioso. vero che i Viaggi in questione se ne stanno racchiusi in un volume nuovo nuovo, con la copertina di un bell’azzurro allegro. Dentro all’azzurro, una signora siede nella vasca da bagno e legge - certo un altro libro lasciapassare, ecco dove vanno a finire - mentre di fronte a lei si leva un’onda alta come se venisse dall’oceano (Ellen Weinstein, dice il risvolto; l’illustratrice, non la signora). Preparatevi, perch, tra pagina e pagina, ne troverete molti altri, di cavalloni. Sono quelli che riempiono il mare quando si bimbi, cos terribili da affrontare, e invincibili, se non ci fosse il pap accanto. Il protagonista del racconto, Daniel, uno scrittore di libri per ragazzi, volete che non sappia com’ fatta un’onda avventurosa?

Cosa distingue un libro apri-tornelli dagli altri, quelli ottimi per distrarsi, istruttivi, divertenti, ma solo nel senso della vita, non in quello dei ricordi? Bisogna innanzitutto che ci siano un po’ troppe porte, cos che ci si possa subito perdere. Chi Daniel, veramente? Gi se dovete usare un corsivo, per chiedervi chi sia qualcuno, siete sulla strada (all’indietro) giusta.

Lo zio Daniel chiacchiera molto, troppo simpatico. Ha viaggiato mezzo mondo, ed uno scrittore. Questo lo sapete gi, ma utile ripeterlo, perch qui sono ammessi solo scrittori. Non importa che abbiate scritto mille volumi o solo qualche cartolina. Dovete saper bighellonare tra le righe, deve piacervi il vecchio odore d’inchiostro, e magari dovete concedervi qualche macchia, qua e l, sul foglio e sulle dita. Altrimenti, come fareste a smarrirvi per bene? Ha riconosciuto la calligrafia del prozio, quella delle dediche sui romanzi del Marchio nero, lettere inclinate che si aggrappavano le une alle altre con minuscoli uncini come se avessero paura di perdersi. Cara Hlne, spero che tu ti sia sistemata bene in rue Vavin. Qui magnifico. Ti racconter, ma solo se insisti.... Vi avevamo avvisati, ci sono molti usci, sgabuzzini, scale senza ascensore da salire, non stancatevi subito. Hlne la nipotina, ospite di Daniel. venuta dalla provincia a Parigi per studiare archeologia. Un tipo preciso, Hlne. Un tipo impreciso, Daniel. Impreciso quanto?

Prima si chiamava Daniel Ascher ed era ebreo, parola che lui pronunciava arrotando la r. Vuol dire che a un certo punto, credo nel 1942, aveva cambiato il proprio nome in Roche. Un orfano, insomma, venuto da lontano. Quando successo che Ascher, diventato Roche, tornato Ascher? La passione di Hlne, l’archeologia, ci potrebbe essere utile per scoprirlo. D’accordo che non stiamo parlando dell’antichit, dev’essere successo tutto non pi di qualche decennio fa. Ma cosa successo? Non sapete che basta uno sguardo, un dolore, una percossa, una solitudine, e indietro non si torna pi? In psicologia si chiama trauma. E in storia? Massacro?

Hlne, frugando alla ricerca di indizi, ha trovato un biglietto, dietro un quadro. Poich non lo sa leggere, lo porta a un amico di Daniel per decifrarlo. L’amico in questione un antiquario, qualcuno lo chiamerebbe un robivecchi, al mercato delle pulci di rue des Rosiers. Penso che lo conosciate, il March Vernaison, senn segnatevelo. Dovete andarci assolutamente, se volete finire il libro. Quando ha visto il foglietto, l’antiquario si messo a ridere, non ebraico, yiddish, Di gantse velt iz eyn shtot, il mondo intero una citt, un proverbio, il mondo un villaggio, il mondo piccolo, da dove viene questo filatterio?

Daniel dev’esserselo impresso bene, quel proverbio, poich non smette di viaggiare. Da ogni tappa manda una cartolina a Hlne. E ogni volta che ne riceve una, Hlne sempre pi perplessa. Comincia a esaminare i francobolli, a decifrare i timbri postali. possibile spedire una lettera dal passato? Non dico ricordarlo, il passato, ma scriverci da dentro, e poi portare il messaggio in posta e infilarlo nella buchetta. Ci sono uffici postali, l nel secolo scorso, che garantiscono la consegna il giorno dopo? A Parigi, a Hlne, oggi, mentre voi leggete. A un certo punto, Daniel un bambino. Sta attraversando un fiume smisurato. Il barcaiolo rema silenzioso. Anche Daniel silenzioso, come solo un bimbo pu esserlo. I suoi genitori non ci sono, n in acqua n in cielo. N nella notte n in nessun giorno, mai pi. La riva lontana, Daniel solo.

Sapete bene che non possiamo dirvi come va a finire. E non soltanto per rispetto dell’editore e dei librai. Nessuno dei volumi sullo scaffale speciale contiene una conclusione. O forse c’, ma invisibile. Le ultime pagine non si possono sfogliare in stazione. Bisogna salire di nuovo sul treno, e rimettersi in viaggio. I passeggeri della Grande Metropolitana del Tempo non conoscono la fine. Mai. E l’ultima fermata ancora lontana.

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Dborah Lvy-Bertherat, I viaggi
di Daniel Ascher , traduzione di Margherita Botto, Einaudi, Torino, pagg. 150, € 17,50