Domenica

Art detector versione 2.0

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Scienza e Filosofia

Art detector versione 2.0

Lei. Ho migliorato l’Art Detector. Versione 2.0.

Lui. Non ti è bastata la batosta della scorsa settimana? La tua macchinetta vorrebbe essere in grado di distinguere opere d’arte da cose che opere d’arte non sono. Poi arriva la Super Kurator, prende un oggetto che Art Detector non ha etichettato come opera d’arte, e lo espone alla Biennale facendone un’opera d’arte e rendendo caduco l’intervento del tuo marchingegno.

Lei. Ho imparato la lezione e deciso di andare alle radici del conflitto tra Art Detector e Super Kurator.

Lui. Fai un po’ vedere.

Lei. (Estrae dalla borsa una specie di pallone di metallo con fili e rotelle.) La nuova versione si collega direttamente al cervello di Super Kurator grazie a questo casco ultrasensibile. Il ragionamento è semplice: Super Kurator deve avere una qualche intuizione su che cosa considerare o non considerare come un’opera d’arte. Ho trovato il modo di capire come si forma questa intenzione grazie a vari studi sui neuroni specchio e la plasticità cerebrale e compagnia bella. E quindi modulo la prima risposta (Arte o Non-Arte, +A o –A) con un passaggio per il cervello di Kurator, e alcuni degli oggetti etichettati –A vengono poi promossi a +A in questo secondo passaggio. Sono questi gli oggetti che gli investitori dovrebbero comprare per arricchirsi.

Lui. Astuto. E funziona?

Lei. Devo finire gli esperimenti, ma Super Kurator sembrava d’accordo. In fondo Art Detector 2.0 le risparmierebbe un bel po’ di lavoro.

Ficcanaso. (Passava di lì.) Astuto, certo, ma non può funzionare.

Lei. Rieccoci. Cosa c’è che non va questa volta?

Ficcanaso. C’è che ho chiamato il mio amico Meta Kurator, anche lui molto richiesto in diversi musei e gallerie del mondo, anzi persino più richiesto di Super Kurator.

Lui. Ho capito l’antifona, non c’è bisogno che ce la rispieghi. Meta Kurator aspetta al varco il risultato dell’Arte Detector 2.0 (il quale comunque deve generare delle risposte negative altrimenti non serve a nulla), e a questo punto promuove ad oggetto d’arte una qualsiasi risposta negativa. E siamo punto a capo. Insomma, non c’è Art Detector che tenga.

Lei. (Assorta in un calcolo mentale.) Lei dice «una qualsiasi risposta negativa»… Potrei inserire una funzione aleatoria nell’algoritmo, che sceglierebbe a caso…

Ficcanaso. Faccia pure, ma poi penso che avrà difficoltà a vendere il suo apparecchietto: non potrebbe far meglio di un lancio di dadi, e quindi non è un vero «rivelatore».

Lui. È anche vero che investire nell’arte è a volte un terno al lotto…

La precedente puntata di “Art detector” è stata pubblicata sulla “Domenica” del 15 ottobre

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