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Gastone Moschin, rude e dolce anti-eroe

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addio all’ultimo degli «Amici miei»

Gastone Moschin, rude e dolce anti-eroe

Gastone Moschin nel ruolo del ragionier Bisigato in “Signore e Signori”(1965) di Pietro Germi Ansa
Gastone Moschin nel ruolo del ragionier Bisigato in “Signore e Signori”(1965) di Pietro Germi Ansa


Di Gastone Moschin, morto lunedì 4 settembre all’età di 88 anni, gli spettatori cinematografici non possono non ricordare la splendida caratterizzazione del “ragionier Bisigato” nel capolavoro di Pietro Germi Signore e signori, mentre quelli televisivi hanno ben in mente il suo Jean Valjean nello sceneggiato in tante puntate da I miserabili. Fu in cinema anche un crudele mafioso (in una delle “puntate” del Padrino, per esempio) o il poliziotto savio – ma gli riuscivano meglio i personaggi di buono che quelli di cattivo; e anche per questo vestì più volte i panni del prete, per esempio in un piccolo film-fiaba di commovente fantasia, I magi randagi di Sergio Citti (1996), che aveva alla base il soggetto su cui Pasolini stava lavorando quando venne ucciso.

Prima di Signore e signori, si era messo in luce nella parte di un fascista vigliacco negli Anni ruggenti di Zampa e di uno degli sconfitti dalla vita che si ritrovano in un bel film “cechoviano” e lombardo di Damiano Damiani per una Rimpatriata, e un altro bel ruolo glielo dette Pietrangeli in La visita, uno dei capolavori quasi dimenticati della nostra commedia di costume. Ma fu il film di Germi a fargli vincere un meritatissimo nastro d’argento come miglior attore non protagonista. In quel film faceva coppia con una Virna Lisi non meno brava di lui nel ruolo della cassiera Milena: due tenerissimi amanti fedifraghi nel Veneto bigotto di prima del divorzio, in una società che li costringe alla separazione e all’infelicità. Fu grazie a quel film e alla stima di Germi che diventò uno degli Amici miei, al fianco di Tognazzi, Noiret e Adolfo Celi, un film da Germi preparato ma diretto, dopo la sua morte, dal suo amico Monicelli.

Quanti sono i film in cui Moschin ha recitato, quante le sue apparizioni televisive? Un fisico massiccio, un volto espressivo e proletario, una rudezza apparente e una sostanziale dolcezza, lo rendevano perfetto per il ruolo del Don Camillo guareschiano, e infatti tale lo volle Mario Camerini nel suo ultimo film, Don Camillo e i giovani d’oggi (1972), alle prese con disordinati “capelloni”. Gli chiesi, durante la lavorazione dei Magi randagi, se quella sua credibilità in vesti di prete (era un prete anche in questo film) fosse dovuta alle sue origini venete e all’aver frequentato molti preti; mi rispose ridendo che no, con i preti aveva avuto poco a che fare, molto di più con i mangiapreti...

L’indubbia spontaneità e simpatia dell’attore Moschin, la credibilità ben maggiore dei suoi ruoli di buono al confronto con i (relativamente pochi) di cattivo avevano un’origine, una “scuola”. Prima di fare il cinema e la tv, Moschin era stato un attore importante nello staff strehleriano del Piccolo di Milano, trovando i suoi ruoli migliori in Goldoni e in Cechov – la “commedia all’italiana” alle sue lontane origini e codificazioni e la sofferta e malinconica tragedia umana senza tragedia. Non era un attore banale, Gastone Moschin, e quando il cinema mutò e il cinema italiano “ufficiale” si fece non più significativo ma semplicemente finto, scelse di dedicarsi ai cavalli, vivendoci in mezzo e allevandoli dalle parti di Narni.

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