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Come spingere a far del bene

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Come spingere a far del bene

  • –Paolo Legrenzi

Nel 1969, Amos Tversky e Daniel Kahneman s’incontrano all’Università di Gerusalemme e si dedicano alla scoperta di distorsioni sistematiche nei processi di pensiero. Distorsioni rispetto a che cosa? Rispetto alla statistica, alle teorie della decisione, ai canoni prevalenti nelle scienze sociali. Gli economisti supponevano che i comportamenti fossero guidati da incentivi e da preferenze coerenti. I lavori pionieristici dei due israeliani hanno aperto la strada a una valanga di studi, spesso premiati dai Nobel, volti a ridimensionare l’idea tradizionale di Razionalità.

Poniamo, ad esempio, di dover valutare l’entità di un dato pericolo di morte. Dovremmo andare a vedere i dati: più probabile un pericolo, più paura, più attenzione nel cercare di evitarlo. Le cose però non vanno sempre così. Noi tendiamo ad avere paura di eventi sconosciuti o poco familiari non perché statisticamente pericolosi, ma perché non li abbiamo mai incontrati e temiamo che siano fuori dal nostro controllo. Di conseguenza è inutile cercare di convincere una persona spaventata che, per esempio, gli omicidi calano da anni e che il rischio di una morte causata intenzionalmente in Italia è diminuito.

In generale, noi non valutiamo le cose ma le descrizioni delle cose. Se, per esempio, diciamo che il 2% degli italiani possiede il 20% dei beni, questa descrizione fa molto colpo. Se invece diciamo che il 98% degli italiani possiede l’80% dei beni, la descrizione è la stessa ma espressa in termini complementari. E tuttavia solo la prima evidenzia la disuguaglianza perché 2% è un decimo di 20%.

Queste distorsioni sistematiche funzionano come le leggi dell’organizzazione percettiva e dell’attenzione visiva: nessuno ci fa caso perché agiscono a livello dell’inconscio cognitivo, del tutto impenetrabile. L’inconscio freudiano, noto ai più, è altra cosa in quanto, con l’aiuto di un terapeuta, può venir fatto affiorare. Dell’inconscio cognitivo, invece, si colgono solo le conseguenze, necessariamente banalizzate quando vengono semplificate per mostrarne gli effetti, uno alla volta. Se però le diverse distorsioni cognitive agiscono insieme e si saldano con le emozioni la loro forza è formidabile, sebbene nascosta. A velare tale forza contribuiscono talvolta anche gli esperti - gli accademici e gli operatori, soprattutto in campo medico e giuridico. Essi non sempre gradiscono che la loro razionalità e maestria nei giudizi sia messa in dubbio. E tuttavia – come mostra il recente saggio Il giudice emotivo di Forza, Menegon e Rumiati – spesso si è costretti ad affrontare un «caso» alla volta facendosi influenzare dalle circostanze in cui si «giudica».

Nell’ultimo decennio si sono affermati dei programmi governativi che vanno sotto il nome di nudge. Il termine è stato reso in italiano con «spinta gentile», questo appunto il titolo italiano di un libro di successo di Sunstein e Thaler. Si tratta della proposta di un programma d’interventi governativi basati sugli sviluppi delle scoperte di Kahneman e Tversky. Se, per esempio, vogliamo avere più persone che si assicurano, che risparmiano, più donatori di organi o persone che vivono con diete salutari possiamo fare in modo di sfruttare i limiti della razionalità, per esempio l’innata e diffusa pigrizia mentale. Si tratta di indirizzare le decisioni enfatizzando e mettendo in primo piano quelle scelte che conducono al comportamento più benefico, contando sull’inerzia delle persone.

Un conto è dover documentare esplicitamente che si è potenziali donatori di organi in caso d’incidenti mortali, altro conto è esserlo automaticamente a meno di non dichiarare l’opposto. Un conto è avere disponibili in bella vista in una mensa o in un negozio i cibi ricchi di zuccheri, altro conto è metterli in posizioni che costringono i bimbi a scovarli a fatica. Questi sono esempi semplicistici, ma un’applicazione sistematica di strategie nudging permette di inventare dei persuasivi interventi pubblici che, pur poggiando sui limiti della razionalità umana, fanno del bene alle persone. Una recente rassegna di Sunstein, Thaler e collaboratori mostra che i programmi governativi britannici e statunitensi sono riusciti ad ottenere vantaggi per il benessere delle persone nelle aree più disparate. Dalla salute alle tasse, dalla formazione al risparmio di energia, dai comportamenti finanziari alla programmazione delle pensioni (Psychological Science, 2017).Queste iniziative governative gradualmente si stanno espandendo nel mondo mostrando il lato benefico e propositivo di questa rivoluzione nei modi di concepire la mente umana.

E in Italia? Come è stato fatto nei paesi anglosassoni, e poi in Germania e in Danimarca, il consigliere del governo Tommaso Nannicini ha creato un gruppo di consulenti in cui lavorano, tra gli altri, tre esperti delle scienze cognitive: Riccardo Viale, Matteo Motterlini e Paolo Moderato. Insegnano in università milanesi dove si cominciano a tenere corsi e master in cui si parla di queste tematiche. Da noi è ancora presto per fare un bilancio delle iniziative, come quello appena pubblicato da coloro che, per primi, hanno sviluppato questi programmi.

Spesso le scoperte di Kahneman e Tversky vengono ricordate in chiave negativa. Da Platone a Wittgenstein, per più di duemila anni, i filosofi mai hanno dubitato del buon funzionamento dei loro strumenti mentali, quelli utilizzati per le loro costruzioni o demolizioni. Certo la psicologia da un secolo a questa parte, soprattutto con Freud, ci aveva messo in guardia. Non riusciamo a controllare e governare razionalmente i processi mentali perché la vita affettiva ci prende la mano. E ci trascina per vie e trabocchetti di cui non siamo immediatamente consapevoli, finendo per travolgere la nostra capacità raziocinante. Il «pensiero puro» è raro perché è spesso vittima di fissazioni e patologie. Freud con la “sua” scoperta dell’inconscio riteneva di aver ridimensionato l’orgoglio umano mostrando che «non siamo padroni a casa nostra». Kahneman e Tversky hanno esteso tale critica mostrando che il «pensiero puro» può funzionare male anche in assenza di interferenze «affettive». Non siamo padroni ai piani bassi della nostra casa, si credeva con Freud, ma ora anche i piani alti vacillano.

A fronte però di questa lettura negativa della rivoluzione innescata dai lavori di Kahneman e Tversky, i programmi volti a creare «spinte gentili» ci mostrano l’altra faccia della medaglia, molto più luminosa. I limiti intrinseci della nostra percezione, attenzione e decisione possono venire indirizzati a fin di bene.

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Benartzi, Thaler, Sunstein et al., Should Governements Invest More in Nudging ? , Psychological Science, maggio 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28581899

A. Forza, G. Menegon, R. Rumiati,
Il giudice emotivo , il Mulino,
Bologna, pagg. 244, € 18